Sono 428 i teatri chiusi, inventariati e classificati dalla ricerca più recente promossa dall’Associazione
TeatriAperti, nata nel 2002 e pervenuta ora a un primo esito documentario e di sensibilizzazione molto importante.
La realtà emergente dal volume
Teatri Negati. Censimento dei teatri chiusi in Italia, a cura di Carmelo Guarino e Francesco Giambrone (con foto di Ugo Carlvero -
Franco Angeli Editore, Milano, 2008, pp. 196, 16 Eu), è fonte di stupore e di sdegno per la dimensione di un problema che investe responsabilità collettive e personali, mentre fornisce
cifre sul fenomeno al limite dell’incredibile.
L’opera è corredata da statistiche, descrizioni circostanziate, testimonianze e riflessioni. Un documento sintetico, data la vastità del materiale esaminato e le condizioni frammentarie e di precarietà in cui i luoghi e le strutture (complesse o meno; storiche o contemporanee) si trovano.
La tipologia identificativa indica Teatri, Cine teatri, Auditorium, Sale polivalenti e Teatrini. Dai più grandi e sontuosi (Petruzzelli e Margherita di Bari, Civico di Schio, Amintore Galli di Rimini) ai piccolissimi, come quello definito “il più piccolo del mondo”, il Teatro della Concordia di Monte Castello di Vibio (Umbria), quasi una riproduzione in miniatura dei grandi teatri europei (v. p.81).
A scorrere l’elenco per regione, si trova in testa la Sicilia, seguita da Lombardia, Toscana, Veneto e Piemonte. Nella “piccola” Liguria, rappresentata da 18 entità, la distribuzione per provincia risulta: Imperia 3, Savona 6, Genova 5, La Spezia 4.
Come ha scritto Rodolfo Di Giammarco, si tratta di "un patrimonio perduto per inagibilità, mancanze di fondi, vicende giudiziarie, incendi, terremoti. E, spesso, malapolitica" (La Repubblica, 2 novembre 2008).
TeatriAperti si dedica a
un monitoraggio continuo, con il relativo aggiornamento dello stato dell’arte. La realtà più attuale è fotografata al marzo 2007 e riconosce la probabilità di imprecisioni e mancanze, da emendarsi in futuro, anche col concorso disinteressato dei lettori e di quanti abbiano a cuore l’argomento.
Nella distribuzione articolata dei contributi, il sommario prevede tre parti e una conclusione. La prima Parte fornisce le Ragioni di una ricerca. I casi particolari sono studiati nella seconda, con esaurienti informazioni tecniche (progetti, restauri, storia delle trasformazioni) e artistiche sul Teatro Massimo di Palermo, il nuovo Teatro La Fenice di Venezia, i già citati Petruzzelli di Bari (al centro di polemiche tornate attualissime) e Teatro della Concordia, nonché Cinque casi emblematici: il Teatro Margherita di Bari (ex Varietà Margherita); l’Amintore Galli di Rimini; il Samonà di Sciacca; l’Ernesto Rossi di Pisa; il Teatrino di Villa Raggio a Pontenure (PC). Tre racconti d’autore, di Marco Baliani (Il diario dei teatri dimenticati e Lo spirito del teatro) e di Roberto Alajmo (Nel ventre della balena), poetico intermezzo, suggeriscono parabole immaginarie sulla funzione della scena e dell’attore nella società.
Nella premessa, Riccardo Muti, fattosi promotore, garante e testimone eccellente dell’iniziativa, esprime sentimenti d’amarezza e scontento, condivisi dalla parte sensibile della cultura e dell’opinione pubblica. Il grande direttore, in Un grande patrimonio di tutti, spende parole di riconoscenza anche per le Bande musicali e ammonisce: “Questo censimento fa capire che quella che si sta perpetrando è un’autentica barbarie. […] La nostra posizione di fronte al mondo è imbarazzante e vergognosa”. Il che suscita ulteriore indignazione sul silenzio innaturale, sulle inadempienze, remore e omissioni, la cui gravità è ormai civilmente inammissibile.
Nel conclusivo Uno sguardo al futuro, Francesco Giambrone ribadisce gli intenti dei ricercatori, sia nei metodi sia nel rigore dell’impegno: “Abbiamo voluto ricostruire la disarmante situazione in cui versa una parte del patrimonio artistico e architettonico del nostro Paese, privato nel corso degli anni più recenti… di una straordinaria ricchezza […]. Ma riteniamo altrettanto importante sollecitare un dibattito nel Paese sul modello o sui modelli di gestione che permettano ai teatri riaperti di vivere e di operare”, (v. pp. 121-22).
Lungimiranza e pragmatica sollecitudine per un nucleo vitale nella futura Città umana.