Gli abitanti di alcune cittadine balcaniche sono legati a tradizioni parecchio strane. Del tipo: durante una giornata di pioggia tutte le donne del paese si danno appuntamento su un prato e lì si toccano le tette intonando nenie. Non contente, tirano su il gonnellone e corrono nude.
Non ho letto questa storia su un libro: si tratta del primo dei sette cortometraggi (Balcan Erotic Epic, di Marina Abramovic) che compongono il film Destricted.
Me l’avevano descritto come un pornazzo, e invece. Invece è proprio un pornazzo. Signore balcaniche a parte, i registi coinvolti - Matthew Barney, Marco Brambilla, Larry Clark, Gaspar Noé, Richard Prince, Sam Taylor Wood - puntano su immagini decisamente esplicite. Anche se non dimenticano il contenuto. Il protagonista di Death Valley, ad esempio, passeggia in un parco naturale americano. Poi si spoglia e si masturba. Intorno a lui solo le montagne. Direte voi: embeh? Un gesto di vita nella Valle della Morte, dico io. Ma forse è solo un’interpretazione personale.
Il fotografo e filmmaker Larry Clark propone invece un reality show a tema sessuale: protagonista un gruppo di ragazzini alle prese con un provino. Per essere scelti, però, non basta raccontare qualcosa di sé. Bisogna anche spogliarsi. Il regista seleziona un fortunato e lui, a sua volta, potrà scegliere una ragazza (una pornostar... n.d.R.). Requisiti fondamentali: l’aspetto fisico e l’intraprendenza. Lui sceglie lei, i due si piacciono. Quel che accade dopo lascia ben poco spazio all’immaginazione.
L’italiano Brambilla è il più casto di tutti. Il suo film assomiglia ad un videoclip: scene erotiche tratte da numerosi, celebri lungometraggi, sono montate con un ritmo frenetico come a creare un'unica sequenza.
Mentre la maggiorata protagonista di Housecall, diretto da Richard Prince, assomiglia tanto alle giunoniche eroine di Russ Meyer.
Non sono solita vedere pornazzi (una ragazza per bene deve sempre precisarlo, no?), ma devo ammettere che questa immersione nel mondo del “porno sì, ma con arte” mi ha divertita parecchio. Quasi quasi la prossima volta mi dedico ai soft-core di Meyer. Vi farò sapere.