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Sto leggendo con passione il botta e risposta sugli spazi per la cultura a Genova. In particolare l'intervista di qualche giorno fa a Vincenzo Spera. Su molti punti sono d'accordo con Vincenzo. Non sul fatto che ci siano troppi teatri però. Anzi, ahimè, ce ne sono troppo pochi. Ora spiego cosa intendo.
Ha ragione Spera quando dice che a Genova se si parla di spettacolo dal vivo si parla di teatro di prosa. Questa forzatura deriva dal fatto che Genova ha un grande teatro di prosa, lo Stabile di Genova. Dopo il Piccolo di Milano, indiscutibilmente il più importante in Italia. E quindi è facile, quando si parla di teatro pensare a quel Teatro. Ma è vero che mancano spazi con una programmazione musicale continua, varia, intelligente, con una precisa linea artistica. Ed è vero che non ci sono spazi in “condivisione”. Il Teatro Stabile di Torino ad esempio ha creato strutture in condivisione (uffici, sale prova, teatro) per le compagnie di teatro ragazzi. È un modo di lavorare oggi (grazie anche a mezzi tecnologici più agili) possibile.
È vero poi che le sale esistenti vengono utilizzate poco. Se si guardasse la programmazione giornaliera dei teatri si vedrebbe che molte sale aprono meno di 80 giorni in un anno; sicuramente vengono utilizzate anche per le prove delle compagnie ma, ciò nonostante, si sa perfettamente che molte giornate restano libere così come restano libere molte ore all’interno della fascia oraria giornaliera. Insomma sono patrimoni, le sale teatrali, troppo spesso considerati come piccoli feudi o status simbol e non come impianti industriali da far funzionare e rendere almeno 12 ore al giorno. Anche a livello di pubblico poi non tutti i teatri riescono a cavare la massima resa dalla sala: se si legge attentamente il Giornale dello Spettacolo, si vedrà che a Genova, a fronte di alcune sale che raggiungono il 95% di utilizzo sala (vale a dire il 95% dei posti viene venduto ogni sera di spettacolo), altre non superano il 45% dei posti occupati. In molte città italiane i teatri restano poi aperti fino a luglio (con l'aria condizionata) e riaprono a metà settembre. A Genova si chiude a Maggio e si riprende ai primi di Ottobre. Anche queste sono giornate in cui le sale costano e non rendono.
Vi è poi un sostanziale imborghesimento delle sale più piccole che cercano di diventar grandi. Non è un giudizio, solo una constatazione: ci si presenta a settembre “ordinati”, con la stagione, il programma di sala, gli abbonamenti o i carnet etc. etc., manca nelle sale piccole l'odore di marcio e piscio di gatti che era un tempo delle “cantine” ma che oggi è del fertile sottobosco napoletano ad esempio; manca quella “fame rabbiosa” e costruttiva di chi capisce che la torta è una e che se si vuole mangiare si deve mangiare con le mani e che è inutile trattare con chi da generazioni mangia con le posate: non ti lascerà neanche le briciole. Finché le situazioni che ho appena elencato persisteranno, non c’è dubbio che abbia ragione Vincenzo Spera: i teatri sono anche troppi.
Ma se, come mi auguro, questi scompensi fossero recuperati (o perché qualche illuminata amministrazione si deciderà a mettere mano agli individualismi del settore o perché la Natura darwinianamente farà il suo corso) allora si vedrebbe che, in proporzione agli abitanti, gli spazi per la Cultura dal Vivo sono ancora pochi, si potrebbero differenziare di più, avere linee artistiche davvero diverse e aprirsi a tante offerte che in questi anni non hanno mai sfiorato Genova.
* Direttore Teatri Possibili Liguria
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