Prima di lasciarvi al vostro weekend cinematografico, ecco il pagellino della maggior parte dei film in sala, e delle brevi recensioni delle pellicole di cui non abbiamo ancora parlato. Tralascio le trame che trovate nella sezione Ora in sala.
@ indecente
@@ trascurabile
@@@ buono
@@@@ ottimo
@@@@@ capolavoro totale assoluto imperdibile cosa fate al PC invece di essere al cinema a vedervelo
Lo scafandro e la farfalla @@@
Lo scafandro è la metafora usata dal protagonista per descrivere la propria forzata immobilità, la prigionia nel proprio stesso corpo. La farfalla è il battito della sua palpebra, l'unica via di contatto e comunicazione col mondo. Sufficiente però a comporre, aiutato da un'assistente solerte e gentile, un libro di memorie, compiuto giusto dieci giorni prima della morte. Julian Shnabel, candidato all'Oscar come miglior regista, ma prima di tutto pittore, compone non a caso il film come un quadro impressionista, alternando la riproduzione delle visioni anguste dell'occhio sano di Bauby, alla messa in scena dei suoi sogni e delle sue memorie. Ne viene un'opera lieve e affascinante, spiritosa e vitale molto più che commovente, e con alcuni squarci di grande bellezza, realmente suggestivi. Terminata la visione, tuttavia, si resta in lieve deficit emotivo rispetto a quanto si sarebbe potuto immaginare. Non chiedetemi perché.
Non è un paese per vecchi @@@@
Dopo lo slapstick di Prima ti sposo, poi ti rovino, e la farsa leggera di Ladykillers, i Coen tornano al noir (vedi soprattutto Fargo) limando l'ironia e prediligendo toni fatalistici e pessimisti. D'altra parte il romanzo d'origine (del grande Cormac McCarthy, lo trovate negli Struzzi Einaudi), vero e proprio elogio funebre di un'epoca e un orizzonte di valori dimenticati (o, nel migliore dei casi, diprezzati), non lasciava alternative. Inquadrature maestose in campo lungo, invase dai cieli aperti e dai deserti morti del Texas, personaggi programmaticamente simbolici (e tutti magnificamente incarnati) e una colonna sonora che predilige il silenzio. Lo svolgimento ha le stimmate dell'ineluttabilità come ogni tragedia classica (vedi anche Il Petroliere). E il finale, giusto un attimo prima dei titoli di coda, lascia senza fiato.
Lontano da lei @@@@
Altro prodigio di pudore e misura narrativa in un altro contesto ad elevato rischio di patetismo: l'Alzheimer separa una coppia felicemente sposata da oltre 40 anni. Alle prime avvisaglie della malattia, lei pretende il ricovero in una clinica specializzata. Il protocollo prevede, in ingresso, trenta giorni di separazione, per permettere al paziente un ambientamento più sereno. Quando si ritrovano la donna già fatica a riconoscere l'uomo che ha amato per tutta la vità, e si è invece legata, come spesso accade realmente, a un altro paziente della clinica. Sarah Polley, attrice e regista giovane e di talento (e pure bellissima), sceglie di toccare temi importanti e delicati, come la persistenza dell'amore nella malattia come atto di altruismo e responsabilità (ma anche di necessità), e i legami tra memoria e identità. Lo fa con una leggerezza invidiabile e sincera partecipazione. Un film toccante, mai melenso e pieno di umanità. I due protagonisti sono magistrali.
Il petroliere @@@@@
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Parlami d'amore @
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La guerra di Charlie Wilson @@@
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Caos Calmo @@@
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