Altra rubrica alla ripartenza dopo la pausa estiva: il film di cartello della settimana viene esaminato da uno sguardo femminile e da uno maschile.
Si ricomincia con un confronto critico già proposto più volte, ovvero quello tra me medesimo e la Tengi...
Visto da lei - Tengi
Burn after reading, ovvero: per fare bene l’idiota non basta un idiota qualunque. Ché nessuno dei compassati attori nostrani - tutti copione e introspezione - si presterebbe mai a un ruolo che lo obbligasse a tingersi i capelli di un biondo billy-idol e a masticare chewing-gum con la bocca aperta. Ché nessuna delle compassate attrici nostrane - tutte sensibilità e sottotesto - si presterebbe mai a farsi inquadrare la ciccia sotto le braccia, vestirsi con pigiamoni rosa, mostrarsi talmente stupida da farti quasi incazzare. E invece loro, gli ammericani, loro sì. E non stiamo parlando di cabarettisti stile Zelig, che per far ridere (di sfinimento) si prendono a sberle sulle chiappe, ma di Attori che una volta tanto ci stanno, fino in fondo, a darsi, perché il pubblico non veda più Clooney o Pitt ma un malato di sesso che frigna come un poppante quando la moglie lo lascia (esilarante e - ahimé - realistico), o un tonto col cervello imbottito di steroidi. Inutili, storditi, casinisti (sopra tutti, John Malkovich: frustrato, incazzoso, imprevedibile, perfetto). Perché dalle nostre parti l’ironia è buona solo per comode interviste in poltrona, la statuetta del David che campeggia sullo sfondo (e continuassero pure a guardarsi le scarpe tra di loro e a fotocopiare battute da un film all’altro, per convincerci che il cinema italiano ha delle nuove idee). Qui invece, tra la sorpresa degli Attori che si sporcano le mani, i dialoghi grotteschi di chi sorveglia queste inutili pedine che si spostano su un brandello di terra (Google Earth), o una trama a incastro che non lascia mai in pace, è davvero gustoso concedersi il lusso di apprezzare chi sa fare il deficiente con intelligenza.
Visto da lui - Giorgio
Non c'è molto da obiettare. Viene però da domandarsi se tra una risata e l'altra non ci sia ragione di sentir gelare il sangue. Disposti a porci la solita fatidica domanda ("cosa avrà voluto dire?") restiamo con un pugno di vetro in mano: il panorama desolato e desolante di una Terra popolata da idioti e governata da automi (ma anche viceversa) non è solo il pretesto di una farsa ben congenata, è lo sfondo di una prospettiva filosofica di sfrenato nichilismo: il mondo campa di una assoluta assenza di senso, in balia di violenti, ignoranti, arroganti, deficienti. Tra uno sberleffo e una scopata, due ore su internet e due ore di palestra, aspettiamo placidi la Fine. I Coen hanno ormai da tempo imparato a bilanciare dramma e ironia nella loro grande allegoria cinematografica, ma con Non è un paese per vecchi e ora questo A prova di spia dimostrano di essere arrivati a un livello di stilizzazione e potenza del messaggio impressionante: e fa tutto ancora più male.