Dopo 16 ore di volo io e Anna siamo arrivati a Lima, 'la ciudad do los reyes'. 1 ora per Roma, 11 per Caracas e 4 per Lima. All'areoporto il chofe dell'Hostal Posada del Parque, dove allogeremo due giorni ci porta a destinazione. Sono le ore 21 locali, ma il nostro orologio segna le 4 di mattina. Per me e mia moglie è notte fonda, siamo storditi e decidiamo di andare a dormire subito. L'hotel segnalato dalla guida e contattato tramite internet, non è come viene descritto: la pulizia è scarsa e i mobili sono alquanto vecchi. Pazienza.
L'impatto con Lima, una megalopoli di 8 milioni di abitanti, la fa sembrare una Napoli moltiplicata per 5...e di 5 volte è anche la grandezza geografica del Perù rispetto l'Italia. A proposito di Napoli, sono partito da Roma con i quotidiani che annunciavano il prossimo Consiglio dei Ministri a Napoli, dove l'emergenza spazzatura si assommava a quella dei clandestini e degli zingari. L'impressione è che i rifiuti invece di diminuire aumentino e con loro anche quelli della nostra società: i rom incarnano appieno questo sentimento di rifiuto; gli zingari sono la nostra ombra, sono l'aspetto più nascosto della nostra psicologia; conservano tutto quello che non vorremmo per noi.
Ora a distanza di migliaia e migliaia di chilometri i problemi di casa nostra rimbombano sotto una lente diversa, ma ugualmente non ci risparmiano di fare i conti con una umanità sempre in perenne ricerca.
Il traffico di Lima è caotico all'inverosimile. In buona parte è composto da taxi; taxi di tutti i colori e di ogni tipo e forma, come gli autobus, i colectivo, i combis, che sono furgoni che trasportano 15, 20 persone prese al volo lungo il tragitto. L'aria che si respira è smog puro, altro che euro 3 o euro 4, i parametri di inquinamento, qui ogni mezzo marciante per le strade, ha via libera e soprattutto si fa sentire: i clacson sono suonati ininterrottamente e qui non sarete voi a cercare il taxi, ma è il taxi che cerca voi: vallo a spiegare ai tassisti italiani.
Sto pensando, guardando ai bordi delle strade le tante persone con delle bancarelle che cercano di vendere sandwich e gasosas, come milioni di uomini si alzino ogni mattina nel mondo con il problema di mettere insieme qualche soldo per soddisfare i bisogni primari della vita: trovare cibo e calore...in tutti i sensi.
A vedere però il traffico l'altro problema vitale risulta la mobilità. Muoversi diventa importante come mangiare. Sarà per questo che qui a Lima c'è un taxi ogni 7 auto? Così dice la guida, ma a me pare sia un errore: i taxi sembrano 7 per ogni auto privata.
Il giorno seguente io e Anna ci avventureremo per il centro città: una scommessa, dopo le numerose raccomandazioni di stare attenti a non farci derubare, di tornare ancora con le cose con cui usciremo. La visita d'obbligo è Plaza San Martin, Plaza de Armas, e l'Iglesia de San Francisco. Dal nostro hostal al centro ci sono 15 minuti a piedi e dopo una tappa al Banco de la Nacion, per cambiare i dollari USA in soles peruviani, siamo riusciti a visitare tutto senza grandi patemi. Tutto bello. Dobbiamo dire che la policia era ad ogni angolo di strada e davanti ad una chiesa abbiamo trovato anche la policia canina. La foto con un groso cane con la museruola di cuoio, non poteva mancare.
Ma l'avventura l'abbiamo trovata positivamente il giorno seguente, l'ultimo giorno a Lima dove abbiamo incontrato un grande corteo dove si manifestava per il diritto all'acqua. Ebbene io e Anna non abbiamo resistito e ci siamo infilati percorrendo un lungo tratto con i manifestanti. Tutti ci gurdavano con curiosità, d'altronde eravamo forse gli unici turisti stranieri a essere al loro fianco: grandi sorrisi e orgoglio di essere solidali con loro. Ci siamo defilati in prossimità della Chinatown presente a Lima da due secoli: una comunità che vanta oltre 200.000 cinesi. La curiosità era forte e allora io e Anna ci siamo inoltrati senza pensarci. Vicino a questa città nella città cinese c'è il Mercado Centrale che scopriremo dopo è uno dei luoghi piu' pericolosi della città...ebbene ne siamo usciti indenni, forse anche perchè chi non ha paura non la trasmette. Ho sempre pensato che la positività aumenta le difese. Questo forse ci ha aiutato. Domani saremo a Pisco e allora sarà tutta un'altra storia. Speriamo.