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Gomorra? Il film è un bluff

 
Una nostra lettrice ci scrive perplessa per il successo del film di Garrone. Dov'è finito il senso del bello? È un capolavoro o una furbata?
 
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6 giugno 2008
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di Giusi Lorelli
   
Matteo Garrone
Matteo Garrone, regista di "Gomorra"

Premetto che ho una cultura media, sono quanto di più lontano possibile da un "intellettuale" e quando vedo un film il giorno dopo non mi ricordo il nome del regista. Dei miei libri preferiti ricordo giusto qualche momento. Nella vita faccio il tecnico e stasera sono persino andata a vedere Sex and the City insieme ad altre 300 donne coccodé, e non lo boccio neanche, perché come dissero due bravissimi scrittori o forse tre, «la stupidità ha la grazia di una carezza, l'intelligenza invece è una sberla».

Ma torniamo a Gomorra. Ho qualche motivo per ritenere che ci sia un grosso equivoco e cioè che il film sia terribile e che gli incensi della critica siano un facile approdo per menti senza fantasia. Che tutto il polverone intorno alla pellicola sia sorretto da un gigantesco, collettivo mea culpa di convenienza, che col cinema non ha nulla a che fare. E in ultimo, che si faccia confusione tra libro e film.
Gomorra libro è un evento, Gomorra film è il parassita del libro: noi italiani di cinema realista abbiamo illustri esempi, e questo film non è degno.

Che menti ispirate trascurino la tecnica (che conoscono come l'alfabeto) per sfondare delle muraglie sociali e politiche è un conto, ma che questo sistema diventi un escamotage per gente che non ha niente da dire è un altro. Prendiamo Andy Warhol: ha fatto un'operazione intellettuale gigantesca, ma siccome tecnicamente il suo lavoro è semplice, il risultato è che chiunque oggi può decidere di creare "in stile Andy Warhol". Tradotto: ha imparato ad usare la palette Livelli di Photoshop. Per i corridoi di Architettura e Belle Arti è pieno di imitatori di tale cifra stilistica, invece emuli di Caravaggio o Dalì, chissà come mai, se ne incontrano meno. Lo stesso accade nel cinema.

Non basta usare una telecamera a mano per tre quarti di film per essere sperimentali, non basta fare il 90% delle inquadrature sfuocate per essere visionari, non basta prendere attori dalla strada per essere realisti, non bastano i primissimi piani al limite del vomito per essere introspettivi.
Per tutto questo ci sono già Lucignolo e Chi l'ha visto. Certe ricostruzioni di gente scomparsa o morta ammazzata sono messe in scena meglio di Gomorra. Dove diamine è finito il senso del bello?

Nuvole, fiori e persone sono visioni? No, sono cose che esistono e non raccontano nulla di più di ciò che sono. La visione è un'immagine che racconta una verità assoluta inesprimibile a parole.
In Gomorra non ci sono visioni, ci sono solo immagini scadenti, presuntuosamente spacciate per sperimentazioni d'autore, che ricalcano malamente cliché triti e ritriti. Non c'è nulla che non si possa vedere andando a Scampia, nulla che la realtà delle cose non dica già. Non c'è il potere immaginifico e trasfigurante che dovrebbe essere dell'artista e dell'uomo in generale.

Quindi per favore, ditemi pure che il film vi è piaciuto, su questo non discuto, ma i capolavori sono altri. E lasciamo stare simboli e visioni che sono la cosa più sacra che abbiamo.

 
 
 
 
 
 
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