La cala de San Pedro a Cabo de Gata
I sentimenti di stupore, meraviglia e gratitudine del viandante che dopo una lunga traversata nel deserto avvista finalmente un'oasi, sono gli stessi che prova chi dopo quasi 1000 chilometri di costa spagnola martoriata da una forma particolarmente distruttrice di paranoia edilizia entra nella splendida enclave del Parque Natural del Cabo de Gata in provincia di Almeria (Andalusia).
È una zona magica che grazie alla difficile accessibilità, alla meravigliosa violenza ed aridità del suo paesaggio, ha mantenuto pressoché inalterate tutte le caratteristiche che la rendono un luogo unico nel panorama della sponda settentrionale mediterranea. I profili netti e rotondeggianti di monti e colline di origine vulcanica si stagliano nitidi contro il cielo azzurro. Le strade sono spesso lontane dalla costa, ma poi d'improvviso una salita più ripida delle altre lascia spazio a vedute ampie del mare, delle spiagge intatte e diverse l'una dall'altra e delle scogliere che le separano. Il verde quasi non esiste, tranne quello scuro dei fichi d'india e degli eucalipti e quello quasi grigio delle bellissime agavi. Tutto è giallo, secco e azzurro. E bianco, quello delle case dei centri abitati, bellissimi e minuscoli quelli nell'interno - Fernan Perez, Los Albaricoques, Las Presillas - discreti e solo leggermente più grandi quelli sulla costa come Agua Amarga, Las Negras, Isleta del Moro e San José.
È difficile scegliere fra la ventina di spiagge e cale del parco la cui bellezza è intatta grazie alla loro difficile accessibilità e ad un'intelligente politica di protezione. Da nord a sud segnalo la playa de los muertos una spettacolare spiaggia di ghiaia chiara compresa fra due capi rocciosi e uno splendido mare azzurro. Poi il playazo una grande spiaggia di sabbia gialla bordata da palme che le danno un forte sapore africano. Infine il paradiso, la playa de los genoveses, una mezzaluna in cui una flotta genovese trovò riparo nel XII secolo che oggi è senza dubbio una delle spiagge più belle e meglio salvaguardate del Mediterraneo - numero chiuso per poche macchine e accesso in autobus e soprattutto a piedi attraverso un sentiero che permette di godere della vista e degli odori dei fichi d'india.
Ma per cogliere fino in fondo l'essenza e la semplicità del luogo, è d'obbligo una cena a base di tapas e coniglio nell'unico bar sulla piazza del paesino di Fernan Perez. Si resta ammaliati dalla semplicità e bellezza di quest'oasi e a malincuore la si lascia con un inquietante interrogativo: riuscirà il parco a resistere agli attacchi sempre più subdoli degli spacciatori di cemento?
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