Nel 1980, poco più di 25 anni fa eravamo ignari che la più grande epidemia mondiale, l'AIDS, costata a tutt'oggi oltre 25 milioni di decessi, era in agguato. Tutto iniziò con una notiziola che sembrava di appendice. Nel 1981 il
New York Times dedicò un primo articolo a quello che venne definito il "sarcoma dei gay", un tumore misterioso che si spargeva nella baia di San Francisco.
Si trattava di una forma nuova del sarcoma di Kaposi, che prima degli anni Ottanta era assai raro nel mondo nord-occidentale e che rapidamente stava diventando epidemico.
Gli ammalati sopravvivevano in genere pochi mesi, preda di una sindrome immunodepressiva grave, definita
Acquired Immunodeficiency Syndorme o AIDS. Ben presto si pensò che fosse in gioco un virus particolarmente letale. La natura del putativo virus associato alla nuova forma di immunodepressione diagnosticata, rimase elusiva per qualche tempo.
Passarono quattro anni prima che gli scienziati Robert Gallo e Luc Montagnier, riuscissero a comprendere che l'agente eziologico poteva essere una forma di retrovirus nuova e sconosciuta. Montagnier notò in una cellula il virus (chiamato poi LAV) e ne spedì dei campioni a Gallo che a sua volta aveva individuato vari ceppi dello stesso tipo di virus. Mentre Montagnier non era riuscito a crescere il virus,
Robert Gallo, nei suoi laboratori all'NIH, riuscì a far riprodurre l'agente infettivo e ad isolarlo da un cocktail di cellule, fattori di crescita e ceppi virali da lui ideato. Da questa scoperta, che avrebbe consentito di trasformare una malattia letale in una cronica (per chi ha accesso alle terapie), si sviluppò un kit di laboratorio che permise di diagnosticare i pazienti e controllare il sangue delle trasfusioni e portò a
un brevetto tra i più importanti della storia della tecnologia medica.
Il primo giallo fu dunque il mistero di quale fosse il virus dell'AIDS. La scoperta fu che si trattava della complessa molecola definita HIV. Il secondo giallo, di cui si è parlato il 1° dicembre a Roma, in una conferenza stampa presso la sede della Provincia, in presenza del presidente Gasbarra, è
la storia della "persecuzione" di cui Robert Gallo, possibile candidato al Nobel, fu vittima ad opera dei media e forse di interessi economici della controparte francese. Tra Montagnier e Gallo esiste un lungo scambio di lettere, incontri, meetings e collaborazione, ma di questa realtà ciò che emerse fu soprattutto una parte conflittuale di cui la scienza si è rivelata una vittima:
Come la corsa verso la scoperta della causa dell'Aids ha posto politica contro scienza, nazione contro nazione è il sottotitolo del libro di cui vi parlo e che tratta la vicenda della guerra giornalistico-politica a Gallo come di un giallo nel giallo, di grande interesse.
Pubblicata da Chimienti è uscita infatti in questi giorni in Italia la traduzione italiana dell'opera di
Nikolas Kontaratos,
Indagine su una scoperta, che ho divorato in una notte.
Questo romanzo "storico" si basa su materiale di archivio assolutamente autentico, ed è scritto da un ufficiale di polizia, americano di origine greca, ora in pensione, ex vice-sceriffo, che fu incaricato di parte delle indagini sulla scoperta di Bob Gallo. Se ne appassionò talmente tanto da sviluppare in oltre 400 pagine la vicenda scientifica e umana della guerra all'AIDS.
Dieci anni dopo la scoperta del virus fu possibile sviluppare una terapia soddisfacente, che si è continuamente evoluta. Nel 1996, all'AZT, parzialmente efficace, si aggiungevano gli inibitori di proteasi' ed altri inibitori di trascrittasi inversa, per l'uso in combinazione. Si chiamerà HAART, la terapia ad alta efficienza", che iniziò a salvare vite prima stroncate in pochi mesi.
È una storia bellissima quella della scienza contro l'AIDS. Robert Gallo negli anni ha creato una squadra di scienziati di grande valore e ha tenuto uniti un gruppo di amici e ricercatori che l'hanno sempre sostenuto e hanno creduto in lui «senza i quali - afferma - non ce l'avrebbe fatta ad andare avanti». Gallo è uno dei più grandi scienziati contemporanei, a lui si devono la scoperta di Interleuchina 2, con la possibilità di coltivare in vitro i linfociti T, il primo retrovirus umano, HTLV, alcuni oncogeni, la natura del sarcoma di Kaposi e moltissimi altri contributi fondamentali, non ultima la sierologia dell'HIV.
Il libro-romanzo-inchiesta è stato promosso dalla
Fondazione Ricerca e Progresso, che opera in Italia e negli Stati Uniti e promuove borse di studio per i giovani che vogliono andare all'estero ad approfondire le proprie conoscenze di virologia.
Anche se la HAART ha salvato vite ed è quasi un cocktail del miracolo é però costosa, sviluppa resistenze e non è accessibile ai milioni di pazienti africani.
Cosa fare? È importante promuovere la ricerca, in modo che sia in grado di individuare cura e vaccini sempre più velocemente. Non dimentichiamo poi l'emergenza Africa e Asia. Con un' enorme diffusione dell'AIDS, milioni di contagiati e centinaia di migliaia di morti, sono non solo un pericoloso incubatore virale, di ceppi spesso diversi e più "difficili" di AIDS, ma rappresentano una responsabilità civile per un occidente industrializzato, bellicoso e troppo disattento alla salute del mondo. Robert Gallo ha affermato a Roma, alla luce degli ultimi dati Unaids che il virus dell'Aids.
L'Hiv uccide ogni giorno 5.700 persone e ne infetta 6.800. Dal 1984 il numero delle vittime è pari a oltre 25 milioni: quasi il doppio rispetto a quelli della prima guerra mondiale.
Si spera sempre nel vaccino preventivo anche se fin ora non si è ancora giunti alla meta.
Intanto in Italia e a Genova prosegue la campagna di informazione sul sesso protetto. Segnalo
l'iniziativa di Radio Babboleo di Genova in collaborazione con la Porto Antico Libri e mentelocale.