Concedetemi un po' di spazio.
Uno spazio astratto, una volta tanto, privo di quelle "cose pratiche" che ci piacciono perché il fare sembra più urgente del parlare, in fatto d'ambiente e non solo. Ma ci sono volte in cui una riflessione si impone.
Da tempo so dell'esistenza di "movimenti ambientalisti" che si richiamano a tesi politiche di destra: non è una novità, sono citati in alcuni romanzi scandinavi (non chiedetemi quali, li ho letti troppo tempo fa) pubblicati da Iperborea. Il fenomeno, infatti, è rimasto abbastanza lungo confinato nel Nord Europa, dove la salvaguardia della Terra per alcuni finiva per sconfinare nella difesa della propria terra - contro gli stranieri, principalmente - e per richiamarsi addirittura al nazismo. Uno sbocco storicamente già visto, salvo che chi lo ripropone forse non sa che Hitler, dopo aver sfruttato i gruppi vegetariani e di difesa dell'ambiente per la sua ascesa al potere, senza neanche aspettare troppo mandò nei campi di concentramento gli esponenti di quegli stessi gruppi. Insieme agli ebrei, agli zingari, ai gay, ai comunisti e ai "devianti" in genere.
Tutto ciò fino a un po' di tempo fa non riguardava, di fatto, il nostro Paese. Qualche minoranza di destra c'era anche qui, nel panorama dell'ambientalismo, ma era appunto sparuta minoranza: per il resto, da noi l'ambientalismo-ecologismo non si è mai riconosciuto del tutto nello schieramento "di sinistra", ma ha comunque percorso tratti di strada insieme a quello ed ha sempre preso nettamente le distanze dalla destra.
Oggi che molte cose sono cambiate, mi capita di trovare, in un sito che si richiama esplicitamente alla destra, un'esortazione ad adottare "comportamenti più ecologici". Chiarisco subito: non mi interessano nè la tessera nè la fede politica di chi risparmia l'acqua, tanto per dirne una. Ben vengano i "comportamenti ecologici" di quante più persone possibile, ovvio.
Ma ho, e per questo ne parlo qui, una difficoltà di ordine personale: mi è infatti difficile pensarmi come una persona che fa discorsi del tutto "neutrali" e basta. Questo blog non è il luogo adatto per parlare di politica e, d'altro canto, sono davvero convinta che spesso si parli davvero troppo e si faccia sempre troppo poco: per questo ho scelto di raccontare la vita pratica di un'ecologista invece che le sue elucubrazioni. Però mi piace almeno ogni tanto ricordare che le elucubrazioni, dietro, ci sono.
E anche in questo momento in cui è doveroso, da parte di chi in qualche modo si identifica ancora con uno schieramento progressista, mettere in discussione molte categorie mentali, le mie riflessioni mi hanno infine portato ad un conclusione: non esiste difesa della Terra, dell'ambiente, della natura senza una "cultura della solidarietà". Sarà leggenda o fumetto, ma il nativo americano che (come del resto molti altri popoli) chiede il perdono dell'animale che uccide si conquista all'istante la nostra stima, chè sentiamo quanto è più etico, più giusto, il suo comportamento di fronte al nostro arraffa-arraffa; e senza che ce lo spieghi nessuno identifichiamo il rispetto con la tutela dell'ambiente, perchè così è.
Non è solo questione di cuore, sebbene un po' lo sia: è che esistono ormai molti studi che dimostrano come la strategia vincente, in qualsiasi ambito, sia proprio quella della solidarietà, di quel lavorare comune che permette di ottenere più vantaggi per tutti.
La solidarietà, insomma, è sostenibile proprio perchè ottimizza la resa- provate a pensarci, vengono in mente un sacco di esempi - mentre l'egoismo con il suo terribile corollario di xenofobia e sfruttamento si traduce in uno spreco di risorse, umane e materiali.
A prescindere quindi dalle etichette, anche loro entrate in crisi, credo che i comportamenti più corretti e sostenibili non possano rimanere avulsi da un riflessione più generale, e questo è il vero senso delle piccole pratiche quotidiane. Chè il mondo non sarà forse salvato dalla scelta di bere tisane invece che bibite o di non comprare l'acqua in bottiglia: ma è già più probabile che, se qualcosa può salvarlo, sia l'abitudine a interrogarsi sul perchè delle proprie azioni e su come migliorarle.