Changeling di Clint Eastwood
A combattere contro l’ingiustizia si è sempre soli e se ci si getta nel fiume mistico dell’esistenza non ci si può fermare, se non quando si giunge alla resa dei conti.
C’è un urgenza nell’affrontare certe tematiche come la violenza sui minori, la pena di morte o la malasanità che non è necessità di giudizio, ma imperativo storico.
Non c’è rimedio all’inevitabile, non c’è modo di celare il marciume dell’esistenza, affiora sempre, senza copione. E non c’è salvezza, anche se c’è tentativo di redenzione.
Non ci si può esimere però dall’affrontare il proprio destino, è una strada diritta che si staglia di fronte a noi; c’è solo una possibilità ed è quella di rivendicare una giustizia che esiste, anche se non è supportata dalle istituzioni. Esiste come necessità umana e va rivendicata come diritto personale, il diritto a esserci e a non farsi trascinare via dalla corrente.
La Jolie è pathos allo stato puro, brava e intensa ma un po’ troppo perfetta nel trucco, nei costumi, nella recitazione. Carente di quelle sbavature che fanno grandi i personaggi rendendo invisibili gli attori.
In ogni caso il film è un classico istantaneo che fa della realtà un copione, e dell’affanno infinito degli individui immersi nel grande fiume, vero cinema.
Giulia Manno
The millionaire di Danny Boyle
A Mumbay si può ancora sognare. E i sogni alle volte si realizzano. Nel frattempo, comunque, aiutano a vivere sopportando l'abbandono, la sopraffazione e la miseria più disperata. Certo, la possibilità che un ragazzo di strada diventi milionario è così remota da generare sospetti di ogni sorta, ma alla fine è il sogno a trionfare, ben oltre il denaro.
Poter credere nel destino, vivere cercando la propria opportunità, significa alimentare ancora il sogno che Mumbay rappresenta per milioni di persone. Alla faccia di tutti i terrorismi.
Anna Dodero
Deep Water di Louise Osmond e Jerry Rothwell
«La vera storia di un coglione». È stata ribattezzata così questa storia, mentre ancora scorrevano i titoli di coda, e mai sentenza fu più appropriata. Un documentario composito e avvincente che narra la storia di una gara - la prima regata in solitaria, senza scali, intorno al mondo - e dei suoi partecipanti.
Di uno, soprattutto: Crowhurst, l'antieroe per eccellenza. Il navigatore della domenica, in cerca di fama e soldi. L'uomo schiacciato dalle sue stesse ambizioni e vittima di un gioco di azzardi e menzogne che lo travolge ben più delle temute onde. Un mediocre, una nullità in confronto a figure della caratura di Moitessier (il filosofo che anzichè vincere la gara, in netto vantaggio, decide di virare e vagabondare ancora per mesi nell'oceano alla ricerca di se stesso e della sua felicità).
Ma comunque un uomo. Un uomo da amare nelle parole di rimorso della moglie. Un uomo da rimpiangere nei ricordi del figlio che lo ha perso troppo presto. Un uomo da rispettare proprio per la sua debolezza nelle parole di un amico sincero.
Anna Dodero