Cinico, ipocondriaco, irrimediabilmente depresso e con una scarsa attitudine alla vita. Il cinema, la letteratura e anche il mondo dei fumetto sono stracolmi di assassini che, a torto o a ragione, fanno dell'omicidio la loro attività principale.
Freddy Kruger o
Jason,
Hannibal Lecter,
Lord Voldemord,
Hitman, così come il
Punitore, il
Batman originale, immaginato e creato da Bob Kane o
Wolverine sono tutti celebri dal ricorso alle armi e all'interruzione violenta della vita altrui.
Mai che uno sceneggiatore, uno scrittore, un regista o un disegnatore abbia pensato al
suicidio come elemento su cui costruire una trama che fosse nuova e divertente. Fino ad ora.
Nel XIX secolo
Emile Durkheim si distinse per uno studio decisamente rivoluzionario. La sua ricerca e le prove raccolte miravano proprio a dimostrare come
il suicidio, l'evento, la scelta, l'atto ritenuto come il più egoista che un essere umano possa compiere
sia in realtà un fatto sociale, l'effetto noto di una causa che affonda le sue ragioni nel cuore pulsante della società.
Alla base dell'idea diventata una sceneggiatura - premiata al
Lucca project contest del 2005 - elaborata da
Susanna Raule e trasformata in immagini da
Armando Rossi c'è proprio il suicidio come opera d'arte, come scelta indotta pensata da un artista della morte,
Ford Ravenstock.
Magro, pallido, elegante come un Lord e assolutamente, irrimediabilmente, depresso - tanto da cimentarsi lui stesso in infruttuosi tentativi di suicidio - Ford ha trasformato la sua enorme passione per la
Signora con la falce in un lavoro ben pagato: secondo lui la vita non solo non ha valore, ma è anche un peso di cui è meglio liberarsi. Un vero filantropo.
Qualcuno potrebbe obiettare che un
persuasore prezzolato altri non è che un sicario ma - come lui stesso puntualizza parlando con una
cliente - «l'omicidio è volgare e qualunquista. L'estremo rimedio di un intelletto debole». Il suo lavoro è invece di «garantire suicidi assolutamente autentici, con tanto di angoscioso senso di inutilità, disperazione e biglietto di addio».
Ironico e divertente, curioso e intelligente. Il risultato è un progetto che non a caso è stato premiato a Lucca nel corso dalla kermesse fumettara per antonomasia.
Da qualche mese
Ford Ravenstock fa parte delle pubblicazioni
One shot, della
Panini Comics, la casa editrice che in Italia pubblica l'Uomo Ragno.
L'albo, pubblicato lo scorso novembre, è solo il primo capitolo di una saga che sarà una e
quatrina. Presto infatti - ad aprile 2008 - il tenebroso e ironico depresso creato da
Susanna Raule e
Armando Rossi tornerà raccontare il lato ironico del suo lavoro grazie alle
Edizioni Arcadia.
Provatelo e fatemi sapere, tenete presente però che non leggerlo sarebbe un suicidio.
Buona lettura!