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Addentrandoci nel deserto della regione di Ica, troviamo Nasca. Questa piccola città appare come un'oasi; nonostante soffra del problema dell'acqua, qui troviamo vasti campi coltivati e molte piante. L'insediamento di Nasca risale al 300 a.C. e si è sviluppato autonomamente tramite le tribù nazca che vissero in questo luogo. Nel 600 d.C. arrivarono gli Inca che annetterono Nasca al loro impero. Le storie della Storia si ripetono.
Nasca è famosa nel mondo soprattutto per le sue linee nel deserto circostante, ma le testimonianze dell'antica civiltà preincaica sono molte e andrebbero conosciute meglio. Una, tra quelle che meritano una visita insieme al cimitero di Chaucilla e le piramidi di Cahuachi, è l'acueducto de Cantallo, un acquedotto ancora oggi utilizzato: una sorprendente opera di ingegneria idraulica. Io e Anna abbiamo deciso di visitarlo e Carlos, la nostra guida, è orgoglioso di mostrarci e spiegarci il funzionamento di questa opera. Nella sua esposizione traspare l'amore per la sua terra unito alla voglia di continuare una storia di intelligenza e civiltà. Carlos racconta che Nasca deriva dalla parola quechua nanazca, che significava tierra del sufrimiento y del dolor, ma a me questa oasi sembra che avesse risolto il problema di convivenza con la natura di pietra e sabbia del luogo. Sebbene con molte difficoltà l'uomo era riuscito a vincere quella natura estrema.
L'acqua intercettata nella discesa dalle montagne, viene convogliata in tunnel sotterranei che garantiscono l'irrigazione agricola ed il bisogno degli uomini. Visitando i pozzi di perlustrazione dei tunnel, che incanalano l'acqua, si rimane sbalorditi: i sentieri che scendono a spirale per molti metri sono sopravvissuti al tempo e ai terremoti. A Nasca c'è sempre il sole, piove un solo giorno all'anno, ma ancora degli oltre 600 acquedotti costruiti dalla civiltà nazca, ne restano attivi una quarantina. Sono quelli che garantiscono ancora oggi l'acqua alle coltivazioni esistenti. Ma Nasca vuol dire linee misteriose, e allora io ho prenotato un volo per osservarle dal cielo; un volo solo, poiché Anna sa che per lei volare su quei piccoli aerei sarà un sufrimiento.
La curiosità di osservare le linee dall'alto per me è tanta: ma chi avrà fatto quei dibujos, quei disegni, e perché? Sono disegni con una forma stilizzata che tutt'ora paiono attuali. Chi sarà stato il Picasso dell'epoca? Le ipotesi sono tante ma nessuna può considerarsi definitiva. Il mistero così permane. Anch'io ho azzardato un'ipotesi: sono un omaggio al Dio Sole. Le linee disegnano animali, piante, forme di vita che vengono 'ricordate' al Sole per chiedere clemenza o doni; per questo motivo dovevano essere visti solo dall'alto. Una ipotesi religiosa. Come siano state eseguite però è difficile stabilirlo. Le linee di Nasca sono un richiamo turistico incredibile. Nel piccolo aeroporto di Nasca si trovano turisti di ogni nazionalità del mondo: greci, statunitensi, australiani, giapponesi, francesi, tedeschi...io ero l'unico italiano, ma si sa', la stagione dove si possono trovare turisti italiani in ogni luogo del mondo è agosto e allora... Via al volo. Anna aveva ragione, poiché quel malessere da lei previsto l'ho provato poi tutto io. A pensare che l'amica Monica mi aveva consigliato di allungare una propina, una mancia, al pilota per allungare il volo. Qualche foto e ripresa video aerea sono riuscito a farla, ma ad un certo punto dopo l'ennesima virata del pilota per mostrarci i disegni, tra mille linee rette, ho desistito. Bueno. Bien. Veo. Miro...Gracias...basta...non me interesa mas...gulp.... Questo è stato il dialogo a bordo. A bordo del piccolo velivolo, insieme a me due coppie- una inglese e l'altra giapponese- ed anche la ragazza inglese si è trovata nella mia stessa condizione. Gli altri ridevano.
A Nasca io ed Anna abbiamo alloggiato presso la Casa Andina, un hotel di una catena di alberghi peruviani che consiglio a tutti: ambienti luminosi, pulizia, gentilezza e molti servizi tra cui la connessione internet inalambrico, ovvero senza fili, gratuita. Ora a me ed Anna ci aspettano 8-9 ore di bus semicama - bus con poltrone reclinabili con lo spazio da diventare un semi letto. Il sufrimiento, se ci sarà, sarà a tierra. Partenza alle ore 11 della noche, arrivo previsto ore 7,30 de la ma´nana. Ci attende Arequipa, la ciudad blanca
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