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Cultura
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Erminio Risso, signore dei manoscritti

 
Chi decide se i sogni di un aspirante scrittore si tramuteranno in libro oppure no? Intervistiamo un consulente della Feltrinelli
 
   

     
25 marzo 2001
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di
Donald
Datti
   
Erminio Risso è detentore di un potere assoluto e fantastico. Non è un supereroe e neppure un dittatore del libero stato di Bananas.
Più semplicemente, Erminio (che è di Genova, anche se per lavoro è spesso a Milano) decide della vita e della morte dei manoscritti. Svolge il suo lavoro di consulenza principalmente per la Feltrinelli (per i cui tipi ha curato anche la recente raccolta di saggi di Sanguineti, Chierico organico e l'editing de La regina disadorna di Maurizio Maggiani), ma occasionalmente anche per Bompiani e Rizzoli.

"In realtà il mio compito è di leggere il manoscritto e di redigere una scheda, secondo i criteri stabiliti dall'editore. Se si tratta di un romanzo, per esempio, giudico l'articolazione e la complessità della trama. E comunque non decido io della pubblicazione o meno del manoscritto. C'è un procedimento di scrematura precedente, e dopo che io ho dato giudizio positivo, il testo passa per altre mani. Penso che ci debbano essere almeno tre letture, poi il manoscritto arriva al direttore della collana".

Quanti manoscritti ti capita di esaminare ogni mese?
"Direi quattro o cinque, ma quelli buoni sono davvero pochi. Sarà che in Italia c'è davvero più gente che scrive di quanta non legga. Così il mercato è congestionato. La Feltrinelli pubblica dai 9 agli 11 libri di narrativa italiana all'anno. Considera che tra questi ci sono i vari Benni, Maggiani, Tabucchi: resta davvero poco spazio per gli esordienti".

Cosa si deve fare per poter sperare di accaparrarsi un po' di quello spazio?
"Ci si può rivolgere a dei piccoli e medi editori. Aldo Nove (vedi anche mentelocale consiglia Amore mio infinito) e hanno cominciato con Castelvecchi e DeriveApprodi per poi approdare a Einaudi. I piccoli editori sono disposti a rischiare e hanno più spazio in catalogo. L'ideale, quando si invia un manoscritto ad una casa editrice, è di presentarlo con una esauriente lettera esplicativa del proprio lavoro e allegare altre pubblicazioni presso piccoli editori di qualità ed eventuali recensioni".

Sì, ma per molti è difficile arrivare anche alle piccole case editrici: Aldo Nove aveva la benedizione di , Ammaniti lo mandava papà, eccetera. Che fare?
"Tanti ricorrono alla pubblicazione a pagamento. Il precedente illustre è Moravia, che si fece finanziare dal padre la pubblicazione de . Ma il canale più interessante oggi è Internet, che moltiplica la possibilità di sguardi e rappresenta un importante esercizio di libertà".

mentelocale ha uno spazio dedicato ai beginners, agli aspiranti autori: dà loro qualche dritta.
"Innanzitutto bisogna essere autocritici. Non basta un'idea brillante, 2 o 3 parti riuscite in un testo. Bisogna elaborarlo, portare la scrittura a un livello massimo di perfezione, anche per non rischiare di essere autori di un solo libro riuscito. Eppoi bisogna essere convinti. Penso ad , che ha insistito per più di dieci anni prima di pubblicare. Io sono stato uno di quelli che ha letto e giudicato positivamente Esordi.
Ma la cosa più importante, probabilmente, è non essere ossessionati dalla pubblicazione: portare avanti le proprie idee senza abbattersi. Del resto la scrittura è l'esercizio migliore per crescere e per conoscersi. E quando si manda un manoscritto a una casa editrice, sincerarsi che questa abbia una collana adatta al tipo di testo: inutile spedire poesie a Feltrinelli, che non ne pubblica".
 
 
 
 
 
 
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