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John Malkovich
un'immagine di John Malkovich dal film
 

Visto da lei, visto da lui

 
Una farsa tragica sull'idiozia dei tempi che corrono. Pura comicità o c'è di più? Tengi e Giorgio discutono di 'A prova di spia'
 
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22 settembre 2008
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mentelocale di
Giorgio
Viaro
   
 
Dalla nostra community, la recensione di Giulia Manno.

"Dall'universale satellitare la visione si fa particolare zoomando su un Pantheon di idioti perfettamente caratterizzati ma non caricaturali perché unici e geniali.
Tutti sono indispensabili al funzionamento di questo microcosmo ma nessuno ne è immune, non si può pensare di sconvolgerne gli ingranaggi senza pagarne le conseguenze.
I personaggi sono caratteri e sono talmente ben disegnati all'interno della struttura narrativa che la loro interpretazione diventa un gioco da parte degli attori, una sorta di balletto comico perché, anche se la parabola è tragica, il loro divertissement è puro o almeno così sembra."

Altra rubrica alla ripartenza dopo la pausa estiva: il film di cartello della settimana viene esaminato da uno sguardo femminile e da uno maschile.
Si ricomincia con un confronto critico già proposto più volte, ovvero quello tra me medesimo e la Tengi...

Visto da lei - Tengi

Burn after reading, ovvero: per fare bene l’idiota non basta un idiota qualunque. Ché nessuno dei compassati attori nostrani - tutti copione e introspezione - si presterebbe mai a un ruolo che lo obbligasse a tingersi i capelli di un biondo billy-idol e a masticare chewing-gum con la bocca aperta. Ché nessuna delle compassate attrici nostrane - tutte sensibilità e sottotesto - si presterebbe mai a farsi inquadrare la ciccia sotto le braccia, vestirsi con pigiamoni rosa, mostrarsi talmente stupida da farti quasi incazzare. E invece loro, gli ammericani, loro sì. E non stiamo parlando di cabarettisti stile Zelig, che per far ridere (di sfinimento) si prendono a sberle sulle chiappe, ma di Attori che una volta tanto ci stanno, fino in fondo, a darsi, perché il pubblico non veda più Clooney o Pitt ma un malato di sesso che frigna come un poppante quando la moglie lo lascia (esilarante e - ahimé - realistico), o un tonto col cervello imbottito di steroidi. Inutili, storditi, casinisti (sopra tutti, John Malkovich: frustrato, incazzoso, imprevedibile, perfetto). Perché dalle nostre parti l’ironia è buona solo per comode interviste in poltrona, la statuetta del David che campeggia sullo sfondo (e continuassero pure a guardarsi le scarpe tra di loro e a fotocopiare battute da un film all’altro, per convincerci che il cinema italiano ha delle nuove idee). Qui invece, tra la sorpresa degli Attori che si sporcano le mani, i dialoghi grotteschi di chi sorveglia queste inutili pedine che si spostano su un brandello di terra (Google Earth), o una trama a incastro che non lascia mai in pace, è davvero gustoso concedersi il lusso di apprezzare chi sa fare il deficiente con intelligenza.

Visto da lui - Giorgio

Non c'è molto da obiettare. Viene però da domandarsi se tra una risata e l'altra non ci sia ragione di sentir gelare il sangue. Disposti a porci la solita fatidica domanda ("cosa avrà voluto dire?") restiamo con un pugno di vetro in mano: il panorama desolato e desolante di una Terra popolata da idioti e governata da automi (ma anche viceversa) non è solo il pretesto di una farsa ben congenata, è lo sfondo di una prospettiva filosofica di sfrenato nichilismo: il mondo campa di una assoluta assenza di senso, in balia di violenti, ignoranti, arroganti, deficienti. Tra uno sberleffo e una scopata, due ore su internet e due ore di palestra, aspettiamo placidi la Fine. I Coen hanno ormai da tempo imparato a bilanciare dramma e ironia nella loro grande allegoria cinematografica, ma con Non è un paese per vecchi e ora questo A prova di spia dimostrano di essere arrivati a un livello di stilizzazione e potenza del messaggio impressionante: e fa tutto ancora più male.

 
 
 
 
 
 
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