Un caloroso bentornato ai lettori di questa rubrica (erano anni che sognavo di scrivere una frase come questa). È un piacere ritrovarvi su queste pagine virtuali, sempre gli stessi (e magari qualcuno in più), sempre curiosi di esplorare l'intricato universo dei sensi attraverso le pellicole del cosiddetto "genere erotico".
Il film di oggi è un documentario, Zoo (guarda il trailer). E a me spiace moltissimo per voi: questo non è un film erotico. Tenete presente che i film non li scelgo io, bensì Giorgio, dunque sapete con chi prendervela. Già che ci siete, fategli presente da parte mia che vorrei la smettesse di selezionare titoli introvabili, costringendomi a mesi di ricerche per reperirli, per poi finire a vederli sul pc, una finestra aperta sul film e una sul file dei sottotitoli in inglese (imparare ad abbinare il file video a quello dei sottotitoli immagino sia fuori discussione... n.d.GV), la mano rattrappita sulla rotella del mouse, la schiena gobba, gli occhi iniettati di sangue per i riflessi del monitor (tutte cose molto erotizzanti).
Ma bando alle polemiche, che la stagione è lunga. Dicevo, questo non è un film erotico, anzi. Inoltre non ho mai affrontato una cosa simile prima d'ora. Non so se parlarne col pudore che meriterebbe un tema così delicato o lasciarmi andare e sdrammatizzare: perché, davvero, stiamo per affrontare qualcosa di allucinante.
Va bene, non la meno tanto per le lunghe.
Ehm. Cari bambini, sapete cos'è la zoofilia? Non lo sapete? - cavolo, aiutarmi no, eh? - Vediamo: in poche parole, si intende l'amore o quantomeno il profondo interesse per gli animali, sia a livello estetico che collezionistico che - oh, santo cielo - sessuale. Ecco, il film parla di questo. Di un gruppo di persone che condividono questa - ehm - passione, e che vengono in contatto tra di loro grazie a Internet (e pensare che stavano ognuno nel proprio angoletto sperduto degli States a lavorare in miniera: ah, la potenza della rete!), e decidono di organizzare simpatici meeting per parlare delle loro esperienze e - perché no? - mettere in pratica le loro fantasie.
Ora, non voglio entrare in particolari (il film non ne fornisce, grazie a dio), ma almeno sottolineare che questo film tratta di una particolare specie verso la quale sono indirizzate le "attenzioni" dei protagonisti: ovvero - brivido - i cavalli. I cavalli, sì. Ecco.
Scherzi a parte, ragazzi. Questo film finisce in tragedia. C'è una persona che ci lascia le penne per essersi spinto oltre i confini dell’anatomicamente possibile (e chi ha orecchie per intendere intenda). Insomma, non è proprio semplice parlarne. Il film mostra paesaggi bui, immense praterie sconfinate, piccoli caffè di periferia, con un sottofondo di squallore che - chissà - forse sta negli occhi di chi guarda e che sa di cosa si sta parlando. Eppure son cose che succedono. E gli intervistati sostengono che sia una forma d'amore verso gli animali, di cui il sesso è solo una minima parte.
Tutti gli altri, i testimoni della vicenda, si arrovellano sull'applicabilità della legge sulla violenza agli animali in casi come questo. Siamo al limite della legalità, dell'immaginazione, delle possibilità e dei diritti, sia umani (di dar sfogo ai propri desideri) sia animali (di non essere molestati, che diamine), siamo ai limiti dell'innocenza, siamo ai limiti del pensabile.
Che poi, a ben vedere, la soluzione potrebbe essere di vedersi questo film in compagnia, farsi due risate, archiviare il tutto come emerita stronzata concepita da una sottocultura rurale con evidenti problemi di relazione, farci sopra quattro battute (gli spunti abbondano) e lasciar perdere, alla faccia di quei quattro poveretti che credono che la zoofilia sia una forma di amore da perseguire in modo totalizzante, perdio. Ma, non so perché, ora come ora non mi viene di farlo.
Che vi devo dire, amici miei? La prossima volta giuro che sarà Giovannona coscialunga (questo è tutto da vedere, n.d.GV).