Oggi i bambini/e sono innanzitutto di mamma e di papà (prolungamento nel futuro e proiezione del passato), così vivono uno stato di dipendenza pressoché totale, dal quale si allontanano, sempre più lentamente, per vivere la propria fanciullezza e adolescenza come un lungo periodo di attesa di cui la scuola riempie e giustifica il vuoto, in nome di una preparazione alla vita fatta di situazioni false e astratte, di finzioni. È subire un mondo in cui vi è molto dell'assurdo, partecipare ad un universo concepito come anticamera dell'età adulta, essere coccolati, vezzeggiati, puniti, lusingati senza che azioni autonome siano previste espressamente come possibili decisioni prese indipendentemente dall'adulto.
Parafrasando Foucault, si può dire che da uno stato di costrizione-assunzione di potere sui corpi, l'educazione si sposta sempre più sui livelli psichici, affettivi, intellettivi (e, spesso, su costrizioni e violenze a questo livello).
Quando iniziano a frequentare la scuola, bambine e bambini sono sottratti all’universo palpitante degli interessi, delle curiosità, dei problemi autentici (ma anche dai bisogni indotti dalla precoce esposizione al plagio televisivo o dalle convenienze–convenzioni–convinzioni degli adulti) e segregati in un ambiente emotivamente controllato, quando non asfittico, e cognitivamente angusto, protetto da schermi invisibili, eretti da annose consuetudini pseudodidattiche e incardinati in un sistema di regole ferree quanto inconsistenti.
Un mondo inquietante, un corpo separato (dal territorio, dal quotidiano) che non ha ponti verso l’esterno e nemmeno al suo interno (tra bambino e bambino, fra classe e classe); una sorta di satellite artificiale della società sul quale sono relegati gli individui per un addestramento all’esistenza, piuttosto estraniante: si vive una simulazione distorta, una virtualità sterilizzata dove tutto, o quasi tutto, è artificioso, fasullo, al più verosimile
Gli uomini nascono ignoranti, non stupidi; la stupidità è il risultato dell’educazione
Bertrand Russel