Ha tanta energia e creatività da far invidia a uno studente, l’Umberto Albini che in questi giorni varca la soglia degli ottantacinque anni. Nonostante la vista indebolita e un ginocchio che lo fa impazzire da un po’ di tempo, non passa giorno che papà Albini non produca uno scritto, un pensiero o semplicemente una battuta.
Nato a Savona nel 1923, Umberto Albini, studente impegnato presso gli Scolopi, dove fu Principe dell’Accademia e al Liceo Chiabrera, ha studiato Lettere Antiche prima alla normale di Pisa e poi si è laureato a Genova nel 1945. Negli anni del liceo e dell’università ha vissuto la Guerra, la partigianeria e la Resistenza. Fu iscritto al PCI in tempi in cui esso era ben lontano dall’aspirare a essere un partito di governo.
Ha lavorato a lungo a Firenze, città dove sono cresciuta, è tornato alla sua Liguria negli ultimi anni sessanta, dove il resto della famiglia, mamma e mia sorella Francesca lo ha raggiunto nel 1969.
La sua carriera è costellata di successi, eppure è sempre stato molto schivo, pertanto Genova non ne ha fatto una sua icona, come di altri uomini di teatro e conoscitori dei classici, tra cui Edoardo Sanguineti o l’amico Vico Faggi.
Le sue grandi passioni sono sempre state il teatro Greco e la letteratura ungherese, anche se il suo primo amore è stata l’oratoria; mi raccontava che il vero primogenito, prima della mia nascita, è il suo libro su Lisia. Papà ha tradotto moltissime tragedie, e queste sono state rappresentate in tutta Italia, in varie edizioni e anni, per la freschezza, la modernità e l’abrasività del suo linguaggio. Indimenticabile per me una Medea recitata da Branciaroli, le Baccanti, e la sua Ecuba, portata in scena appena due anni fa, nella stagione 2006, a Siracusa.
Il mondo del teatro lo ha sempre affascinato e ha collaborato con illustri registi, tra cui Aldo Trionfo. Ha lavorato a lungo con entusiasmo, anche se non privo di problemi, sia con lo Stabile che con il Teatro della Tosse a Genova, dove sono stati rappresentati anche testi suoi, tra cui Viva la pace, tratto da Aristofane (1988) e un’interpretazione di Teodora di Bisanzio.
Tra le attrici e persone di cultura liguri che sono state importanti nel suo lavoro teatrale e nella sua stima voglio citare Carla Peirolero e Lele Luzzati, di cui abbiamo collezionato molte opere. Pochi mesi or sono, il 14 dicembre 2007 ha parlato di Elettra a Mentelocale.
Spesso ha collaborato con Margherita Rubino, presidente dei Buonavoglia, tra le più note protagoniste e registe delle attività culturali genovesi.
Papà Albini è stato inoltre tra i primi a portare in Italia il teatro e la poesia ungheresi, traducendo da questa lingua affascinante, e rendendo noto da noi il drammaturgo Miklòs Hubay e numerosi poeti, tra cui Varga Tamas, Jozsef Attila, Gyula Illyés, and Sandor Petofi. È Doctor honoris causa dell’Università di Budapest. È stato insignito della medaglia d’oro per la cultura sia dal governo ungherese sia dal governo italiano.
Hubay frequentò a lungo casa nostra a Firenze, come pure molti altri illustri letterati e umanisti.
È stato Preside della Facoltà di Lettere e Filosofia negli anni Settanta (il decennio lungo del secolo breve… ), periodo storico ora di nuovo alla ribalta, direttore del Dipartimento di filologia classica presso l'Università di Genova (DARFICLET) e presidente dell'Inda (Istituto Nazionale del Dramma Antico) di Siracusa.
Ha pubblicato edizioni critiche di oratori greci, saggi di critica teatrale e di letteratura bizantina. Saggista prolifico, con una verve scrittoria che rende la vita greca attuale, ha pubblicato per Garzanti: Nel nome di Dioniso (1991); Atene: L'udienza è aperta (1994); Riso alla greca (1997), Euripide o dell'invenzione (2000), Atene segreta (2002), Maschere Impure (2005).
Il lavoro in casa editrice ha consolidato le amicizie con Gina Lagorio, Tiziano Rossi, Giovanni Raboni, Silvio Riolfo e creato quella con il grande editore Livio Garzanti, grazie allo staff del quale passò periodi culturalmente indimenticabili a Milano.
Ha collaborato anche giornalisticamente con Repubblica di Genova e col Secolo XIX.
Papà ha sempre ascoltato e incoraggiato colleghi e allievi, lavorando con amicizia e generosità.
A me ha insegnato i grandi valori della vita: lealtà, amicizia, fede politica, impegno nel lavoro. Vivendo a lungo a Firenze, poi a Venezia e a Genova, ho condiviso con la mia famiglia le città d’arte e sono stata educata alla Bellezza, in arte, poesia, letteratura.
Per questi valori e per la sensibilità ereditata ho spesso sofferto, ma ciononostante con mio marito Douglas li ho trasmessi a mia volta ai miei figli Thomas e Silvia, come strumenti di conoscenza.
L'animo di Umberto Albini si è espresso anche in poesia. La maggior parte delle liriche sono rimaste nel cassetto. Alcune le ha pubblicate con Frilli, nella raccolta Cronache - Il lungo viaggio, dove narra l'amore per la compagna di vita, mia madre Giovanna, la guerra e la libertà.