Chi non ha mai sentito parlare dell'Esercito di Terracotta di Xi'An? Penso pochissimi.
Comunque, almeno credo, sempre più di coloro che hanno avuto la possibilità di visitarlo davvero e di farsi affascinare dallo spettacolo che presentano i 200.000 metri quadrati del complesso.
Tralasciando tutto il baraccone che è stato costruito a contorno, piccolo dazio da pagare in tutti i siti turistici, le statue, la loro immutata fierezza, la loro disposizione meticolosa, come di un esercito che si schiera, appunto, per la battaglia, unite alla scrupolosa ricerca della realtà, riescono per un attimo a riportarci indietro, ai tempi in cui l'imperatore Qin ne volle la realizzazione.
Questa, insieme ad altre opere costruite sotto il suo regno, doveva celebrare la sua potenza ed essere un segno di quella immortalità che aveva cercato di raggiungere anche fisicamente, con la ricerca sistematica dell'elisir di lunga vita.
L'incanto finisce con la prima gomitata di uno delle migliaia di turisti presenti, che ci riporta alla realtà. Una realtà diversa, fatta di flash, di guide turistiche che gridano nei loro megafoni, di bandierine che radunano branchi vocianti, decisamente più interessati a dire di esserci stati che a osservare veramente ciò che li circonda. Peccato.
Senza voler essere presuntuosi, forse un afflusso più regolato delle persone all'interno permetterebbe di godere meglio del luogo. Io avrei fatto volentieri un po' più di coda per entrare con meno gente nelle sale.
Sono stato comunque abbastanza fortunato: infatti, in quella che chiamano la Sala Multiservizi (ossia il negozio di souvenir), ho potuto incontrare il contadino che nel lontano 1974 ha scoperto per caso, scavando un pozzo, i primi reperti. Adesso è un canuto signore che, fumando la pipa e dondolandosi sulla sedia, passa il tempo autografando libri sull'esercito, tra cui il mio.
Trattengo a stento un moto di invidia per questo signore, teletrasportato dalla sua faticosa situazione di contadino a quella, decisamente più gradevole, di ricco nullafacente. Da domani inizio anch'io a scavare nel mio giardino.
Le statue, a grandezza naturale, sono tutte diverse le une dalle altre e costruite in due pezzi: il corpo, con un buco all'altezza del collo che ha il duplice scopo di fungere da incastro per il capo e di non far scoppiare la statua durante la cottura, e la testa.
L'esercito si presenta adesso color terra, ma i colori che ancora si intravedono restano a testimonianza delle tinte che dovevano avere un tempo, prima di essere interrate.
A tutt'oggi devono essere scavate ancora migliaia di statue, che pur essendo state localizzate, vengono lasciate nella loro sede originaria in quanto, pur essendo finemente decorate al momento dell'estrazione, perdono il loro colore nell'arco di ventiquattr'ore.
Un'equipe di scienziati sta studiando un modo per fissare in modo permanente il colore sulle statue. Solo allora le altre saranno scavate.
Tutte le armi sono state rubate in passato, in quanto gli archi, le frecce, le lance e le spade non erano delle copie: si suppone dunque che siano state depredate, poco dopo la loro sepoltura, per equipaggiare un vero esercito.
I ladri hanno avuto vita relativamente facile. E' bastato praticare un'apertura che conducesse alle gallerie di legno, costruite per proteggere le statue dalla terra di copertura, per prendere le armi indisturbati.
La terra nei dintorni di Xi'An è ricca di reperti storici. Infatti, non troppo distante dal fratello maggiore, c'è un altro sito dove si può ammirare il Piccolo Esercito che, come suggerisce il nome, è costituito di statuette più piccole, circa un terzo della grandezza naturale, e più abbozzate, ma che non hanno nulla da invidiare all'esercito precedente.
Chissà cosa nasconde ancora il sottosuolo, non solo nei dintorni di Xi'An, ma in generale nel ricco territorio cinese.
E soprattutto, cosa è già stato scavato, ma nascosto alle autorità e agli archeologi per evitare i fastidi della burocrazia, per coltivare in pace la terra, o per non deviare il corso dell'autostrada da completare in tempo per una delle 'date fortunate'?
Ma questo, forse, non succede solamente in Cina.