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Cultura
Koma
 

Koma: il destino del mondo in un camino

 
Una bambina molto speciale con un padre spazzacamino. Dai comignoli passa in una dimensione parallela. Un fumetto che diventa poesia
 
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9 ottobre 2008
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di
Francesco
Cascione
   

Una bambina dal nome buffo - si chiama Addidas ma non come le scarpe - è affetta da una strana malattia, ogni tanto, all'improvviso, cade in Koma.
Questa bambina dal nome buffo ha un padre che fa un mestiere tanto affascinante quanto antico, è uno spazzacamino, come quello di Mary Poppins, solo un po' più stanco e in continuo conflitto con se stesso per non essere riuscito a salvare sua moglie.

Il fascino di questa miniserie francese, prossima all'epilogo anche nella sua versione italiana, edita da Renoir Comics è in quanto hanno saputo produrre coloro che la hanno pensata e realizzata: Pierre Wazem (testi) e Frederik Peeters (disegni), coadiuvati da Albertine Ralenti (colori). Parole e colori si fondono diventando una ballata, un poema illustrato capace di sorpendere e incantare.

Nella città di Addidas i camini non sono solo il luogo di lavoro e di lotta di suo padre ma sono anche i passaggi ad una dimensione parallela, chissà dove sotto la città, in cui esseri enormi controllano delle misteriose macchine.
Ogni macchina corrisponde ad un essere umano, dalla sua manutenzione dipende infatti la salute del suo doppio di carne. Poche, sconvolgenti, le eccezioni. La macchina della piccola Addidas infatti è demolita e abbandonata. La bambina - sebbene ogni tanto catatonica - è sorprendentemente viva e altrettanto sorprendentemente vegeta. Una situazione così inspiegabile da farla diventare la preda di uomini senza scrupoli con un solo obiettivo. Devono scavare - facendolo fare a degli schiavi - alla ricerca delle macchine capaci di dare un grande potere a chi le gestisce.

Nelle due trame illustrate nel volume numero due, uscito a dodici mesi dalla prima uscita e appena letto e riletto, si passa da un tono avventuroso, quasi comico, di "Come nei film Western" ai toni drammatici di "Hotel", un luogo ai confini del tempo.
Ogni tavola arricchisce il fumetto di nuovi elementi capaci di portarlo ad un livello adulto senza appesantirlo. Il mondo è comunque visto da altezza bambino: gli adulti un momento prima hanno bisogno di essere salvati, subito dopo sono forti come super eroi.

Leggendo l'opera del duo Wazem-Peeters ci si perde nella ricchezza degli spunti.
Nel sottosuolo, nascosti, ci sono mostri che alla lunga fanno molta meno paura di quelli, umani, del mondo di sopra. Impossibile non affezionarsi nella creatura che vigila su Addidas così come non si riesce a non rimanere atterriti di fronte alla perizia medica con cui si descrivono le torture, finalizzate al gusto della sofferenza piuttosto  che alla ricerca di risposte.

Tra una storia e l'altra ma spesso già a distanza di una tavola - assieme all'infittirsi della trama - cambiano anche i toni, i testi, i colori; la vicenda si arricchisce di nuovi misteri, come nei migliori serial americani. Con l'ultima tavola non chiude un capitolo ma apre al successivo, alla prossima avventura, lasciando nel lettore la giusta soddisfazione per quello che ha appena concluso - tanto da meritare una nuova lettura - e la giusta voglia di continuare i viaggio dei protagonisti. La chiusura del secondo volume infatti ci apre all'epilogo - il terzo e ultimo capitolo - pubblicato a settembre (96pp colori, 12 Euro).
Un'ottima occasione per godersi un fumetto che è un po' romanzo e tanto poema.
Buona lettura!

 
 
 
 
 
 
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