Ho vissuto i primi a 24 anni della mia vita a Genova e poi sono partito. Prima qualche breve tappa nella provincia italiana - Bergamo, Cuneo, Siena - poi a Londra e ormai da più di una decina d'anni a Bruxelles. Genova mi piace, é una città unica e stupenda dove torno volentieri a trovare famiglia e amici ma per cui non provo sentimenti di nostalgia né alcuna voglia di tornare.
A Bruxelles non c'é lo spettacolo del mare in tempesta né il cielo blu scuro spazzato dalla tramontana, non ci sono i piani inclinati e panorami mozzafiato ad ogni angolo di strada né un centro storico affascinante. Non c'é la focaccia né il pesto. Non c'é soprattutto una squadra con una meravigliosa maglia blucerchiata da poter seguire allo stadio tutte le domeniche (questo si che é un vero dolore…).
Però é una città internazionale che offre tantissime possibilità e la vita di tutti i giorni é incredibilmente semplice, ricca e interessante. Viabilità piú facile, infrastrutture e trasporti pubblici permettono di risparmiare tanto tempo nei tragitti casa-lavoro. Ogni quartiere ha impianti sportivi e piscine comunali moderni e accessibili; chi ama giocare a calcio ha a disposizione bellissimi campi in erba in ogni zona della città senza doversi arrampicare sulle colline per rovinarsi le ginocchia sul ghiaietto di San Desiderio. I parchi sono tanti, grandi, pieni di verde e con spazi per i bambini ben tenuti e non abbandonati al degrado come Villa Gambaro o come l'area giochi del parco di Nervi.
L' aeroporto e la rete ferroviaria permettono di arrivare in 2 ore al massimo in praticamente qualsiasi città europea - tranne a Genova, ovviamente, il cui aeroporto sembra svolgere una pura funzione ornamentale.
Le mie figlie parlano italiano, spagnolo - la lingua della loro madre - e francese che utilizzano nella scuola elementare che frequentano. Mi piace pensare che cresceranno con un identità europea e non mono o binazionale. E poi Bruxelles é anche una città molto bella specialmente se la si guarda in una di quelle lunghe giornate di fine primavera in cui il sole (se c'é...) tramonta tardissimo, sorseggiando un capolavoro di birra quale Duvel.
È comunque una città che ho imparato ad amare tanto quanto Genova, se non di piú. Devo anche ammettere che le notizie che arrivano dal profondo dell'Italia Saudita con i suoi rivolgimenti politici e soprattutto con l'ingerenza sempre piu' invadente dell'integralismo religioso non invogliano certo a tornare.
Se infine posso permettermi di dare un consiglio alla nostalgica parigina é quello di non cercare in un paese, in una città quello che non puó e non sa offrire ma di imparare ad apprezzarne e ad amarne i lati positivi anche se diversi da quelli a cui siamo stati abituati.