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Viaggio in Italia è una metamostra, nel senso che offre un'infinità di letture. Vedersela accompagnati dalla voce profonda e ironica di Giuseppe Marcenaro e quella suadente e accattivante di Piero Boragina, i due autori, diventa viaggio nella sindrome di Stendhal, percorsi impossibili di tutto quello che c'è, ci potrebbe essere, collegamenti altri di quello che forse avremmo messo: insomma un delirio. Tra qualche giorno comunque sarà disponibile un audio per vedere la mostra (e quindi viaggiare) anche nella mente di Marcenaro e Boragina. Fatene uso.
"La mostra è un miscuglio di libri amati e manoscritti, di quadri scelti anche in base al titolo", racconta Boragina mentre ti accompagna tra un'Isabella d'Este di Rubens, un manoscritto del Machiavelli, le medaglie del Cellini per Clemente VII. "Quadri difficili da avere? Ma no. Basta sapere dove sono e chiederli", ti dice sornione Marcenaro con una cert'aria sospettosa come stessi carpendo le ricette a uno chef. E le collezioni private? "In genere sono stati tutti gentili. Non è che vuol sapere di chi sono i quadri, eh?". E i genovesi? "Imprestano", diplomatico, sempre Marcenaro.
E intanto arriviamo al Rinascimento. Come se lo sono immaginato i due creatori? Pietro Bembo del Tiziano, l'Aretino di Sebastiano del Piombo, un Giorgione. Messi sfalsati come una quinta teatrale. "Ho disegnato anche il percorso della mostra", precisa Marcenaro, "pensando ad ogni angolo e curva dell'allestimento. Ho disegnato persino le teche, ma non è che le abbiano fatte proprio precise" e si ferma a guardare una fessura tra i cristalli. "Del resto da piccolo volevo fare l'architetto, finalmente ci sono riuscito!". Ma poi ha fatto anche il giornalista... "E ho anche insegnato a Londra e in Germania. E poi sono tornato qua". E prima o poi si torna. "La odio questa città. La odio".
E vai con la copia dell'Orlando Furioso appartenuta a Galileo Galilei e Il Cortigiano di Castiglione ed i bozzetti del Buontalenti. "I quadri hanno cominciato ad arrivare alla spicciolata, un mese prima della mostra. Sa quante volte ho percorso la mostra: migliaia. Ogni volta che arrivava un'opera la mettevamo al suo posto, e mica arrivavano in ordine!", è sempre Marcenaro che racconta. "E poi le luci..ah, io sono per il buio pesto, un lumicino appena, non avevano le candele? Ma a lui piace più luce e così certi quadri hanno dei flash".
E arriviamo al ritratto di Laure de Noves, la Laura del Petrarca che appartiene alla famiglia De Sade. "Quasi tutti i giorni suona il telefono: Bonjour je suis le Comte De Sade, chiede spesso delle sue opere, vuol sapere come stanno. E noi lo rassicuriamo. In francese, perché comunque non si abbassa a parlare altro". I giochi di rimandi della mostra sono infiniti, con chicche di ricercatezza come la testa di Antino, amato dall'imperatore Adriano nella sezione del Winkelman, omosessuale, "dalla morte pasoliniana", come racconta Marcenaro. E poi le eruzioni dell'Etna di Volair che arrivano dal Ministero dei Beni culturali francese. "Come lo abbiamo saputo? Eh..." Marcenaro acqua in bocca.
Il quadro più difficile da avere comunque è stato quello di Corot con una veduta di Genova dalla passeggiata dell'Acquasola. Appartiene all'Art Institute di Chicago. "Non ce lo volevano assolutamente dare, ma noi siamo testardi. Con il sovrintendente di Firenze poi abbiamo fatto il gioco dei tocchi: un rilancio continuo perchè io tentavo di avere opere che lui voleva mandare a Tokio per una mostra. Insomma siamo due terribili, sembra che a Parigi non appena arriviamo dicano: sont arrivez les deux genois, ormai siamo delle celebrità", dice Marcenaro con molta ironia. "Alla Biblioteca di Francia siamo di casa, perché cambiano le direttrici ma noi restiamo.". "I funzionari vanno e vengono e noi restiamo con la bellezza. La bellezza delle opere che resta immutabile", precisa Boragina.
"Vuole un ultimo aneddoto?", conclude Marcenaro. "Mandiamo un fax alla Biblioteca nazionale di Firenze, siamo habituè. Arriviamo là e troviamo su un tavolo i manoscritti di Machiavelli, Vasari, Cellini: un sogno. E ce li imprestano. Uscendo Boragina mi dice: io forse non li avrei dati a nessuno. Figurati a noi due".
Pensate anche a tutto questo guardando la mostra.
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