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La copertina di Gente indipendente di Halldor Laxness
 

Gente indipendente: storie del Nord

 
L'opera del Nobel islandese Halldór Laxness. Un libro intenso, specchio di un paese fantastico. Il protagonista tra Don Chisciotte e Achab
 
   

     
15 ottobre 2007
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di Matteo Zacchetti
   
Bjartur è un vero islandese e la sua indipendenza il bene più prezioso. È un pastore-poeta che vive esclusivamente per le sue pecore ovvero l'unica cosa al mondo in grado di garantirgli di non dover mangiare pane altrui.
Bjartur è un personaggio dalla statura epica - ricorda in qualche gli eroi greci dell'Iliade il cui destino era già stato deciso dagli dei - creato dalla magica penna del premio Nobel per la letteratura del 1955, l'islandese Halldor Laxness.

Gente Indipendente, questo il titolo del romanzo, è l'epopea crudele di un uomo e della sua famiglia nell'Islanda del primo Novecento, una sorta di Cent'anni di solitudine del profondo nord reso drammatico dalla latitudine alla quale si svolge la vicenda. Laxness racconta con cruda incisività le condizioni di vita proibitive nel podere di Sumarhus, proibitive in senso assoluto ma anche se paragonate a quelle dei poderi vicini, in una regione in cui Fjördur, quattro case sparse, è la città, Vik, un piccolo villaggio di commercianti, è la metropoli, Reykjavik costituisce un mitico sud ricco e lontano e l'America è il paese dei sogni che fa sparire i figli.

La lotta per l'indipendenza di Bjartur - simbolo di quella dell'Islanda che solo a metà del Ventesimo secolo si affrancherà dal controllo danese - passa attraverso le dure sfide della quotidianità: la sveglia al mattino e l'accensione del fuoco, la preparazione del caffè, il freddo, le tempeste, gli elementi che accompagnano il lavoro di tutti i giorni, il pasto - sempre lo stesso - a base di pesce salato bollito e zuppa di avena - fino al momento del riposo notturno dividendo i pochi letti a disposizione. E poi sullo sfondo le visite dei notabili, i sacri doveri dell'ospitalità, le discussioni sul tempo, sul come combattere i vermi negli agnelli, la congiuntura, l'avvento delle cooperative.

Su tutto aleggia una dimensione magica, spiriti, elfi, poteri sovrannaturali, in cui la cosa più irreale e stupefacente è proprio la resistenza di Bjartur al freddo, alla sofferenza, alle emozioni come quando cavalca una renna per una notte intera in mezzo al ghiaccio e alla neve. Ed infine il raggiungimento della vera indipendenza, quando tutto é perduto e Bjartur si libera dalla sua lotta ossessiva e riconosce un attimo prima che sia troppo tardi ciò che è veramente "il fiore della sua vita", recuperando l'amore dell'adorata figliastra Asta Solillja (è commovente quando Bjartur le si rivolge chiamandola "pezzettino mio").

Alcuni critici hanno paragonato questo personaggio creato da Laxness a un Don Chisciotte del nord o ad un Giobbe crudele. In realtà l'ossessione totalizzante di Bjartur per l'indipendenza ricorda piuttosto quella del capitano Achab per la balena bianca in Moby Dick. Ma se il rovinoso destino di Achab si compie irrimediabilmente, un ultimo esile raggio di sole illumina la fine della saga di Bjartur. Gente Indipendente é anche un libro scritto e tradotto benissimo, con una lingua pura e sorprendente come il paesaggio dell'Islanda, il paese degli elementi naturali.
 
 
 
 
 
 
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