Nella notte senza luna, con il cielo costellato di stelle, una slitta corre veloce sul pack, trascinando il corpo inanimato di una grossa foca. La foca è stata colpita a morte da un arpione scagliato dal braccio robusto di un cacciatore, che era stato per ore, pazientemente, resistendo impavido alle raffiche di vento e al turbine della neve, in attesa.
La slitta sta tornando a casa con il suo carico prezioso, e il conducente segue sicuro la rotta tracciata dalle stelle. Per lui, la conoscenza del cielo notturno, in un buio assoluto che durerà qualche mese, è la condizione necessaria per muoversi sul pack e ritrovare la strada di casa.
Ora il cacciatore è giunto davanti alla sua casa. La vista del grosso animale ucciso crea uno stato di euforia nelle donne e nei bambini rimasti in attesa, adesso per qualche giorno la sopravvivenza è assicurata, per loro stessi e per i preziosi cani.
E intanto, mentre le donne iniziano a scuoiare il grosso animale ucciso e a fare a pezzi la sua carcassa, il più vecchio del villaggio, che oramai non può più cacciare ma rappresenta la solida memoria del suo popolo, raduna intorno a sé i bambini più piccoli e, indicando loro il cielo ricamato di stelle, le costellazioni, le nebulose, racconta loro una storia meravigliosa: la storia di come è nata la Luce.
.... perché, bisogna sapere, quando la terra era appena nata, molto tempo fa, risalendo dalle acque che coprivano tutto il mondo, era sempre buio nel mondo degli Inuit.
E gli Inuit avevano molta paura del buio, perché non si accorgevano dell'arrivo di Nanuk, l'orso bianco, che li assaliva silenzioso prima che potessero accorgersi del suo arrivo.
Molti degli antenati erano morti così, fra la disperazione delle donne e il pianto dei figli rimasti orfani senza chi cacciasse per loro e li sfamasse.
Ma un giorno volò sul mondo degli Inuit un vecchio Corvo che, fermandosi per riposare perché era molto, molto vecchio e stanco, raccontò loro che in altri luoghi vi erano molte giornate luminose, e per dare un'idea spiegò che quella luminosità era pari alla luce di migliaia e migliaia di lampade di grasso accese, e che grazie a quella luce si poteva vedere lontano, e scorgere le slitte che tornavano dalla caccia ancor prima di udire l'abbaiare dei cani ....
Fu così che gli Inuit iniziarono a chieder al vecchio Corvo di andare, per cortesia, a prendere per loro la luce di quelle mille lampade, e portargliela.
Ma il Corvo non voleva andare, era troppo stanco, diceva, e la luce era molto, molto lontana. Ma alla fine, vedendo la misera vita che quella gente conduceva nel buio assoluto si impietosì, e partì alla ricerca della Luce. Volò per giorni e giorni fino a che, oramai al limite delle forze, nel momento in cui stava per decidere di tornare indietro scorse, lontano sull'orizzonte, un fievole bagliore.
Era la Luce!
Mano a mano che si avvicinava, il bagliore diveniva sempre più forte fino a che si trovò a volare nel giorno pieno, e allora capì di essere finalmente arrivato nel paese della Luce.
Esausto, si fermò a riposare su di un albero, vicino ad un ruscello, ed iniziò a pensare a qualche stratagemma per prendere la Luce e portarla agli Inuit.
In quel momento una bambina, vestita con un mantello di pelliccia bianco come la neve che avvolgeva tutto il paesaggio, si avvicinò al ruscello ad attingere acqua.
Il Corvo, che era abile nei travestimenti, mutò il proprio aspetto in un granello di polvere e andò a nascondersi fra i peli del mantello cosicché, quando la bambina rientrò a casa, senza accorgersene lo portò con sé.
Dentro la casa regnava un caldo tepore. Una donna stava cucendo una pelliccia, e in un angolo il vecchio capo del villaggio si scaldava al fuoco. Il nipote, un piccolo bambino infagottato in una lucida pelliccia di foca, stava giocando sul pavimento.
Il Corvo, che aveva a quel punto già preparato il suo piano, sempre mantenendo l'aspetto di un granello di polvere, gli volò nell'orecchio, e iniziò a fargli il solletico. Il bambino incominciò a piangere.
Perché piangi?, gli chiese il nonno, dispiaciuto della improvvisa angoscia che aveva assalito il nipotino.
Digli che vuoi giocare con una Palla di Luce, gli suggerì il Corvo in un orecchio.
Perché voglio giocare con una Palla di Luce, piagnucolò il nipote.
Il nonno allora andò a pendere la scatola dove teneva le Palle della Luce, ne prese una, piccola piccola, la legò con uno spago, e la diede al nipote affinché vi giocasse.
Il granello solleticò ancora l'orecchio del bambino, che riprese a piangere, ancora più angosciato.
Perché piangi?, chiese ancora il nonno, che come tutti i nonni voleva che il nipote fosse felice.
Digli che vuoi andare a giocare con la Palla di Luce fuori di casa, suggerì il corvo.
Allora il nonno aprì la porta di casa, e accompagnò il bambino sul terreno innevato davanti alla casa, poi tornò dentro a riscaldarsi davanti al fuoco, perché fuori era molto freddo.
Come il bambino rimase solo, il granello di polvere si tramutò in Corvo, estrasse i suoi artigli e tagliò lo spago che legava la Palla di Luce. Prese la Palla di Luce e volò via verso la terra degli Inuit.
Sentendo lo sbattere delle ali nell'aria, tutti gli Inuit corsero fuori dalle le loro case e rimasero un po' delusi, perché il corvo ritornava, ma era sempre buio.
Ma appena arrivato sopra il villaggio, il Corvo lasciò cadere a terra la Palla di Luce, che si infranse in mille piccoli pezzi, e liberò la Luce che racchiudeva.
La Luce affrontò la Notte, combatté con lei, la vinse e la scacciò.
Su tutta la Terra dilagò allora il Giorno.
Meraviglia!
Ora gli Inuit potevano vedere lontano,
... guarda le montagne, laggiù, come sono belle
...e il cielo, il cielo come è azzurro
... potremo finalmente vedere Nanuk arrivare...
e cacciare tante ore ogni giorno, e andare a pescare più lontano, a cercare mari più pescosi!
Ringraziarono il Corvo ma lui, dopo aver visto quella felicità, era rimasto rattristito per non essere riuscito a portare una Palla di Luce più grande.
Ho potuto portare solo una piccola palla di luce, si scusò, così potrete avere luce solo per metà dell'anno...
Ma gli Inuit, che non sono ingordi e sanno accontentarsi di quel poco che hanno, risposero: ma noi siamo felici lo stesso, di avere luce per metà dell'anno, prima era buio tutto l'anno!