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È il pomeriggio afoso del ferragosto maldiviano, fatto allo stesso modo del Natale maldiviano, ne più ne meno. Sono da poco passate le cinque e mezza e il vento non accenna a cambiare, leggera brezza da sud-sud est che fa svolazzare appena la randa, pigramente aggrappata all'albero in alluminio del catamarrano grande.
L'appuntamento è per le sei meno un quarto con Fulvia - che arriva dal pomeriggio passato ad arrostirsi con il suo olio protezione 5.45 - con Serena e Roberta (figlia e mamma) parmigianine energiche - che arrivano da un massaggio con scrubbing al cocco dalla Spa. Non ne hanno ancora avuto a sufficienza dopo una settimana in una clinica Ayurvedika nel Kerala Occidentale, nel cuore di quell'India che mi fa l'occhiolino al di là del canale.
Io mi sono spalmato di crema protezione 30 su ogni singolo cm del corpo, gli occhiali da sole fascianti, cappellino d'ordinanza come Paul Kayard e la magliettina tutta attillata Creation D'Isabelle che fa risaltare tutta la mia scultorea preparazione atletica. In confronto Leopardi era una tigre.
Ricapitolando, il capitano senza macchia (bianco che sembro Tom Hanks in Philadelphia), cerca di dare direttive alle girls allacciando i loro life jackets e spiegando le mosse che devono fare mentre saremo in mare cazzando la randa, orzando di brutto e dirigendo verso l'isola di Bodufinolhuu.
Figata delle figate, sembra che il vento stia girando. Siamo tutti a bordo io salto per ultimo, Kedi ci spinge via dalla riva e partiamo alla ricerca del vento fuori dall'house reef.
Che bella esperienza ricevere in faccia le ondate, spruzzi alti e sottili che ti schiaffeggiano le guance, sentire quel rumore di torsione dell'albero, lo sbattere della vela quando l'andatura non è corretta e poi lo sporgersi con il trapezio appeso sull'imbrago mentre uno dei due scafi si solleva e sembra di volare. Da urlo veramente.
Peccato che in 75 minuti non ci siamo mossi che di qualche centinaio di metri. E, vergogna delle vergogne, ci siamo dovuti dare il cambio con le pinne per spingere fino alla spiaggia mentre tornavamo indietro. Il vento non s'è fatto vedere per tutto il tempo, ci siamo fatti due chiaccherate sui sistemi che governano il mondo, coca cola-patatine contro chapatti-riso al curry. È vero che non possiamo dirigere il vento, ma possiamo orientare le vele, e l'isola da un altro punto di vista non appare poi così piccina. Vabbè, almeno non faremo coda al rientro.
Approdiamo che sta tramontando il sole, seduti con le spalle appoggiate al nostro mezzo ci godiamo la fine di questo giorno all'insegna della calma e parafrasando Gasmann: anche quest'anno il Ferragosto ce lo siamo levati dai coglioni.
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