Luis Nero ha 30 anni e fa il regista. Su mentelocale.it avevamo già parlato di lui e del suo film Pianosequenza che, come dice il titolo stesso, è stato girato in un'unica ripresa, senza stacchi di montaggio. Un esperimento singolare – il primo ad utilizzare questa tecnica era stato Alfred Hitchcock nel suo film Nodo alla gola – che ha fatto parlare del regista torinese, tanto che nel film Hans, successivo a Pianosequenza, Luis ha offerto il ruolo di protagonista a Franco Nero. Stesso cognome, nessuna parentela ma grande feeling tra il regista e l’attore, tanto che la collaborazione tra i due ha avuto un seguito con La rabbia, il nuovo film diretto da Luis, di cui Franco Nero è protagonista e co-produttore insieme ad Altrofilm, casa di produzione creata dal giovane regista.
Ma l’attore di Querelle de Brest e Tristana non è l’unica star a recitare in questo film italiano indipendente: accanto a lui ci sono Faye Dunaway, Corin Redgrave, Giorgio Albertazzi, Philippe Leroy, Lou Castel, Arnoldo Foà, Tinto Brass, Jun IchiKawa e il critico cinematografico Gregorio Napoli. La canzone originale è di Luis Bacalov, Premio Oscar per le musiche de Il Postino.
Ma come li hai convinti a dirti di sì?, chiedo subito a Luis. «L'importante è presentarsi bene e credere nel proprio progetto». Davvero basta questo? «Non passerei mai attraverso i clientelismi».
Luis ha capito che il successo di un film passa anche attraverso una buona promozione: in questi giorni lo si è visto spesso ospite a trasmissioni televisive – da Markette a La vita in diretta – ma la vera novità è stata l’anteprima mondiale a Los Angeles: «un vero successo», racconta Luis, «c’è stata una grande affluenza di pubblico, anche perché in America Franco Nero è una vera e propria star. Qui invece stiamo dietro a Scamarcio…», commenta il regista sarcasticamente.
La rabbia vuole denunciare un cinema che ha perso di vista la sua missione artistica iniziale: elevare l'animo umano. Oggi invece è semplicemente un'industria. La storia narra di un giovane regista (interpretato da Nico Rogner, attore teatrale franco-tedesco) che tenta disperatamente di realizzare un film. La visione del mondo da parte del protagonista muta in relazione agli stati di paura e determinazione che si alternano nella realizzazione del suo progetto. Agli incontri del regista con due amici sceneggiatori (Corso Salani e Giampiero Lisarelli) in un bar fumoso, o con il vecchio mentore (Franco Nero) sotto il dehors di un locale deserto, fa da sfondo un paesaggio onirico e spettrale. Non manca la figura mitica del produttore (Corin Redgrave è quello intellettuale, Giorgio Albertazzi quello commerciale e Tinto Brass, manco a dirlo, il produttore erotico) personaggio centrale per il raggiungimento dello scopo.
«Il film è in parte autobiografico», continua Luis, «la storia si basa sulle esperienze che io stesso ho vissuto. La figura del produttore è stereotipata, ma assomiglia molto a certe persone con cui ho avuto a che fare in questi anni».
Ma il mondo del cinema è davvero così malato? «Purtroppo la situazione non è delle migliori, ma intravedo la possibilità di una rinascita. Io sono un regista che ha qualcosa da comunicare, spero di essere in buona compagnia».
La rabbia è il primo di una trilogia di lungometraggi dedicati al cinema e alla sua storia: «ho trovato ispirazione nei film di Federico Fellini. In una scena de La rabbia il suo spirito compare al mentore. Franco Nero ha voluto fortemente girare questa scena, dato che il regista riminese era un suo caro amico. Io lo ammiro molto: Fellini riusciva a raccontare la verità attraverso immagini oniriche».