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L'impresa è titanica. Una mostra che vuole mettere in prospettiva cinque secoli di arte, letteratura e storia del nostro paese. Anzi, "nel" nostro paese: perché i protagonisti, quelli che ci accompagnano lungo il percorso espositivo, sono i grandi nomi della cultura mondiale.
Dico subito che la mostra è riuscita bene e che se ve la perdete fate un grosso errore. Mettete però in conto che è impegnativa. Frutto di tre anni di lavoro, raccoglie circa ottocento pezzi in quattordici sezioni. In ciò sta l'eccezionalità e la ricchezza, in ciò sta la difficoltà della mostra. Perché se ne esce stremati, nel fisico (un chilometro e mezzo di percorso, due ore e rotte per una buona visita) e nella mente.
Molte e bellissime le opere d'arte. Fra tutte, un plauso ai ritratti, su marmo o su tela, non conta, tutti - compresi quelli di nomi meno noti - molto belli. La felicità nella scelta dei ritratti è dovuta al sincero amore di Marcenaro e Boragina per i personaggi che ci presentano. Non sto ad elencare i capolavori da non lasciarsi scappare: quando ci sarete davanti li riconoscerete subito. Mi riprometto di farci un articolo ad hoc in futuro. Bastano i nomi di Raffaello, Tiziano, Michelangelo, Botticelli, Mantegna, Rubens e Van Dyck? Penso di sì...
Fra i cimeli storici, il primo manoscritto di A Silvia di Leopardi e la prima stesura di Così fan tutte, di pugno di Mozart.
Il primo personaggio è Montaigne, in Italia alla fine del '500 per curarsi i calcoli renali con le acque. Con lui facciamo conoscenza delle ville medicee, dei giardini vaticani e di Tasso. Poi è la volta di Rubens e di Genova. Finalmente si vedono le mitiche stampe dei palazzi.
Seguono a Ruota Montesquieu (Torino, Milano, Bologna) e De Sade, inseguito dalla polizia e intento a scrivere Justine, e Winckelmann, l'inventore dell'archeologia. Con la figura di Goethe il paesaggio prorompe imperioso: Napoli, la Sicilia, soprattutto il Vesuvio.
La Liguria torna nelle figure di Byron, Shelley, Dickens e Flaubert. Ecco delle vedute della Genova d'inizio Ottocento: splendida. Si finisce in bellezza con Browning e Henry James.
Sobrio e semplice l'allestimento, perfetta l'illuminazione. Peccato per l'horror vacui imposto dalla mole di opere: non un metro libero, non una pausa. A volte si fatica perfino a percepire lo stacco fra una sezione e l'altra.
Ma se volete finalmente vedere una mostra in cui le opere d'arte, i dipinti, le statue, e i libri che vi hanno fatto studiare al Liceo prendono vita, non potete perdervi questo Viaggio in Italia.
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