C'è un giorno dell'anno che il critico attende come i bimbi attendono il Natale.
È il giorno in cui viene comunicato il programma del Festival di Venezia. Quel giorno casca solitamente a fine luglio, ed è un po' come conoscere con un mese di anticipo i regali che scarterai. Solo con i piedi sudati e il ventilatore acceso invece del naso freddo e dell'abete che lampeggia.
L'ultimo mese prima del Festival di Venezia è tutto un fantasticare: i film che vedrai, i divi che intervisterai, le feste a cui parteciperai, gli amici che reincontrerai.
La giornata tipo del giovane critico cinematografico al Festival di Venezia, nelle sue fantasie di mezza estate, è, con poche varianti, la seguente: sveglia di buon mattino e di buon umore, sosta in edicola, cappuccino con croissant integrale al miele e quieta lettura degli articoli dei colleghi, quindi ingresso nella zona delle sale. Alle 8.10 la prima proiezione, alle 10.30 la seconda. Pranzo frugale, ma gustoso e bilanciato, al self service sulla spiaggia. Quindi tappa al casinò: un paio di conferenze stampa e la scrittura del pezzo di giornata: sapido e puntuale ma anche buffo e ammiccante. L'immancabile film d'autore (russo, svedese o sudamericano) delle 16 in Sala Perla, poi un documentario giusto prima di cena. Pizza in compagnia degli amici e passeggiata lungomare con la sciarpa di lino appena agitata dal vento. A Mezzanotte, il brivido di un noir in sala grande, con il cast del film seduto a due passi. Infine una mezz'oretta ad una delle immancabili feste notturne all'aperto, giusto per salutare, e ritorno a casa: cuscino, sonno lieve ma ristoratore, cullato dallo sciabordio delle onde.
Riassunto: 5/6 film visti, digestione senza impacci, molte risate, un panorama spettacolare e un lavoro ben fatto.
La giornata reale del giovane critico cinematografico al Festival di Venezia, così come va in scena per la quasi totalità delle due settimane in Laguna, è invece, con scarsissime varianti, la seguente. Sveglia del cellulare neutralizzata a tentoni alle 7.10: pensi di avere 16 anni e di essere in ritardo per la prima ora di chimica. Testa alzata dal cuscino alle 7.58 (quindi troppo tardi). Edicola saltata: i giornali te li farai passare, e comunque chissenefotte, non hai amici che ci scrivono (i quotidiani non hanno critici trentenni). Cappuccino rovente rovesciato in gola con un movimento del polso e 400 calorie di brioche con la cioccolata sbranate correndo verso le sale. Ingresso in ritardo al primo film di giornata: devi umiliarti con le maschere perchè ti facciano entrare. Il film è sempre e comunque orribile: hai troppo sonno per guardarlo con attenzione. Al film delle 10.30 cedi: dormi metà del tempo sbavando sul seggiolino. Pranzo isterico: stanno iniziando le conferenze stampa. Scegli la pizza fredda con olive prive di entusiasmo e una coca cola ghiacciata. La mangi allo stand centrale, circondato dal puzzo di fritto e ascelle. Digestione impossibile: in conferenza stampa, mentre tenti di fare una domanda a un regista africano, reprimi un rutto. Le cose peggiorano. In sala stampa i PC sono tutti occupati: per non perdere il turno aspetti 45 minuti in piedi con la palpebra di cemento e i piedi dolenti. Articolo buttato giù a culo (prima faccio e prima me ne vado). Film d'autore delle 17: altra dormita colossale, fai più bava di una lumaca. Poi: aperitivo, cena alcolica, cocktail. A questo punto sei ubriaco e provi a intrufolarti a qualche festa di cui non hai l'invito. Se all'ingresso fanno gli stronzi e non c'è verso, vai all'horror delle 24 in Sala Grande. Non fa paura. Il letto lo raggiungi di solito intorno alle 5 perchè sul tardi alle feste ti fanno entrare, tanto non c'è più nessuno. Metti la sveglia del cellulare alle 7.10 e svieni in un sonno letargico. Poi si ricomincia.
Non vedo l'ora di partire.