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9 songs
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E ora vi recensisco 'sto pornazzo!

 
Questa volta siamo molto vicini all'hardcore. Spezzoni di musica live e sesso senza censure. Sono i soli due ingredienti di '9 songs'
 
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20 giugno 2008
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di Tengi
   
Ok ragazzi, stavolta ci siamo. Questo è un porno vero. Qui si vede tutto. Ma proprio tutto. Dunque, preparatevi: sceglietevi il giusto compagno per la serata.
Niente genitori o parenti, per carità. Non riuscirete a giustificarvi con la scusa della pellicola intellettuale. Qualche amico caciarone, sì, può essere una buona idea, per stemperare l’imbarazzo fingendo sbadigli. O il vostro compagno, per liberarvi finalmente dagli ultimi pudori e, chissà, dare una svolta alla serata. Da soli, anche. Insomma, siate pronti. Siate pronti a scene di sesso non simulato, ad amplessi che "non hanno neppure bisogno di parer verosimili, perché sono veri". Questi qui fanno sul serio. Tanto che è impossibile non chiedersi come avranno fatto a girare. Con che coraggio, con che faccia, e chi glielo ha detto poi alla mamma.
Che un conto è il porno vero, quello artefatto, quello alla Siffredi e Trentalance, per capirci, quello con le luci sparate e le pose studiate e le bocche spalancate. Un conto, invece, sono gli amplessi reali, filmati da lontano e da vicino, sui visi e sui corpi, sui particolari e sulle emozioni. Senza muscoli, senza makeup, senza filtri.

E, tanto per cambiare, è la donna a far la parte del leone, a darsi (consentitemi) con verità, a recitare la passione, il desiderio, e un pizzico di affetto. E, al limite, a riuscire a star "bene" da sola, anche senza di lui. Che invece oscilla tra l’affascinante e lo scimmione a seconda dell’inquadratura (del viso, ehm), che un po’ si concede ad atteggiamenti di maniera, a qualche vezzo da stallone della porta accanto, labbra arricciate e sguardo bovino perso nel vuoto.
Lei no, per nulla. Pulita come un bicchiere di acqua, porca quanto basta. Roba da far vergognare i gentili signori in platea.

Ecco, poi, vi avverto, non vi aspettate chissà quale profondità di messaggio. È un erotico spintissimo, nulla più. È una storia di sesso tra un lui e una lei, tempo buttato a fare l’amore e ascoltare musica e viaggiare e fumare canne. È una storia che finisce così come è incominciata. Non è niente. E a voler ben vedere, è anche una noia mortale, con questo continuo alternarsi di brani ripresi da concerti live e scene di coito: un po’ come fare zapping tra MTV e il canale hot della pay tv. Capita però che si abbia voglia anche di questo, alle volte, chi può dirlo (e non è certo il peggiore dei mali, dopotutto). Perciò non spenderò neanche due parole per commentare la morale del film, per rivolgere a voi lettori la domanda più inflazionata (esiste davvero il sesso senza amore?), per decidere se alla fine è lei che se ne va o è lui che la lascia andare (che non è mica Nove settimane e mezzo), per criticarne lo squallore o sottolineare quel gran senso di libertà dell’accoppiarsi senza pensieri. La pianto qui e vi saluto e mi dedico ai casi miei. Quali che siano, me lo tengo per me, dato che tra i tanti miei pregi non vi è l’esibizionismo.

Voi, se volete, immaginatevi una serata calda e sonnacchiosa, un libro abbandonato sul tavolo, il divano che vi accoglie, il televisore acceso su questo film, e quindi fate un po’ quel che vi pare, fate un po’ quel che potete per calmarvi i nervi, per pigliare sonno, per togliervi i pensieri dalla testa. Continuate a guardare, oppure spegnete e andatevene a letto, o alzatevi per farvi un panino, o chiamate chi sapete voi e inventatevi qualcosa insieme.
E come diceva quella tizia in quel film che non ricordo più, buon divertimento e che ognuno sia responsabile dei propri orgasmi.
 
 
 
 
 
 
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