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Into the wild2
la locandina del film di Sean Penn
 

Visto da lei, visto da lui

 
È in sala 'Into the wild', storia vera d'un ragazzo che molla tutto per vivere immerso nella natura. Non si può litigare: è un capolavoro
 
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28 gennaio 2008
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mentelocale di
Giorgio
Viaro
   
 
Into the wild di Sean Penn, racconta la storia vera di Christopher McCandless, figlio di un ingegnere e una scienziata, che dopo la laurea a pieni voti fa perdere le proprie tracce. Brucia carte di credito e tessera sanitaria, abbandona l'auto, taglia ogni contatto con la famiglia. Il suo obiettivo ultimo è l'Alaska e una vita selvaggia e priva di sovrastrutture. Ce la farà, ma pagherà un prezzo altissimo alla propria libertà.

Il film è tratto dal libro di John Krakauer Nelle terre estreme che, basandosi sul diario di Christopher e sulle testimonianze delle persone da lui incontrate durante il viaggio, ricostruisce l'intera, incredibile vicenda.

La colonna sonora originale, splendida, è affidata alla voce e ai testi di Eddie Vedder, leader dei Pearl Jam...

Society, you're a crazy breed
I hope you're not lonely, without me

A volte tener fede alle proprie intenzioni non è proprio possibile. E forse è meglio così. Visto da lei, visto da lui nasce con l'intento di confrontare le opinioni dei due sessi (miseramente rappresentati da me e dal blog-mito Tengi) su film di particolare interesse e stimolo, a cadenza settimanale. È chiaro che la rubrica si gioverebbe di qualche divertito battibecco. Dopo American Gangster, però, la scelta è caduta su . E il film, sfortunatamente, è un capolavoro. Rinunciamo quindi al battibecco e tentiamo l'elegia.

Visto da LEI
La storia di un ragazzo di 22 anni che mostra tutto e solo ciò che può essere chiamato vita. Immagini, parole e musiche che sottendono un umanesimo solido come un roccia e invitano a l'unica ideologia possibile. Non c'è scampo: la vita è nelle sfide con cui decidiamo di misurarci almeno una volta. E nelle risposte a poche, semplici domande.
Chi sono i nostri genitori? Sono le persone che ci crescono in un silenzio ipocrita e che sembrano vivere "davvero" solo in vecchi filmini, o sono gli sconosciuti che incontriamo lungo il viaggio dei nostri giorni e ai quali confidiamo noi stessi?
Chi sono davvero i nostri nonni? Gli uomini delle fotografie sul caminetto o coloro che ci accompagnano sin dove le gambe lo consentono per poi lasciarci al nostro cammino?
Cos'è la felicità? E da dove proviene l'angoscia di vivere che a volte ci stringe il cuore? Non nasce forse, più che dalla solitudine - cui sempre si dà la colpa - da tutta la roba che ci portiamo dietro e che giorno dopo giorno ci rende figli della prudenza?
Un film che celebra l'uomo e la vita come dovere verso se stessi.
Usciti dal cinema, si sente il bisogno di dimenticare, bersi una birra, perdersi in una piazza affollata. Ma non basta: tornati a casa, ci si rende conto che il groppo alla gola non è per il fotogramma finale del Magic Bus, che si fa sacrario di una delle esperienze più incredibili che ci si possa immaginare, ma è puro rammarico. Perché quel ragazzo di 22 anni continuerà per sempre a sorridere da un autoscatto, a dimostrarci chi è davvero un uomo.

Visto da LUI
La cosa più sensazionale dell'esperienza di Christopher McCandless non è tanto nella concretezza sfrontata e un po' ebete delle sue azioni, che lo condurranno a un esito triste ma prevedibile. Quanto piuttosto nello spirito d'acciaio, nella volontà assoluta che le muove. Christopher percepisce (coi nervi, col cervello e con il corpo), comprende ed elabora (per tramite della sua sensibilità, degli autori che lo accompagnano - Thoreau, London, Tolstoj - delle sue esperienze personali), quindi agisce. Lo fa da solo, con l'(in)esperienza circoscritta dai suoi vent'anni e dalle sue letture, con la passione di un vero rivoluzionario (e la sua è la rivoluzione, l'unica possibile, al di fuori di ogni cornice ideologica) e mettendo la propria pelle in gioco (anche se lui stesso se ne accorgerà solo all'ultimo). Non chiama eserciti a supporto, neppure l'amore della devotissima sorella. Pretende la solitudine. Affonda nella natura e in sé stesso. Fino a capire due cose, che, in ultimo, verga a mano sul suo diario: "chiama sempre le cose con il loro nome"; e ricorda che "la felicità è reale solo quando è condivisa" (happiness' real only when shared).
Christopher agisce, secondo istinto e sensi. Rifiuta un mondo governato solo dalla ragione. E muore di (e non per, non esiste qui una causa che si voglia imporre a chicchessia, nemmeno a se stessi) quello in cui crede. Straziante e bellissimo. Non perdetelo per nulla al mondo.
 
 
 
 
 
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Ha avuto il coraggio di dare sfogo a esigenze che sono comuni a tutti ma che siamo abituati a reprimere per paura e comodità. mentelocale 48.5% mentelocale
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Ha fatto delle scelte coraggiose ma imprudenti e immature. Le stesse necessità possono essere soddisfatte per altre vie. mentelocale 20.6% mentelocale
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È un falso eroe. La vita è un bene prezioso e isolarsi nella natura, in modo impulsivo e incosciente, non può essere considerato un modo di renderla speciale. mentelocale 30.9% mentelocale
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