Siamo tutti d’accordo sul fatto che la scuola debba “accogliere” gli studenti, ma cosa significa?
Organizzare feste d’inizio d’anno, visite propedeutiche, incontri preliminari con i docenti, presentazioni, più o meno accattivanti, dell’offerta formativa?
Ottime iniziative, purché in esse non si esaurisca l’attenzione degli operatori (in molti casi rivolte al “cliente” potenziale).
Quello dell’accoglienza dovrebbe essere il paradigma, il principio ispiratore di tutta l’organizzazione scolastica, al quale dedicarsi con cura quotidiana.
Accogliere significa riconoscere, accettare, valorizzare le differenze ed in tal modo promuovere le identità; significa rispettare la dignità di ogni ragazzo, apprezzandone il contributo; significa responsabilizzarlo e promuoverne lo sviluppo, non prevaricarlo, anzi sostenerlo in quanto “soggetto” attivamente impegnato nella costruzione della propria cultura, protagonista della propria crescita.
Un impegno prioritario che deve coinvolgere tutti gli operatori, configurandosi come ambito “trasversale” di investimento professionale e indicatore privilegiato di qualità del servizio, rispetto al quale le possibilità di controllo e verifica possono essere anche molto semplici ed immediate: il fatto che i bambini vengono a scuola volentieri o malvolentieri, che accusino più o meno sistematicamente disturbi psicosomatici (circostanza tutt’altro che infrequente e terribile, a ben vedere: si ricorre alla malattia per fuggire una sofferenza peggiore, l’andare a scuola), che attendano con trepidazione il termine delle lezioni, che esplodano di gioia, addirittura isterica, allo squillare dell’ultima campanella, che vivano l’impegno scolastico come una maledizione ineluttabile e lo studio come una dolorosa necessità, un sacrificio assurdo ma dovuto, ebbene il manifestarsi di tali comportamenti è già di per sé oltremodo significativo.
Anche in assenza di riscontri più formalizzati e rigorosi può eloquentemente rappresentare una condizione di disagio che dovrebbe allarmare e mobilitare chi è responsabile dell’offerta formativa.
La scuola, attenta alle esigenze poste dall'accoglienza iniziale (ma anche quotidiana) degli alunni, può significare credibilmente la volontà di riconoscere le differenti identità (personale, sessuale, etnica...) in una peculiare dimensione sociale che, lungi dal confonderle, esalti le individualità valorizzando energie, competenze, attitudini.
Risorse inestimabili, talvolta solo all'apparenza modeste e troppo spesso trascurate, che proprio nella realizzazione del progetto (del bene?) comune traggono ulteriori opportunità di affermazione.
Le capacità, così come i bisogni e più in generale le istanze di cui ogni individuo è portatore, non sempre ignaro, sono inespresse, talvolta nascoste. Per poterle scoprire è necessario osservare il comportamento di ogni membro del gruppo, non già con la (presunta) asettica compunzione dell'entomologo (che evocano talune prove di verifica basate sui reattivi), bensì nell'interazione vitale che si sviluppa tra individui in relazione.
Sono io stesso che farò di me ciò che sarò