Paris La Defense, ore 18.
Sono appena tornata da una meravigliosa cinque giorni genovese e ancora non mi son re-ambientata.
Sarà che gennaio, professionalmente parlando, è uno dei mesi piu duri dell'anno.
Sarà questa cappa di grigiume che ci porteremo dietro tutto l'inverno.
Ahi, Zena.
Ma capita solo a me di provare questa nostalgia struggente per la mia città?
Mi mancano i piani inclinati.
Il cambio veloce di prospettiva mentre si cammina.
Le case colorate.
Il silenzio di certi angoli del centro storico.
E mi fermo qua, che la lista è lunga e strappacuore.
Eppure in principo, finiti gli studi, partire è una specie di passaggio obbligato.
Eppoi diciamo che la sensazione di libertà è grande.
Scoprire nuove città, costruirsi una vita nuova con nuove abitudini riempie di soddisfazione.
Finchè si sta a Milano è pure facile tornare per il weekend.
Ma poi
i chilometri si accumulano, gli anni passano.
Arrivano i figli, che cominciano a parlare una lingua diversa dalla nostra.
Ed è li che ci si pone la fatidica domanda:
«torno? non torno?»
Magari un buon lavoro adesso lo trovo.
Magari lo trova pure la mia dolce metà, che parla italiano.
Ma spostare un'intera famiglia è una grande responsabilità.
Enorme.
Mette i brividi. Fa paura.
E allora
chi di voi frequentatori abituali del sito ha fatto il grande salto? Chi di voi invece ha deciso di non tornare ed è contento così? Qualcuno ha trovato una terza via?
Lo so, ho scritto una sorta di
ma se ghe pensu new economy, ma sono dubbiosa e ho bisogno di consigli.
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