Ho letto tanti interventi fino ad oggi e ho notato come un'alta percentuale di questi fossero da parte di uomini. Sia ben chiaro che non mi definisco una femminista e che un aborto riguarda la coppia e non solo la donna, ma ho letto tante di quelle superficialità proprio perché l'esperienza al maschile resta anni luce lontana da quella femminile. È stato il mio stesso compagno che ha condiviso con me ogni istante prima, durante e dopo l'intervento ad averlo ammesso.
In quei giorni abbiamo pianto insieme ma ancora oggi è lui il primo ad affermare che le sue lacrime non sono state sicuramente pesanti come le mie. Fatta questa premessa, sono due gli aspetti che non ho ancora trovato citati in questo dibattito.
Il primo riguarda il fatto che quando si parla di aborto si citano solo le donne/coppie con difficoltà economiche. È vero che una seria politica sociale aiuterebbe tante donne/coppie a scegliere di non interrompere una gravidanza, ma vorrei far notare che anche una donna economicamente benestante ha il diritto di decidere "se" e "quando" diventare madre.
Perché un figlio non va solo "voluto", va prima di tutto "sentito dentro" e invece spesso sento coppie che manifestano l'intenzione di avere un figlio come pianificherebbero l'acquisto di un'auto, ma un figlio è una vita, una persona alla quale si deve amore e rispetto e se non ci si sente pronti per una simile responsabilità allora è meglio riconoscerlo invece di mettere al mondo l'ennesimo infelice, e direi che di esempi attorno a noi ce ne sono in abbondanza.
L'istinto materno - e in questo caso parlo di una scelta che è squisitamente femminile - non è corretto darlo per scontato. Per fortuna ci siamo emancipate dal destino segnato che ci voleva buone solo per proliferare, oggi la vita di una donna non deve essere indirizzata solo alla creazione di una famiglia ma deve essere libera di scegliere a quale progetto dedicarsi. Lo so che a tante orecchie maschili che, nonostante tutto, si definiscono moderne queste parole suonano come una bestemmia, ma è giunto il momento che ve ne facciate una ragione: siamo libere di scegliere della nostra vita esattamente come voi fate da sempre.
Il secondo punto riguarda il ruolo dell'uomo prima e durante l'intervento. Mi rivolgo a tutti i maschi, perché uomini non dimostrano d'essere, che affrontano con una vergognosa leggerezza la contraccezione che ad oggi continuano a ritenere solo una faccenda delle donne salvo poi, a gravidanza avvenuta, sparire nel nulla. Il giorno del mio intervento io sono stata l'unica donna ad aver avuto al proprio fianco il compagno, gli altri dov'erano? Se facessi una statistica delle mie esperienze sessuali posso affermare che solo un ragazzo su dieci si è presentato munito di contraccettivo, dagli altri ho solo sentito le solite patetiche scuse sul fatto che il preservativo limita il piacere, dà fastidio e così via.
E questi sarebbero gli stessi che poi si pronunciano contro l'aborto, dipingendo coloro vi ricorrono come delle sciagurate? Io una proposta l'avrei, rendere obbligatoria la contraccezione e allora sì che forse nascerebbe un serio dibattito sulla responsabilità maschile di cui non si parla MAI. Perché ciò di cui abbiamo bisogno tutti non è la rimessa in discussione di una legge giusta ma che finalmente si affronti in tutte le sue sfumature il tema della sessualità, facendo nascere quindi il concetto di responsabilità.
Poi però mi torna in mente che la sperimentazione della pillola al maschile è stata sospesa perché un sondaggio della casa farmaceutica che l'avrebbe dovuta mettere in commercio ha mostrato che pochi uomini l'avrebbero usata perché, a detta della maggioranza che ha ammesso di non avere intenzione di assumerla, si sarebbero sentiti minati nella propria virilità.
E allora mi sveglio dal sogno e torno alla brutale realtà.