Un’escursione nella Mongolia Interna, ovvero la parte della Mongolia - nel senso di regione fisica e non di stato autonomo - che appartiene alla Cina e che le assomiglia per panorami, cultura e clima. Due sono gli ambienti che si possono esplorare in un’area relativamente piccola: le grassland, ossia le steppe, e il deserto. Entrambe presentano caratteristiche che sono, a loro modo, affascinanti.
Nelle grassland vivono ancora i discendenti dei mongoli nomadi che, sfruttando la fama delle antiche tribù, hanno creato una fiorente (anche se sui generis) industria turistica e millantano una discendenza diretta da Gengis Khan.
Innumerevoli sono i piccoli resort costruiti ad immagine degli antichi villaggi nomadi: ci sono le tende smontabili e gli Yurt. Qui per pochi euro (e pochi comfort) si può provare l’esperienza di una notte nelle steppe, del cibo locale e di squarci, a dire il vero piuttosto artificiosi, della vita dei mongoli di un tempo. Le danze, le lotte, i cavalli.
Questa attività turistica si affianca alla pastorizia; ricordiamo che nella Mongolia Interna è concentrata tutta la produzione cinese di latte e latticini: un’industria che ha visto un boom enorme negli ultimi anni e per la quale sono previsti incrementi vertiginosi. Sempre che venga ristabilita la fiducia dei consumatori, dopo lo scandalo della melamina.
Il deserto è, se vogliamo, ancora più artificioso: il deserto del Gobi nasce dall’unione di tanti mini deserti sempre più vicini. Man mano che ci si spinge verso il centro si uniscono senza soluzione di continuità.
Ma il deserto appare un po’ diverso da quello che noi europei possiamo immaginare - distese enormi, caldo torrido, teschi di animali – ma si può usare un po’ di fantasia: tra un giro sul cammello o sulle dunebuggy ci si può solo immaginare di essere in una landa desolata. Basta non alzare troppo gli occhi sull’orizzonte, costellato dalle mille ciminiere delle centrali elettriche distribuite in quantità in questa terra ricca di ogni risorsa, non ultimo il carbone.
È interessante anche ascoltare la storia di questa regione, conoscere i dettagli della sua economia. Basta avere un po’ di fortuna con la guida: non tutte hanno voglia di parlare e talvolta non parlano un buon inglese.