Pezzi d'ufficio, il blog della Tengi. Cinque minuti di risate tutti i giorni.
Visto da lui - Il parere di Giorgio Spy story mediorientale, dalle parti di Syriana ma senza la pretesa di affastellare più linee narrative, Nessuna verità è cinema in bilico tra il genere e l’autoriale, di cui non si capisce fino in fondo la necessità. Un agente della CIA (Leonardo Di Caprio, sempre uguale a se stesso) si muove tra Siria e Pakistan sulle tracce di alcune cellule terroristiche capeggiate da un fantomatico super criminale arabo. Conosce la lingua, il territorio e i modi spicci (per usare un eufemismo) dell’intelligence locale. Il grosso del lavoro è far da tramite tra il suo superiore americano (Russel Crowe, mai uguale a se stesso, e qui, in particolare, grasso da far paura) e il suo referente in loco, il capo dei servizi segreti Hani (Mark Strong, magnificamente ambiguo). Il primo ha fretta di ottenere risultati, il secondo conosce i tempi e i modi della sua terra, e pretende il controllo delle operazioni. C’è un po’ di tutto: inseguimenti nel deserto, sparatorie tra le dune, esplosioni urbane, torture (un paio di scene fanno girare lo stomaco). Morale in bilico: da una parte si condannano tutti i metodi di persuasione violenta, da est a ovest senza distinzione, mettendo assieme talebani e guardie di Guantanamo, dall’altra si strizza l’occhio al glaciale Hani, che non usa certo mano leggera, come a dire che per ottenere risultati non si può far troppo gli schizzinosi. Politicamente corretto, ma con riserva, e troppo poco cuore. La storia d’amore serve a niente e non ci si crede un minuto. Bah.
Visto da lei - Il parere di Tengi Beh, questo film non è malaccio. È tanta roba, ecco, meglio. Diverse prospettive, diversi punti di vista, diverse posizioni morali. È un film che parla di guerra, dei diversi modi di intenderla, di viverla. C’è l’agente della CIA in medio oriente, c’è il suo supervisore che al telefono sacrifica vite umane, c’è il capo dei servizi segreti giordani (gran belle cravatte), tutti d’accordo sul fatto che i terroristi sono i cattivi. E da lì ciascuno di loro si muove come meglio crede, dall’interno dei mercati affollati o seguendo le vicende dall’alto con le telecamere, per perseguire i propri personali obiettivi di giustizia/dovere/controllo sul proprio feudo. Quintalate di tritolo, dettagli a iosa, migliaia di comparse, centinaia di location (e altrettante didascalie), una sola storia d’amore, un finale che ci rassicura tutti, una scelta, una scatola di pasticcini per la bella iraniana. Tanta roba, troppa roba. Talmente tanta che ci fai l’abitudine, e ti viene spontaneo fissarti sui pochi particolari malriusciti, come Di Caprio che si atteggia fastidiosamente, o certe ingenuità del suo personaggio, o ancora lo sguardo di Crowe da sopra gli occhiali, o infine il fatto che in mezzo al deserto i telefonini prendano sempre. Quasi quasi ti ritrovi a pensare che il lieto fine sia una delusione dopo tutto questo spreco di risorse. Che se doveva finire così, con un appuntamento obbligato, l’amore che trionfa e il conflitto dimenticato sullo sfondo, tanto valeva farsi un bel sonnellino sulla poltrona per risvegliarsi solo alla fine, e aprire gli occhi come dopo un brutto sogno.
Mastrosentimento sei un genio. E' proprio così: broncino e pizzetto. Peraltro, stava sempre a bere a canna da qualche bottiglietta, con fare figo.
04/12/2008 12:19
E ci credo, le spie sono sempre antipatiche. Io il film non l'ho visto, quindi posso solo parlare a vanvera. Ma ce lo vedo già con quella faccia da maestrino, che fa lo stronzo con tutti quelli che gli capitano davanti perché vuole salvare il mondo. Solo che prima pensava bastasse la sua bella faccia, poi quando ha capito che non bastava, ha deciso di fare il ba bau. Il grugno e il pizzetto credo servano a questo: ba bau.
sono le uniche recensioni ai film che (finora) non mi fanno venire voglia di chiudere senza finire di leggere. Non mi sono nemmeno accorta che, in fondo in fondo, mi veniva svelato il finale :-)
E' che non sopporto le recensioni che mi raccontano il film minuto per minuto, preferisco quelle che elencano, accennano, ma se dovessi dire che storia, è... ecco, non lo saprei dire. Dovrei andare a vedere il film, appunto.
Ah, nonostante tutto mi avete fatto venire voglia di vederlo :-)