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Cultura
La danza delle cellule immortali - Adriana Albini
La copertina di 'La danza delle cellule immortali' di Adriana Albini
 

 
'La danza delle cellule immortali', un romanzo di ricerca ma anche di fragilità umana, a metà tra giallo e storia d'amore. Martedì 24 a Palazzo Ducale
 
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3 novembre 2008
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di Claudia Priano
   
 
La presentazione
Martedì 24 Febbraio 2009, alle ore 18.00 presso Mentelocale 1°piano-Palazzo Ducale – Genova, avrà luogo la presentazione del libro La danza delle cellule immortali di Adriana Albini. Presentano Michele Serrano e Jole Baldaro Verde. Introduce Laura Guglielmi. Sarà presente l’autrice. Seguirà l'aperitivo in collaborazione col Ristorante DiSopra – Palazzo Ducale - Genova.
Il ricavato sarà devoluto alla Fondazione Idea, Istituto per la ricerca e la prevenzione della Depressione e dell’Ansia.

Pochi giorni fa, il 29 ottobre, Adriana Albini è stata ospite del Festival della Scienza insieme a Jole Baldaro Verde, specialista in pediatria e psicologia dell'età evolutiva, Francesco Donatelli, professore ordinario di cardiochirurgia all'Università degli Studi di Milano, Lorenzo Licalzi, psicologo e scrittore, e Francesca Merzagora, fondatrice e presidente dell’Osservatorio Nazionale sulla salute della Donna, a spiegare che «uomini e donne sono distinti da un intero cromosoma, una doppia X anziché una X e una Y. La donna è dunque una doppia incognita». Queste le parole della scienziata genovese, che ben conosciamo, a commentare il tema centrale dell’incontro Il fattore XX: l' incognita della medicina di genere. Le vulnerabilità di uomo e donna.

Il giorno seguente Adriana Albini era alla libreria Porto Antico Libri, a presentare il suo ultimo romanzo, insieme ad Alessandro Cassinis (vice-direttore del Secolo XIX) e Carlo Alberto Redi (Direttore Scientifico IRCCS San Matteo di Pavia). Edito da Fratelli Frilli Editori, ha per titolo La danza delle cellule immortali, (pag.160, 9,80 Eu). L'enigma scientifico e le fragilità umane, di donne ma anche di uomini, sono davvero alcuni degli elementi di forza del suo libro. Perché in questa vicenda, un giallo a tinte decisamente forti, ma anche una storia d’amore e di passione, l’autrice suggerisce parecchi temi, più che mai attuali.

Ma cominciamo dalla storia. Ovviamente, trattandosi di un giallo, non si può anticipare molto della complessa e ben architettata trama, poiché si rischierebbe di svelare qualcosa di importante, anche se sono convinta che nessun lettore riuscirà a intuire il finale prima delle ultime due pagine, cioè quando l’autrice, con un abile coupe de théâtre, svelerà il vero nodo del mistero.

Tutto comincia quando Marta, una donna che si affaccia ai quarant’anni, decide di prendersi una pausa dal suo lavoro di  ricercatrice oncologica e di medico, per andare a trascorrere una settimana nella casa della nonna, a Venezia, nel periodo del Carnevale. Una pausa che sa tanto di fuga, perché Marta, nonostante sia una scienziata responsabile, ha qualche difficoltà ad affrontare il suo lavoro con il necessario distacco per sopravvivere, soprattutto quando si tratta di conoscere i suoi pazienti e di visitare con loro drammatici percorsi di sofferenza. Infatti tutto il romanzo è attraversato da una sottile vena di malinconia e fatica del vivere.

Ma anche altre ragioni spingono Marta a evadere dalla sua solita vita. Come donna ha delle difficoltà ad affermarsi e a fare carriera, problema non nuovo alle donne, che l’autrice porta all’attenzione del lettore. - Io ero solo la "vestale delle cellule immortali" -, dice Marta, l’Io narrante. E poi, un altro motivo di fuga, è il suo dibattersi in un prolungato ménage sentimentale con il fidanzato-collega Daniele, tutto compreso nel suo ruolo professionale e troppo poco in quello di compagno di vita.

Marta arriva in una Venezia suggestiva e affascinante e finalmente si lascia andare, permettendosi di farsi sedurre dall’atmosfera intrigante e nuova per lei. Ma ecco che all’improvviso tornano i fantasmi di un passato che lei non ha mai sepolto. I luoghi, le amiche ma soprattutto la figura di un vecchio amore.

È a questo punto che  la vicenda si complica. D’un tratto il lettore è risucchiato, insieme alla protagonista, in un vortice di eventi, alcuni surreali, che prendono i tratti di un racconto che trascina nella paura e nell’orrore. Marta ci racconta delle cellule staminali, permette che il  lettore si avvicini ad un mondo spesso sconosciuto e incomprensibile, dove il dibattito tra scienza e etica prende campo. Ma il mistero è ancora più vasto. Ci sono grandi interessi in ballo. La morte e l’ambiguità aleggiano su tutto il romanzo, e danno forza ad esso, e la protagonista dovrà attraversare le ombre, le proprie e quelle dei vari personaggi, per riuscire a dare un volto reale all’ enigma e soprattutto al Male. Un racconto ritmato e ricco di suspense, fino alla fine, che non deluderà gli amanti del genere.

Ma non è tutto qui. Una volta il premo nobel Mario Capecchi disse che «senza ricerca scientifica viene meno lo sviluppo di un paese e si aggrava la crisi economica», anticipando il tempo dei tagli drastici ai già esigui fondi che la sostenevano, misure che ovviamente causeranno la totale paralisi del futuro scientifico nel nostro paese. «La ricerca oncologica… è una cosa piuttosto faticosa e frustrante… Non si riesce a fare della prevenzione decente e i finanziamenti sono così scarsi…», si legge in un dialogo del romanzo, in cui la protagonista Marta da voce a uno dei motivi delle sue frustrazioni. Adriana Albini offre anche gli spunti di riflessione intorno a un grande e drammatico problema che affligge la ricerca nel nostro paese.

 
 
 
 
 
 
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