Il nostro "giro" si sta allargando: dopo le visite che ormai più o meno regolarmente compiamo nei teatri e nelle sale da concerto di Torino e Milano, questa volta siamo andati a
Parma, la patria di Giuseppe Verdi, dove dicono che ci sia il pubblico più
feroce, o se preferite,
fischiante, di tutto il mondo.
I cantanti lirici, per quanto grandi, hanno sempre paura a salire sul palcoscenico del Teatro Regio, perché sanno che non ci saranno sconti per nessuno, anzi, sono proprio i nomi più clamorosi spesso ad essere
bruciati.
Dal primo ottobre è cominciato il
Festival Verdi, con opere, concerti, ospiti d'eccezione. Noi siamo andati a sentire la
Luisa Miller, composta dal
Peppino nazionale nel 1849. Fin dalle prime note dell'
ouverture - diretta magistralmente da
Donato Renzetti alla testa di un'orchestra davvero reattiva - era chiaro che non eravamo in un teatro come gli altri. Brusii, bisbigli,
sssttt!!! minacciosi che si levavano dai palchi.
Poi è cominciato lo spettacolo: diciamo subito che le scene di
Denis Krief erano un po' inquietanti - pannelli scorrevoli, scacchiere giganti - ma non disturbavano più di tanto la
performance vocale dei cantanti. Che qui a Parma è davvero l'unica cosa che conta. E così, dopo averlo sentito quest'estate all'
Arena di Verona, ci siamo imbattuti nuovamente nell'ultrasettantenne
Leo Nucci, che non si è risparmiato e ha sfoggiato una forma vocale strepitosa, oltre che dimostrandosi un attore di primissimo livello, nel ruolo del padre di Luisa. E poi, che gioia risentire dopo tanti anni la voce squillante, potente, seducente, e chi più ne ha più ne metta, del tenore argentino
Marçelo Alvarez. Che, per la gioia dei suoi fans, presenti numerosissimi come sempre, si è letteralmente scatenato sovrastando spesso la massa sonora dell'intero coro del Regio.
La sua è davvero una voce magica, soprattutto nelle sonorità più soffuse (per la verità piuttosto assenti dalla partitura verdiana), che si è dispiegata nella pagina più attesa dell'opera, l'aria
Quando le sere al placido, al termine della quale il Teatro è letteralmente venuto giù dalle urla e dalle ovazioni.
Ottima la prova della protagonista,
Fiorenza Cedolins, forse la più elegante nella sua linea di canto, meno appariscente di Alvarez e Nucci, ma altrettanto coinvolgente. Anche per lei, applausi a scena aperta. Ma tutto il cast era davvero di prim'ordine, come oggi raramente capita d'ascoltare nei teatri italiani: i due bassi, i "cattivi" della storia,
Giorgio Surian e
Rafal Siwek; e poi
Francesca Franci nel ruolo della Contessa.
Insomma, quando avete un po' di tempo, e avete voglia di fare un paio d'ore di macchina, fate un salto a Parma, al Teatro Regio, dove
lo spirito di Verdi è ancora più vivo che mai, grazie a chi ancora oggi riporta in vita la sua musica calcando il palcoscenico, e a chi sa ancora emozionarsi, piangere, ridere, applaudire, urlare, dalla platea e dai palchi.