Abbiamo iniziato questa rubrica con un film d'autore,
Cous Cous, osannato su ogni foglio di carta che ci sia capitato tra le mani e assai visto anche in sala, per il quale nutrivamo invece personalmente più di una perplessità.
Molti si sono fatti qualche risata (questa in fondo è una rubrica satirica, non bisogna prenderla troppo sul serio), altri hanno lanciato
ortaggi di dissenso. Ma come: già il cinema di qualità deve sopravvivere a ogni Muccino o Pieraccioni che passa, e ci mettiamo pure a far sarcasmo? Per equità, e con somma gioia, trattiamo dunque questa settimana dell'altro lato della medaglia cinematografica:
l'epidemia di "moccismo".
Spettatrice - Io già lo so. Già lo so che tutti i giornalisti lo stroncheranno. Ma possibile che nessuno tra questi signori e signore sia più capace di sognare? Possibile che si debba sempre prendersela con
Raoul Bova o Scamarcio solo perchè sono dei manzi da paura? Ma l'avete visto quant'è figo Raoul con quelle camicie attillatissime?
Critico - Io già lo so. Già lo so che
Scusa se ti chiamo amore (
ma che è, un titolo o una conversazione?) farà un tornado di milioni. E non è mica che questo mi faccia arrabbiare in sé. Lo si dice sempre no? Facciamo i soldi con i film popolari e reinvestiamoli nel cinema di qualità. Poi, guardate, nemmeno mi fa arrabbiare che le donne perdano la testa per Raoul Bova. Già lo so prima di vedere il film che far l'attore non è il suo forte. E, certo, vestito a quarant'anni con certe camicie attillatissime
sembra un po' un coglione. Ma, davvero, non è questo il problema...
S - Io quando vado al cinema voglio stare tranquilla, voglio sentirmi felice. In questi film ci ritrovi la tua vita, solo più bella e più eccitante. Capitasse a me di incontrare uno come Raoul!
Volevo una serata "miele" e una serata miele ho avuto. Fatevelo voi il sangue amaro se vi divertite. E poi lo dice anche la voce nel film: "alla gente piacciono le cose semplici".
C - E non sono nemmeno le
citazioni dozzinali da Shakespeare e Aristotele, da film e canzonette, sparpagliate alla rinfusa e senza cervello, come guarnizioni di Baci Perugina, per darsi un tono da intellettuali del popolo, quelli che "sanno", ma sanno anche parlare alla gente. Teneteveli. È da ipocriti, ma chissenefrega. Tenetevi persino le sparate pseudo-illuminate ("Alla gente piacciono le cose semplici" - e quali sarebbero le "cose semplici"?) che ci riducono tutti a
una massa indistinta, senza carattere e senza un gusto privato. Pure questo vi lascio...
S - Domani torno al lavoro. E domani l'altro di nuovo. E poi ancora. La sera arrivo a casa così stanca che non ho quasi voglia di farmi da mangiare. E dovrei sentirmi in colpa perché il sabato sera guardo
C'è posta per te, o perché vado col fidanzato a vedere l'ultimo film con Scamarcio? Ma chi si credono di essere questi?
C - No, quello che mi fa arrabbiare, anzi, quello che
mi dispiace, è scoprire che questo cinema non è solo "brutto" (perché recitato male, da
attori che non sono attori; girato male, da un regista che non è un regista; scritto male, da gente che usa gli stereotipi come bastoni): è
mortificante e diseducativo. Racconta di ragazzini che passano il sabato sera a sfondare macchine rubate commentando: "Certo, è sbagliato, ma che bello essere lì in mezzo". Solidarizza con una diciassettenne che seduce un ultra quarantenne dopo mezza giornata,
infrange il codice della strada per pigrizia e dà del deficiente al vigile che le fa la multa. Dipinge le liceali romane come
un branco di ninfette modaiole (ma tanto unite) che disprezzano il secchione di turno e decantano slogan come "basta che sia fico", con una superficialità che sconcerta.
S - Il cinema deve portarmi via, in altri mondi. Deve farmi ridere e piangere e innamorare. Grazie Raoul perché sei bellissimo e bravissimo. E grazie Moccia perché con le tue storie, così normali e così vere,
posso perdermi e sognare.
C - Il cinema, l'arte, dovrebbero stimolare il pensiero e la fantasia. Essere un passo avanti allo spettatore, e guidarlo alla scoperta d'altri mondi, pensieri, idee. Quando questo non accade, sarebbe almeno bello che allo spettatore non rimanessero
dieci passi indietro. Legandolo a un presente (sociale e televisivo) desolante, e spingendolo a imitare modelli posticci o, peggio,
la parte più stanca di sé.