Vorrei dire anche la mia nella diatriba infinita sulle molestie e le città non sicure per le donne.
Ho ormai 46 anni, due figlie e un marito, e l’unica molestia della mia vita – pur senza essere vissuta nella bambagia - l’ho subita a 44 anni, quando ormai mi ritenevo buona per la rottamazione, o quasi, e non da un marocchino ubriaco, ma da un italiano benestante e stimato nel suo ambiente, ma un po’… pirla!
Trasferitici nel veronese dalla Liguria un paio di anni fa a causa del lavoro del marito, ci siamo trovati bene tanto da acquistare, in un piccolissimo centro, un rustico da ristrutturare.
Mio marito parte per lavoro ed io mi attivo per procurarmi un’impresa costruzioni/ristrutturazioni: non conoscendo gran che i dintorni e le persone, un pomeriggio mi dirigo, con le mie bambine di 12 e 14 anni, verso la ditta più grossa del circondario, che però conserva ancora dimensione e struttura a conduzione familiare.
Al titolare in doppiopetto blu, sui quarant'anni, lascio il mio unico recapito telefonico, cioè il cellulare, perché possa contattarmi col suo architetto: sia chiaro, per questioni di lavoro e solo per quello.
Esco, salgo in macchina e non passano dieci minuti che mi arrivano a raffica cinque telefonate da numero privato il cui contenuto è una serie di sibili e respiri.
Penso allo scherzo di qualche coetaneo delle ragazze, che spesso finiscono il credito ed usano il mio telefono.
La cosa però continua a più riprese nel pomeriggio e uno sconosciuto mi dice: «Mi sentiiiii? Ciaoooooo!». Sarò impressionabile, ma siccome sono anche una persona tranquilla e gelosa della privacy chiamo i Carabinieri per sapere che si fa in questi casi e loro mi informano che, se credo, posso sporger denuncia contro ignoti.
Al momento mi pare prematuro gravare con ulteriori scartoffie la giustizia italiana, ma quando le chiamate iniziano a fioccare anche a mezzanotte e alle otto del mattino, urlo allo sconosciuto: «Ora vado dai Carabinieri!», e poi ci vado davvero. Denuncia contro ignoti e richiesta al mio provider di sapere chi sia l’intestatario del numero molesto.
In fondo abito in un luogo isolato, mio marito viaggia talvolta per lavoro ed io ho due ragazzine da proteggere...
Ricevo a quel punto ancora una o due telefonate, parecchi giorni dopo, e per fortuna poi vengo lasciata in pace e mi dimentico perfino di tutto, finché una gentile raccomandata verde del tribunale mi chiama a testimoniare in un processo per molestie proprio contro il signor costruttore.
L’imbarazzo è enorme e per di più mio marito, molto protettivo, si sente in dovere di spendere per provvedermi di un appoggio legale, per evitare che una perfetta sconosciuta (io) debba soccombere davanti ad un tizio che - noi non lo sapevamo - è molto noto nel suo ambiente e molto considerato per i soldi del nonno, che ha messo su un vero impero.
Vorrei farvela breve, ma ci sono risvolti comici e tristi al tempo stesso - più miseri che ridicoli, in verità. Si scopre che l’intestatario del numero è proprio il nonno ottantatreenne, che aveva dato il telefono in uso all’unico nipote maschio, cui spesso ha aperto non un rubinetto, ma un intero acquedotto di soldi rincretinendolo, dicono i vicini di casa, in modo notevole, tanto da non farlo crescere mai: il povero vecchietto è stato il primo a doversi presentare in caserma per rispondere di molestie. Si svela anche che il signorino in questione ha il vizietto di tali scherzi, quindi – avendo già patteggiato in altra situazione - adesso il giudice lo condanna e, se non fa ricorso per vizio di forma in Cassazione, la condanna verrà segnata sulla sua fedina penale.La multa stabilita per legge, invece, fa ridere: circa 300 euro, più il risarcimento delle mie spese legali, il cui ammontare è stabilito dal giudice.
Che fa allora il vigliacco? Come tutti i vigliacchi, non resta inchiodato davanti alle sue responsabilità (ho sbagliato e mi prendo il castigo), ma ricorre in Cassazione perché spera - ed è verosimile - che la faccenda cada in prescrizione, dato lo stato di intasamento della burocrazia giuridica italiana.
Cara Giustizia Italiana! Oltre al danno la beffa: avendo lui presentato opposizione, tutto è sospeso e il mio legale per il momento devo pagarmelo io, a meno che nel frattempo non intenti una causa civile per il risarcimento di ciò che mi spetta per legge. Naturalmente la cosa non è semplice: avendo infatti il rompiscatole fatto opposizione, la sentenza non è ancora esecutiva, quindi il giudice in sede civile dovrebbe riesaminare tutto, richiamarmi a testimoniare ed esprimersi in merito.
Dall’altra parte mi sento dire: «se tu non intenti la causa civile, noi ti risarciamo subito di quanto pattuito dal giudice, così rientri subito delle spese legali, baci e abbracci e a mai più vederci». Avrei voluto mandarli a quel tal paese, ma non avevo voglia di tornare in tribunale a raccontare le telefonate e a subire le subdole domande del legale di parte avversa. Per di più noi non siamo ricchi, per cui rientrare esattamente di quanto avevo speso e non sentir più parlare della cosa era per me il massimo. Ho accettato.
Non ne vado fierissima, e mi sento anche schiacciata dall’altrui potenza economica, perché il giornalino di paese che riporta ogni soffio di vento non ha fatto menzione della sentenza, ma riporta puntualmente che il marocchino tal dei tali è stato fermato dai CC per molestie verbali ad una ragazza che faceva jogging e altre notiziole del genere. Però, come ben saprete anche voi, a volte la sfortuna si fa la tana dove non c’è luna… Sì, perché il cretino, se ha quel vizio, ci ricasca e stavolta, se non cambiano le nuove leggi contro le molestie, rischia la galera. Nel frattempo, chi mi condanna perché gli ho augurato 2000 gocce di Guttalax nel caffe’?