La roto-tanica: design per l'Africa

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Un gioco-oggetto per trasportare acqua senza fatica. L'idea da due genovesi. Dopo una tiepida accoglienza, l'appoggio dell'Unicef

Martedi 8 aprile 2008

Spesso le idee più semplici sono anche le migliori. E cosa c'è di più ovvio dell'invenzione della ruota?
Francesco Anderlini e Stefano Giunta, due venticinquenni genovesi laureati in disegno industriale, l'hanno capito bene, e dall'idea della ruota hanno fatto un passo avanti progettando la “roto-tanica”, un oggetto dal concetto semplice e allo stesso tempo innovativo per trasportare fino a 30 litri d’acqua senza fatica.

Tutti conosciamo le immagini di donne e bambini costretti a percorrere chilometri sotto il sole trasportando contenitori pieni di acqua e tutti sappiamo quanto stia diventando sempre più drammatico il problema dell'approvvigionamento idrico in moltissime regioni del mondo.
I due designers, con la loro filosofia de Il design inteso non come inutile estetismo dell’oggetto, ma come utile oggetto estetico, hanno unito preparazione professionale, creatività e una particolare sensibilità nei confronti delle tematiche umanitarie per risolvere, in modo poco costoso ed efficace, il trasposto dell’acqua.

La roto-tanica è in poche parole una tanica di plastica ermetica e igienica posta all'interno di un copertone e collegata a una carriola per un agevole spostamento. L'oggetto è caratterizzato da due principi base: l'ispirazione al gioco, perché spesso il copertone usato è l’unico “giocattolo” dei bambini nei paesi in via di sviluppo, bambini che sarebbero poi i principali fruitori della roto-tanica, e il riutilizzo e la valorizzazione di materiale di scarto come la plastica e i pneumatici. Francesco e Stefano hanno realizzato un oggetto non solo estremamente utile ma hanno cercato il più possibile di rispettare, nelle forme e nei materiali, le tradizioni dei luoghi dove verrebbe effettivamente utilizzato; la tanica, talaltro, è concava in maniera tale da permetterne, volendo, il trasporto anche sulla testa una volta scollegata dal manubrio.
In un mondo ideale un’idea intelligente e utile come la roto-tanica sarebbe già in produzione e contribuirebbe ad alleviare il problema dell'acqua. Nella realtà, purtroppo, non è così.

A oggi l'interesse delle istituzioni e dei media nei confronti del progetto è stato piuttosto tiepido: l'Università, con l'eccezione di alcuni professori personalmente coinvolti, anziché promuovere il lavoro dei due inventori si è dimostrata poco sensibile, e da parte di Comune, Provincia e Regione non si è andati al di là di una dichiarazione di intenti senza alcun seguito concreto.
Nonostante l’accoglienza non proprio elettrizzante Francesco e Stefano non si sono dati per vinti e, dopo avere tutelato tramite brevetto la loro “creatura”, hanno iniziato a contattare personalmente altre istituzioni con lo scopo di arrivare a un utilizzo concreto della roto-tanica. Finalmente sono arrivati i primi riscontri, dall'UNICEF, che sta promuovendo il progetto, a H2O Milano che ha inserito la roto-tanica all'interno di una mostra intercontinentale sul tema dell’acqua. Più recentemente, la roto-tanica è diventata protagonista del video di Dare to live (Vivere), il singolo di Andrea Bocelli cantato insieme a Laura Pausini. Il video, girato in Africa, nasce a sostegno del progetto “Vivere” di ActionAid, l’organizzazione internazionale che da anni lavora per sconfiggere la povertà e sta contribuendo largamente alla promozione della roto-tanica.

Al di là dell’importante promozione, però, manca ancora il tassello più concreto per la realizzazione della roto-tanica: i soldi. Facendo due conti, per una produzione iniziale di 1.000 pezzi servirebbero circa 60.000 euro (comprensivi di spese di certificazione, test e realizzazione dello stampo iniziale) che verrebbero comunque ammortizzati in relazione a volumi di vendita maggiori, una cifra spaventosa per noi comuni mortali ma sicuramente inferiore alle spese di rappresentanza di tante società. In un'era in cui, piani piano, ci si sta rendendo conto di quanto il coinvolgimento in progetti “etici” sia un valore aggiunto per società e multinazionali, speriamo che si faccia avanti uno sponsor generoso per evitare che la roto-tanica rimanga un progetto valido ma irrealizzabile.

Francesca Da Ros
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