“A causa delle Olimpiadi”. È questa la frase più ricorrente a Pechino, dove i Giochi hanno monopolizzato, negli ultimi due anni, ogni aspetto della vita quotidiana delle persone che vi abitano: dai residenti cinesi agli expatriate di ogni nazionalità – se ne contano quasi un milione - che hanno fatto della capitale del Regno di Mezzo la loro residenza temporanea per motivi di lavoro o di studio.
Questo avvenimento è stato caricato dal popolo cinese e dai media occidentali ben oltre il merito sportivo. La voglia di non sfigurare e di mostrarsi all’altezza dell’Occidente si è fatta sentire sempre di più, fino a diventare il metro di tutto e il vero fulcro attorno cui ruota ogni attività.
Il bilancio della qualità della vita degli ultimi due anni è sicuramente positivo e non solo per chi vive la Pechino privilegiata degli expatriate.
Sono stati fatti investimenti, si dice, per 40 miliardi di dollari che sono serviti per creare, oltre agli impianti strettamente legati all’evento sportivo, una imponente e sbalorditiva rete di infrastrutture.
Nuove linee metropolitane modernissime, capaci di gestire un traffico umano difficilmente immaginabile per chi non vi sia mai stato; un aeroporto che per metratura coperta è il più grande al mondo, ma dove muoversi è facile.
Tutte le arterie cittadine, e non solo quelle del circuito olimpico, sono state rimesse a nuovo e, grazie anche al parziale blocco della circolazione, permettono spostamenti rapidi anche all’interno del quinto anello, che ha una superficie di quasi 17000 Km2 e rappresenta un po’ il limite tra dentro e fuori Pechino.
Gli interventi strutturali sono poi stati integrati con interventi di facciata, tipicamente cinesi per colore, qualità e quindi probabile limitata durata nel tempo: c’è un’esplosione di fiori e di bandiere, di colori e di musica. Le strade sono affollate da decine di migliaia di volontari con le loro magliette colorate e le bandierine che aiutano i turisti frastornati a muoversi fra i molti monumenti che sono sopravvissuti alla rivoluzione culturale e a godere delle molte possibiltà di attrazioni, Western e Eastern, che la città offre.
Tutto questo contribuisce a dare un’ottima impressione della città. Ma solo a chi metta da parte la presa di posizione di tipo politico che tocca i temi caldi a cui il governo cinese è stato chiamato a rispondere dall’opinione pubblica mondiale negli ultimi anni.
Leggendo i reportage dei maggiori quotidiani occidentali succede spesso, a chi vive a Pechino, di chiedersi se non stiano parlando di un’altra città.
Spesso io e altri rappresentanti della numerosa comunità italiana a Pechino ci stupiamo nel leggere i commenti rilasciati da molti giornalisti stimati e che conoscono la realtà cinese da molto più tempo di noi.
I problemi riguardanti l’inquinamento e il traffico sono tra i più controversi.
Le azioni intraprese dal governo cinese per arginare l’inquinamento sono risultate efficaci. Piuttosto la domanda è se siano sostenibili per il tipo di economia che è presente in Cina. Anche prima delle Olimpiadi il problema dell’inquinamento, sicuramente più alto di quello delle maggiori città europee, non era così tragico come molte immagine mal commentate hanno voluto far credere. La circolazione delle auto è decisamente sostenuta (3000 nuove macchine immatricolate al giorno e tutte di grossa cilindrata) ma il traffico, in virtù di una rete viaria forse non accativante nell’aspetto architettonico - ma moderna ed efficace - è sostenibile.
A Olimpiadi concluse, siamo dunque in attesa di sapere cosa ne sarà di Pechino: le cose buone che sono state fatte per ospitare al le Olimpiadi saranno digerite e diventeranno parte integrante della vita dei pechinesi e da questi poi importati in tutto il resto del paese? Staremo a vedere.