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Viaggio in Sud America

 
Un gruppo di viaggiatori ci accompagna alla scoperta dell'America Latina. Dopo Santiago del Cile e il Geyser del Tatio un salto a La Paz
 
eventi
Ernest, Bruce, Isabel, Virginia e Osvaldo. Li avevate già conosciuti nei loro viaggi in Patagonia e in Sud Africa. Il gruppo di inossidabili viaggiatori è oggi in partenza per l'America Latina e vi racconta la nuova avventura.

Leggi il resto del diario di viaggio di Bruce in Sud America
 
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08 ottobre 2007
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La Paz (Bolivia)
La Paz
13 ottobre 2007
Nessuno di noi tre si sarebbe aspettato di trovare in La Paz una città gradevole e poco minacciosa (tocchiamo ferro prima che qualcuno ci rapini). Stamattina alla buona ora in compagnia di Marcos, la nostra guida dei giorni passati nel deserto, siamo andati a visitare la capitale boliviana. Premetto che Marcos sta ormai diventando più un compagno di viaggio che non una vera propria guida anche se, ovviamente, il suo lavoro lo svolge in modo più che professionale. Questa sera ci porterà in un locale dovano suonano esclusivamente musica boliviana, un locale frequentato dai residenti e non in uno di quelli ad uso e consumo dei turisti. Mentre io mi trovo qui a fare il mio dovere, Isabel e Virginia sono a prepararsi per l'evento mondano anche perché fino ad oggi più che polvere, sale e fenicotteri non abbiamo visto (in realta abbiamo visto anche molti lama e molte vigogne). Torniamo a La Paz: la città sorge dentro un'ampia vallata che scende dai quattromila di El Alto (città nata recentemente e totalmente autonoma dalla sua più antica gemella) fino ad arrivare ai tremilaseicento della capitale.

A vederla dall'alto sembra Genova, ma la mancanza del mare toglie, quanto meno a noi, la capacità di orientamento. Sia La Paz che El Alto contano circa un milione di abitanti mentre l'intero Paese di milioni ne conta nove, pensate che il territorio della Bolivia è molto più grande di quello italiano per cui potete immaginare quanto siano deserte le zone rurali. Il centro di La Paz è attraversata dal Rio non mi ricordo come si chiama, consultate un atlante e non rompete, mentre ricordo benissimo essere inquinato come pochi altri al mondo. Nonostante ciò l'odore della città non ricorda affatto quello di altre capitali del sud del mondo, dire Mumbay e fin troppo facile anche perché sono in molte a non profumare, e camminare per le vie trafficate, ma non esageratamente caotiche diventa piacevole.

Abbiamo visitato la Piazza del Parlamento e chiaccherando con Marcos abbiamo scoperto molte similitudini tra loro e noi. Anche in Bolivia si vuole rivedere la Costituzione, anche in Bolivia il sudest più ricco vorrebbe una sorta di separazione, anche in Bolivia si sciopera quasi giornalmente. In realtà, sempre a qanto riferisce il nostro amico, l'avvento di Morales, per tutti semplicemente Evo, avrebbe ridato un po' di speranze principalmente alla gente più povera, ma per il comizio politico facciamo un'altra volta. Dopo aver pranzato con delle empanade spettacolari, siamo risaliti verso l'alto, nei barrio piu' poveri, ma anche qui si gira con una certa tranquillita' in quanto nessun sguardo ostile accompagna il tuo camminare ed il tuo fotografare.

Ridiscesi nellaczona dei mercati abbiamo sfogato la nostra frustrazione di una settimana senza nessun tipo di comperae, per onestà, devo aggiungere che il sottoscritto si è distinto per una certa frenesia capitalistica. Intendiamoci, non che Isabel e soprattutto Virginia ci abbiano dato di mollo, ma ingiusto sarebbe scaricare su di loro ogni responsabilità. Marcos, poverino, ha subito con grande dignità.

Per ora è tutto, ma se stasera alla Pena mi chiamano sul palco, beh, allora se ne vedranno delle belle (a Salta ridono ancora adesso a distanza di due anni).

Bruce


12 ottobre 2007
Ore sette del mattino, da voi le 13. Ieri sera, dopo 12 ore di jeep, siamo arrivati a La Paz. Splendida la vista della città dall'alto, per il resto grande traffico, disordine e suoni e rumori incontrollati: in sintesi la tipica capitale sudamericana. Dopo quattro giorni di deserti i nostri bagagli sono impolverati, mentre noi abbiamo sabbia dentro ogni poro. L'altra notte, a Uyuni, Osvaldo ci ha lasciati: si è preso il suo bel treno per fare ritorno a Buenos Ayres. Era previsto, ma lascia ugualmente un po' di amarezza.

In ogni caso con lui, con Ana e con Lucia, ci rivedremo tra un paio di settimane, proprio in tempo per terminare insieme a loro il nostro viaggio. Abbiamo purtroppo appreso che Ernest non ci raggiungerà: impellenti problemi professionali lo inchiodano a Genova. Dire che ci dispiace è riduttivo, possiamo solo augurarci che possa risolverli nel minor tempo e nel miglior modo, in seguito non mancherà certo il tempo per venire a far due passi dall'altra parte del mondo.

Mentre Virginia riposa nella sua singola a tre piazze, Isabel è alla disperata ricerca di un contatto telefonico, che si sta rivelando molto più complicato del previsto. Ma l'importante è non perdersi d'animo: tutto, prima o dopo, si risolve (se bene oppure male può risultare un semplice dettaglio).
Visto che da voi l'ora è quella giusta, potremmo parlarvi un po' di cucina, sempre che non siate sensibili al fatto che qui si mangino carni per noi sconosciute, tipo il lama che possiamo garantire essere molto, ma molto intrigante. Per il resto tante zuppe (buone), verdure e frutta in abbondanza, senza dimenticare gli immancabili peperoncini, che arricchiscono i piatti ed infiammano i nostri palati.

Birra non troppa, anche perché la loro abitudine è quella di pasteggiare con bibite quali coca, fanta e sprite. Si termina spesso con un bel mate de coca, che aiuta a sopportare l'altitudine. Non abbiamo ancora masticato foglie di coca, ma oggi nei vari mercati che andremo a visitare sicuramente compreremo il nostro bel sacchetto che ovviamente, nessuno si illuda, consumeremo in loco.
Per ora è tutto, anche perché Isabel è impaziente di correre al posto telefonico ed onestamente, visto che deve risolvere alcuni problemi, non me la sento d'insistere (non vorrei dover affrontare una causa di divorzio in viaggio di nozze, tra l'altro contro un avvocato...).

Baci e a presto

Isabel and Bruce


11 ottobre 2007
Amiche ed amici,
torniamo a scrivere dopo tre giorni di silenzio, silenzio dovuto al totale isolamento nel quale ci siamo trovati. Vi avevamo lasciati a San Pedro di Atacama, nord del Cile, ed ora siamo giunti ad Uyuni nel sudovest boliviano. Vi dovevamo ancora il racconto del Geyser del Tatio e della Valle della Luna, ma si sono accumulate altre immagini così affascinanti da scatenare continue emozioni. Proviamo a fare un poco di ordine cronologico, anche se siamo consapevoli che ci vorrebbero ore per raccontare e siamo ancor piu consapevoli che, in qualsiasi modo, difficilmente potremo trasmettere l´intensità da noi provata.
Ci sarebbero poi decine di aneddoti - come è normale che ci siano - uno per tutti è quello dello sputo sulla faccia di Virginia, lanciato da una vigogna tanto precisa quanto incazzosa (in fin dei conti le era stata offerta una barretta di cereali).

Torniamo al viaggio. Domenica mattina sveglia alle quattro e partenza per andare ad ammirare i Geyser. Spettacolare vedere fuoriuscire dal terreno getti di acqua bollente in contrasto con la rigida temperatura delle prime ore del mattino. Inevitabile un bagno nella piscina naturale anche se, a differenza di quello che succede normalmente quando ci immergiamo all'aperto, e stato sicuramente piu difficile uscire che entrare in acqua.

Nel pomeriggio la Valle della Luna ci ha regalato uno dei tramonti piu belli che si possano ammirare anche se, allora, non avevamo ancora visto quello del Salar di Uyuni. Il lunedì mattina abbiamo attraversato la frontiera e siamo entrati in Bolivia dove ad attenderci Ruben, il nostro autista, e Marcos, la nostra guida. Caricati i bagagli sulla Jeep siamo partiti per l'attraversata dei deserti tropicali della Bolivia sudoccidentale. Basti dire che per trenta ore non abbiamo visto una sola casa, eccetto il rifugio nel quale abbiamo d ormito la prima notte.
Il percorso, su strade che definire impossibili e fin troppo eufemistico, ci ha regalato scenari naturali inimmaginabili in un silenzio irreale. Lagune colorate, geyser, vigogne e miriadi di fenicotteri rosa, padroni incontrastati di tutta la zona, si sono succeduti continuativamente quasi togliendoci la possibilita di registrare le nostre sensazioni.

Abbiamo toccato l'altitudine di 4915 metri, che scritto così può anche non significare nulla, ma provare a camminare a determinate altezze non è per nulla semplice. Fortunatamente pochi problemi fisici, anche se qualche fastidio, durato un giorno, ha colpito metà della banda (la privacy ci impedisce di nominare le vittime). La notte nel rifugio non è stata proprio da viaggio di nozze. Già qualcuno si trova qui per questo, anche perché le tre pesanti coperte non riuscivano a scaldare in modo sufficiente, ma il tetto di stelle che ci avvolgeva valeva ben piu del prezzo del biglietto.
Ma l'emozione più forte sarebbe arrivata il giorno seguente e dopo dieci ore di Jeep capaci di stroncarci in modo concreto. Immaginate il mare, poi immaginate una superficie di 12.000 chilometri quadrati ed immaginate una serie di isole all interno di questo mare o di questa superficie.

Immaginate di togliere il colore blu del mare e metteteci quello bianco del sale ed allora, se la vostra fantasia viaggia a velocita discreta, potrete vedere quello che abbiamo visto noi, il salar di Uyuni. È indiscutibile che la grandezza dell'essere umano abbia regalato nei secoli immagini incancellabili (ci sarebbero i due punti) la Muraglia Cinese, le Piramidi, ma anche la Cupola di San Pietro oppure il Taj Mahal e quante ancora che non basterebbe il tempo per elencarle. Ma quello che può la natura non conosce confronti e sentirsi piccoli ed insignificanti diventa tutt'uno.
Abbiamo passato una buona mezz'ora in contemplazione, anche perché le parole perdono di qualsiasi significato. Non raccontabile il tramonto, tanto nessuno di voi ci crederebbe. Notte in un albergo completamente costruito con blocchi di sale e lontananza dal mondo piacevole ed inquietante, nella sua anormalita, in modo parallelo. Più scriviamo e più comprendiamo quanto sia complicato fotografare gli attimi, e siamo anche ben consci che non ci riusciranno nemmeno le innumerevoli foto da noi scattate.

Infatti, con l'avvento delle digitali, gli scatti si susseguono a ritmo incessante, ma soprattutto preoccupante per chi al ritorno dovrà sorbirsele in religioso silenzio.
La giornata di oggi è servita per riportarci ad una parvenza di normalità, ma già sappiamo che nei prossimi giorni vivremo altri momenti come quelli delle ultime 72 ore, ma questa è un'altra stori, che forse avremo la pazienza di raccontarvi.

Isabel, Virginia, Osvaldo e Bruce

P.S. Siamo così stanchi che non abbiamo la forza né di rileggere, né di correggere. Per tanto siate generosi nelle critiche, i tra noi laureati potrebbero offendersi.


8 ottobre 2007
Raccontarvi le ultime trenta ore tutte in una volta non sarà facile, ma proviamoci. Ci troviamo nel paesino di San Pedro di Atacama, ma il nome è un semplice dettaglio, soprattutto in un posto che sembra uscito da un libro di favole. Cielo azzurro che più azzurro è quasi inimmaginabile e temperatura che passa dai meno due della notte ai più molto quando si cammina sotto un sole autorevole ed anche un po' autoritario.

Osvaldo ha organizzato un tour che, come già sapete, ci condurrà fino a La Paz, e da lì comincerà un'altra storia. Ieri mattina però eravamo liberi, nel senso che fino alle quattro del pomeriggio non sarebbero passati a prenderci. Nonostante fossimo ancora un po' rintronati dal viaggio e dal fuso, di approfittare del momento libero per riposarci nemmeno ci è passato per il cervello. Tra le varie possibilità che ci si prospettavano, abbiamo scelto di fare un trekking nel deserto in compagnia dei lama. Avreste dovuto vedere l'entusiasmo di Virginia e di Isabel nel trascinare, o meglio, nel farsi trascinare dalla simpatica Blanchita o dalla più ostica Caffè. Premetto che non abbiamo ricevuto nè calci nè sputi, ma che nessuno pensi che abbiamo cavalcato: con i lama si passeggia.
Camminare nel deserto è proprio come lo si potrebbe immaginare: calore che non fa sudare, ma asciuga in modo inesorabile, sabbia che s'intrufola in ogni dove e silenzio irreale che avvolge rumorosamente.
Per me, vecchio appassionato di film e di fumetti western, la sensazione era di veder spuntare gli indiani da ogni cespuglio, ma senza paura perchè io sono sempre stato dalla parte degli indiani e loro l'avrebbero certamente capito. Anzi, a ben pensarci è stato proprio grazie a me che i miei compari sono riusciti ad attraversalo con ancora lo scalpo in testa, ma forse è meglio se la smetto di perdermi in cazzate e mi riconduca al racconto.

Come dicevo prima, alle quattro del pomeriggio sono venuti a prenderci per condurci nel Salar di Atacama e quindi alla Laguna Chaxa. Visto che tra di voi non saranno in molti gli esperti di deserti, vi dico subito che i deserti hanno particolarità diverse tra loro, anche quelli che occupano uno stesso territorio. Al mattino abbiamo camminato in quello sabbioso, nel pomeriggio in quello lagunoso (quest'ultimo produce sale). Non abbiamo visto quello in cui, una volta all'anno, fioriscono le rose: tanto per capirci, quello reso famoso dal libro di Sepulveda Le rose di Atacama. Sempre per nozionismo aggiungo che viene denominato deserto un territorio in cui cadono meno di 250 millimetri all'anno, anche se questo dato fareste bene a controllarlo prima di spacciarlo per vero (il mio spagnolo non è poi cosi migliore del mio inglese...).

A questo punto ho deciso che la giornata odierna, che tra l'altro deve finire, ve la racconteremo in un altro momento anche perchè tutti gli altri sono a dormire, mentre spero che la prossima volta mi accompagnino per trasmettere anche un po' delle loro emozioni (vi garantisco che sono molto, ma molto intense).
Un bacio a tutti e a presto,
Bruce


7 ottobre 2007
Dopo un viaggio sufficientemente massaccrante siamo sbarcati a Santiago del Cile e, grazie alla sosta di sette ore, abbiamo potuto visitare la capitale. Brutta, decisamente brutta, ma quanto meno fotografare il palazzo della Moneda valeva il viaggio in autobus, soprattutto per Bruce che ricordava molto bene quel tragico settembre del '73.
Isabel e Virginia, fortuna loro, o saltavano allegramente dentro i box colmi di sonaglini o, addirittura, saltavano altrettanto allegramente tra le balle di papa.

A distanza di anni il buon Allende, Salvador, è stato riabilitato ed osserva le finestre dove l'hanno giustiziato dall'alto di una statua in bronzo (forse, visto che non siamo esperti di metalli). Di certo avrebbe preferito un altro finale, ma ognuno prende il finale che il destino gli riserva. Per esempio, le scarpe da trekking di Bruce hanno scelto di finire la loro triste esistenza davanti al mercato centrale di Santiago.
Bruce, imperterrito, continua stoicamente a calzarle, ma chiunque sia dotato di un pizzicco di buon senso sa per certo che le stesse non faranno mai ritorno nel vecchio continente.

Potremmo definire il mercato centrale una delle attrazioni della città - stroncandola così in modo definitivo - anche perché, oltre ad ospitare le consuete operazioni commerciali tipiche di un mercato, ospita una serie di ristorantini - Virginia suggerisce bettole, Isabel non trova l'aggettivo adatto - dove ti servono il pesce e i frutti di mare presenti in grande quantità sui banchi di vendita.
Ovviamente non potevamo esimerci dal farci abbordare dal solito cameriere accalappia-clienti, il quale ci proponeva la specialità della casa: la Pailla. Especial, a suo dire, ma Bruce è troppo vecchio ed ha troppa esperienza per cadere nella solita trappola per turisti.

Ovviamente le fanciulle, anche e soprattutto per sentirsi politically correct, hanno raccolto l'invito culinario: UN DISASTRO! A distanza di 22 ore ancora devono digerire il tutto, e per tutto intendiamo quella brodaglia dal colore inquietante e dal sapore ributtante nella quale galleggiava ogni tipo di bestia marina, ivi compresa una balena gigante con ancora tra le fauci il naso di Pinocchio.
Scherzi a parte - ma le ragazze non scherzavano affatto mentre masticavano 700 caramelle per confondere il sapore - il pane era buono, il conto accettabile, il vino sincero e il servizio pittoresco, molto pittoresco.

In serata arrivo ed incontro con il nostro Osvaldo, reduce da oltre 10 ore di pulman attraverso la frontiera argentina e il primo contatto con il paesaggio desertico della zona. Cena e poi tutti a nanna nella speranza di recuperare un po' di sonno. Speranza disattesa nel caso di Bruce, che alle quattro del mattino si rigirava nel letto. Pazienza, prima o dopo si rimetterà in pari.
Virginia, Isabel, Osvaldo e Bruce


6 ottobre 2007
Ci risiamo! Ci eravamo lasciati in una sempre più caotica Mumbay una sera del novembre scorso; ci eravamo lasciati dopo 18 giorni di subcontinente indiano, giorni scanditi dai colori accesi e dagli odori penetranti. Ci eravamo lasciati avvolti dal fumo delle pire di Varanasi, che ininterrottamente ardono per accompagnare gli indù verso una nuova e migliore vita. Ci eravamo lasciati appesantiti da tonnellate di Naan e purificati da ettolitri di ogni sorta di tè. Ci eravamo lasciati, molti ritengono senza troppi rimpianti, ed invece... improvvisi, ma puntuali come le calamità, riecco i vostri sgangherati narratori, questa volta nuovamente alle prese con l'America Latina.

Ebbene sì, tra poco più di ventiquattro ore i protagonisti di una nuova Odissea sbarcheranno in Cile e, purtroppo per voi, si ripropongono di intasare i vostri PC ed importunare la vostra privacy per una ventina di giorni. Roba che nemmeno una cartella esattoriale avrebbe avuto sapor più amaro. Ma che colpa ne ho io, Voce Narrante, se avete la disgrazia di conoscere cotanta umana miseria?
E vi si potrebbe anche considerare quasi fortunati pensando alle defezioni del gruppetto, si potrebbe quasi, se non fosse che nuovi innesti metteranno a dura prova le vostre capacità di sopportazione, voi che già confidavate in una selezione naturale che lentamente, ma in modo inesorabile, avrebbe portato all'estinzione di quella brutta banda: scordatevelo! Questi sono più inossidabili dei Matia Bazar.

Non ci sarà il pluridecorato Capitano Max che, da quando si è ritirato dall'esercito, preferisce missioni meno impegnative. Non ci sarà nemmeno il Maratoneta, che non ha più voglia di correre a 4000 metri. Ci saranno invece Bruce il piccoletto ed Ernest detto anche Slot machine, ma quest'ultimo, del viaggio, farà solo la parte centrale tra La Paz (appuntamento con il resto del gruppo per la notte dell'11 ottobre all'Hotel Columbus) e Lima.
Ci saranno poi due giovani croniste, che per ora chiameremo Isabel e Virginia - una delle due l'avevamo già incontrata per le strade di Salta la Linda, ma sono ormai passati un paio di anni e chissà se sarà ancora come allora - l'altra viaggiatrice è un'autentica squilibrata, dato che non ha di meglio che unirsi ad una banda di ultraquarantenni (mi riferisco ai maschietti). In ultimo ci sarà l'argentino Osvaldo, che imparerete a conoscere attraverso gli aridi deserti delle Ande cilene e boliviane.

Non ci resta che vederli in movimento,anche se sarebbe opportuno dire che... non ci resta che piangere.
La Voce Narrante
 
 
 
 
 
 
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