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Piogge tropicali. Da bambino ne avevo sentito parlare nei film sul colonialismo inglese in India, quando i militari, in impeccabili divise Kachi, davano ordini per sedare una rivolta, giocando a bridge o a canasta sotto queste enormi tettoie che proteggevano il circolo ufficiali. In anni più recenti, in occasione di un film festival su Bollywood: la star indiana Ray Kapur che, con 800 film tra protagonista e regia, ha toccato tutti gli spaccati della vita indiana, metteva wet monsoon un po' ovunque.
Ieri mattina per la prima volta sono stato svegliato da un thunder, un tuono della madonna che ha sconquassato i miei solitari sogni nella cameretta 607. Per 30 secondi sono rimasto immobile come per controllare che non fosse un ospite disperso che bussava alla prima villetta incontrata. Poi, hanno preso a scendere gocce di pioggia grandi come borse della spesa e ho avuto conferma che un'acquazzone primordiale si stava abbattendo su Coco Palm. Non faceva freddo - sarebbe stato bello rannicchiarsi nel lettuccio avvolto da una calda copertina - sono rimasto spaparanzato come un geko al sole a godermi quel concerto mattutino.
Se corri ti bagni, se cammini con un ombrellone da spiaggia di 6 metri quadri sulla testa ti bagni. Ergo, che ti sbatti a fare? O cammini con una certa indolenza e arrivi zuppo alla meta, o non esci nemmeno e te ne stai dove sei aspettando che smetta.
Tanto prima o poi smette. Sulle isole dura 4/5 minuti al massimo, durante i quali giù il mondo, e i sentieri si trasformano in fiumi in piena con attraversamenti di veri e propri laghi naturali.
Ma quando smette bastano una decina di minuti affinché la porosità dell'isola si beva tutto, i laghi scompaiono nelle viscere della madrepora.
Ieri ci ha sorpreso in acqua una bella pioggerellina, in quei casi la visibilità è quasi sempre perfetta, l'acqua dolce della pioggia diluisce, di poco, l'acqua superficiale e così tutto diventa più limpido e trasparente. Il particellato dei primi cm tende a decantare verso il fondo: adoro le escursioni sotto la pioggia. In più c'è quel battere ritmico che ti accompagna nelle lente pinneggiate.
Solo che ci si raffredda molto prima e se l'escursione in bel tempo può durare all'infinito (crema protettiva a 60 sulle parti esposte) quando è così dopo mezz'ora inizi a sentire freddo e scattano i brividi.
Nel pomeriggio mi, sorseggio un tè fra le poltrone del recreation. Leggo l'ultimo libro (L'anno della lepre, dello scrittore finlandese Paasilinna Arto) o guardo le figure dell'ultimo Der Spiegel lasciato da qualche ospite tedesco. Immaginando che gli articoli scritti sopra debbano essere fantastici solo perché questo periodico pubblicava gli articoli di Terzani. Dopo il giapponese e l'indiano, traquilli, farò anche un rapido corso di tedesco.
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