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Nella cittą emiliana č iniziato il festival dedicato a Giuseppe Verdi. Al Teatro Regio, cast di prim'ordine per un esordio trionfale
 
   

     
Parma, 4 ottobre 2007
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di Andrea Ottonello
   
Fiorenza Cedolins
Fiorenza Cedolins
Il nostro "giro" si sta allargando: dopo le visite che ormai più o meno regolarmente compiamo nei teatri e nelle sale da concerto di Torino e Milano, questa volta siamo andati a Parma, la patria di Giuseppe Verdi, dove dicono che ci sia il pubblico più feroce, o se preferite, fischiante, di tutto il mondo.
I cantanti lirici, per quanto grandi, hanno sempre paura a salire sul palcoscenico del Teatro Regio, perché sanno che non ci saranno sconti per nessuno, anzi, sono proprio i nomi più clamorosi spesso ad essere bruciati.

Dal primo ottobre è cominciato il Festival Verdi, con opere, concerti, ospiti d'eccezione. Noi siamo andati a sentire la Luisa Miller, composta dal Peppino nazionale nel 1849. Fin dalle prime note dell'ouverture - diretta magistralmente da Donato Renzetti alla testa di un'orchestra davvero reattiva - era chiaro che non eravamo in un teatro come gli altri. Brusii, bisbigli, sssttt!!! minacciosi che si levavano dai palchi.
Poi è cominciato lo spettacolo: diciamo subito che le scene di Denis Krief erano un po' inquietanti - pannelli scorrevoli, scacchiere giganti - ma non disturbavano più di tanto la performance vocale dei cantanti. Che qui a Parma è davvero l'unica cosa che conta. E così, dopo averlo sentito quest'estate all'Arena di Verona, ci siamo imbattuti nuovamente nell'ultrasettantenne Leo Nucci, che non si è risparmiato e ha sfoggiato una forma vocale strepitosa, oltre che dimostrandosi un attore di primissimo livello, nel ruolo del padre di Luisa. E poi, che gioia risentire dopo tanti anni la voce squillante, potente, seducente, e chi più ne ha più ne metta, del tenore argentino Marçelo Alvarez. Che, per la gioia dei suoi fans, presenti numerosissimi come sempre, si è letteralmente scatenato sovrastando spesso la massa sonora dell'intero coro del Regio.

La sua è davvero una voce magica, soprattutto nelle sonorità più soffuse (per la verità piuttosto assenti dalla partitura verdiana), che si è dispiegata nella pagina più attesa dell'opera, l'aria Quando le sere al placido, al termine della quale il Teatro è letteralmente venuto giù dalle urla e dalle ovazioni.
Ottima la prova della protagonista, Fiorenza Cedolins, forse la più elegante nella sua linea di canto, meno appariscente di Alvarez e Nucci, ma altrettanto coinvolgente. Anche per lei, applausi a scena aperta. Ma tutto il cast era davvero di prim'ordine, come oggi raramente capita d'ascoltare nei teatri italiani: i due bassi, i "cattivi" della storia, Giorgio Surian e Rafal Siwek; e poi Francesca Franci nel ruolo della Contessa.

Insomma, quando avete un po' di tempo, e avete voglia di fare un paio d'ore di macchina, fate un salto a Parma, al Teatro Regio, dove lo spirito di Verdi è ancora più vivo che mai, grazie a chi ancora oggi riporta in vita la sua musica calcando il palcoscenico, e a chi sa ancora emozionarsi, piangere, ridere, applaudire, urlare, dalla platea e dai palchi.
 
 
 
 
 
 
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