300 è il numero delle città che, in Cina, hanno più di un milione di abitanti. Di fronte a questa cifra si rimane sempre un po’ stupiti. Ma a pensarci bene non è poi così strano se si pensa al miliardo e 300 milioni di abitanti totali che vivono in questo paese che è sì grande, ma comunque delle stesse dimensioni di altri, come gli Stati Uniti e il Canada, decisamente meno popolati.
Ognuna di queste città ha le proprie peculiarità - economiche, climatiche, architettoniche e storiche - che contraddistinguono le une dalle altre: Pechino presenta un po' tutte le caratteristiche di queste città: forse proprio per questo è oggi la capitale, dopo aver vinto la concorrenza interna delle altre città che nella plurimillenaria storia della Cina hanno ricoperto questo ruolo.
A Pechino coesistono nello stesso territorio circa 18 milioni di persone con stili di vita che per cultura, disponibilità economica e atteggiamento verso la vita, sono lontani anni luce gli uni dagli altri. Eppure convivono senza apparenti frizioni, almeno per il momento. Chi può sapere cosa pensa l’autista di autobus che guadagna 80 euro al mese quando è in coda di fianco ad una delle innumerevoli Porsche Cayenne che sono per strada? Quali sentimenti possono crescere e covare nell’animo di una Ayi, una Zia come vengono chiamate le colf, che lavorano per 24 ore al giorno per 100 euro al mese al servizio di famiglie che fanno dell’ostentazione del lusso una priorità. Ovviamente non sto parlando degli stranieri, il cui gap economico è riconosciuto ed accettato, ma dei nuovi ricchi cinesi che si sono trovati ad avere una disponibilità economica enorme senza la necessaria cultura umana necessaria per gestirla con la dovuta discrezione.
Spesso mi viene da confrontare, e questa è un'opinione diffusa presso molti dei miei amici che risiedono a Pechino, la Cina di oggi con l’Italia del boom economico: tanto da fare e regole in via di definizione dove chi ha pochi scrupoli ha possibilità di guadagnare e perdere montagne di soldi in pochissimo tempo.
In mezzo a questa forbice sociale estremamente ampia si sta allargando un tessuto sociale di classi che definirei medie, di impiegati e basso/medio management che pur non avendo mezzi economici illimitati riescono a condurre uno stile di vita "occidentale": casa di proprietà con TV moderni e ADSL, auto, seppur modesta, vacanze fuori città, etc.
Le varie parti della città sembrano riflettere queste differenze di classe: ci sono gli hutong - un po’ l’equivalente dei nostri caruggi - per i pechinesi che da generazioni vivono qui e che non dispongono dei soldi per vivere nei palazzi di edilizia popolare di recente costruzione.
Ci sono i compound in stile occidentale con tutti i lussi e le comodità, dove vivono i paperoni e dove è facile trovare nei parcheggi delle Ferrari, Porsche, Bently, Maserati. Ci sono i casermoni di edilizia popolare per gli impiegati.
Ma queste vite parallele non si riflettono solo nei luoghi dove le persone vivono: anche i luoghi per il tempo libero (per chi ce l’ha) e i passatempi sono diversi: la semplice partita a Majjong per il negoziante che è in attività 18 ore al giorno o lo shopping al Mall grandi firme per la moglie o i figli dei ricchi, per i quali giocare a golf è un obbligo. I mercati a cielo aperto per gli operai, la grande distribuzione per gli impiegati, le boutique della frutta per i ricchi.