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Decreto Gelmini? C'č altro che non va

 
Un commento dalla nostra community: e che dire della sanitą? «Istruzione e assistenza medica sono diritti inalienabili di ogni italiano»
 
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28 ottobre 2008
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di Silvia Leoncini
   
 
«Manifestare le proprie idee e anche il proprio dissenso è un diritto che deve essere salvaguardato, così come la libertà di scegliere se fare lezione o partecipare ad assemblee o autogestioni, perché la scuola deve essere prima di tutto un luogo educativo, quindi è giusto che sia data a tutti la possibilità di discutere e riflettere sulla realtà in cui si vive, anche utilizzando gli strumenti delle proteste e delle manifestazioni democratiche». Questo il messaggio che il vicepresidente della Regione Liguria e assessore all'Istruzione Massimiliano Costa indirizza agli studenti che questa mattina sono scesi in piazza per manifestare contro il decreto Gelmini oggi in discussione al Senato.
Nel corso dell'incontro con una delegazione di studenti del liceo scientifico Cassini di Genova, Costa ha annunciato che la Regione sta valutando in queste ore la possibilità di fare ricorso presso la Corte Costituzionale contro l'articolo 3 del decreto 154 che prevede il commissariamento delle Regioni che non operino i tagli richiesti per il contenimento della spesa: «crediamo - ha spiegato Costa - che ci sia un conflitto di attribuzioni tra Stato e Regioni».
Nell'incontro con gli studenti Costa ha ribadito il suo dissenso nei confronti della filosofia che sta alla base del decreto Gelmini che è esclusivamente di natura finanziaria. Rivolgendosi al ministro Maria Stella Gelmini, il vicepresidente della Liguria ha affermato: «Meglio avrebbe fatto a sospendere un decreto fatto di interventi a spot aprendo al dialogo con Regioni, autonomie locali e tutto il mondo della scuola».

«I miei genitori hanno fatto sacrifici per farmi studiare, si tirava la cinghia se necessario, adesso gli studenti vogliono tutto pronto gratis e manco hanno voglia di studiare, e le famiglie si lamentano del costo dei libri e poi ogni domenica vanno al ristorante».
Ho giusto sentito questo discorso di recente, fatto da un anziano 'dello zoccolo duro', uno che ha passato l'autarchia e la guerra e che negli anni Sessanta invece di comprare tv e Seicento, accumulava: era schifato di fronte alle proteste anti-Gelmini.

Tuttavia, secondo me qualcosa gli sfuggiva. Può darsi (ma sarebbe da dimostrare) che attualmente la nostra mentalità, pilotata dal consumismo e dalle false necessità sia un pochino distorta, per cui ci sentiamo fieri di aver risparmiato perché abbiamo comprato all'Outlet, al 50% del prezzo, qualcosa di cui comunque potevamo fare a meno, e che siamo poco inclini a far sacrifici, però è anche certo che il governo sta cercando ci prenderci per il naso.

Ci sono diritti inalienabili del cittadino italiano, come quello all'istruzione ed all'assistenza sanitaria, che sono in pericolo. Ci stiamo appellando all'assistenzialismo? Allo statalismo? Vogliamo la 'pappa pronta' senza sacrifici? No: semplicemente noi paghiamo le tasse ed esse hanno lo scopo istituzionale di costituire una base alla quale lo Stato deve attingere per fornirci quei servizi per i quali le paghiamo.
È molto comodo dimenticarsene, per il governo, ma non è così che funziona in un mondo civile ed onesto.
Tutto qui: se mio padre ha versato 40 anni di contributi, ha diritto alla pensione ed all'assistenza sanitaria (e considerate che quando hanno iniziato a farlo pagare, non gli hanno detto che un giorno avrebbe comunque dovuto integrare con un ticket), così come quegli stessi contributi mi hanno permesso da ragazza, mentre ero 'a carico', di studiare a costi ragionevoli.
Niente di magico: era semplicemente lo scopo per il quale venivano versati.

Ora, chi vigliaccamente lascia, ad esempio ai vari organi preposti all'educazione, la scelta di subire i tagli ed annegare o privatizzarsi e sopravvivere, scarica su di essi le sue responsabilità di governante; a questo punto ci abbassi le tasse, in modo che abbiamo i mezzi per pagare cio' che lui non vuole più fornirci.
Lo stesso vale per la sanità; taglia qui e taglia là, per una visita specialistica di allergologia in ospedale, se lo staff è prestigioso, possono volerci anche 2 mesi, e così io spendo per la visita privata nello studio della dottoressa: per mio figlio lo faccio senza discutere, ma mi chiedo perché non potenziare invece le strutture, visto che le ritenute alla fonte per la sanità le subiamo, e perfino sul premio dell'RC auto.

Qualcuno si è mai posto il problema che noi tutti compiliamo un Modello UNICO o un 730 sul reddito imponibile lordo, dal quale non possiamo in alcun modo detrarre le tasse che paghiamo per altre vie, ad esempio per lo smaltimento rifiuti, il bollo auto, una seconda casa, l'IVA sulle bollette di acqua, luce e telefono, sulla benzina... E di fronte a questo reiterato pagare, anche due volte per lo stesso servizio, tramite imposte dirette ed indirette, ci vogliono togliere anche i diritti che ci siamo fisicamente comprati in tanti anni?
Non è populismo, si sa che l'italiano medio se vuole ce la può fare, e che sopperisce già da un po' là dove lo Stato è carente, ma il punto è: tutto ciò è giusto ed è quello che vogliamo?

 
 
 
 
 
 
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