Una storia di garibaldini. Una storia di sentimenti omosessuali in un contesto storico decisivo nella costruzione dell’Italia: l’impresa dei Mille.
Si era già affrontato il tema dell’omosessualità tra i garibaldini con il libro Garibaldi amore mio di Maurizio Micheli, poi diventato anche un’opera teatrale. In quel caso il protagonista era Giosuè Borghini, un timido e riservato impiegato pontificio di Senigallia, che nasconde agli occhi della sua piccola comunità un segreto inconfessabile: ama gli uomini e ha un debole per i pirati saraceni. Per questo sarà vittima di una crudele beffa orchestrata dai giovinastri intolleranti del suo paese.
Nel libro di Giorgio Ansaldo, Sangue garibaldino, i protagonisti principali sono tre: Rocco, Edoardo e Giobatta: un carbonaio, un ex seminarista e un pesciaio. Tre giovani che diventano garibaldini con un intento comune: cambiare vita. «Ma ci sarà qualcuno su sta nave, che è davvero patriota? Sembra che tutti si venga a far la guerra per motivi personali!», così pensa Edoardo, l’ex seminarista e ora pretino. In effetti ognuno dei Mille porta con sé una storia diversa.
Edoardo scoprirà di essere omosessuale e pacifista. L’incontro tra Rocco ed Edoardo sarà fatale. Scoppierà un amore gay, una passione che si svilupperà lungo il viaggio dei Mille.
Con un andamento da letteratura ottocentesca, come il periodo dello svolgimento dei fatti raccontati, Giorgio Ansaldo ci descrive, a mo’ di documento, un'originale avventura garibaldina.