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Tette e culi o due palle così? I pubblicitari (ma anche i media) sembrano trovarsi quotidianamente di fronte ad un dilemma esistenziale di questo genere. Vendere o essere virtuosi. Essere ricchi e correre continuamente al confessionale o poveri ma moralmente irreprensibili. È veramente così? Statistiche, studi di settore e ricerche di marketing sembrano confermare questo bipolarismo.
Non solo, in Italia c'è uno strano fenomeno per cui i valori trasmessi dagli spot - in egual misura da giornali, TV, radio, siti e via discorrendo - sono diretti o al maschio italico, oppure alla famiglia tipo Mulino Bianco.
Ah, chi si scandalizza per la pubblicità delle patatine di cui è protagonista Rocco Siffredi (A chi piace la patata il finale) è un bigotto o un ipocrita, dicono alcuni. È vero, grazie a Dio esiste anche l'autoironia a questo mondo. I più attenti, poi, rimarcano che è sempre meglio una pubblicità non troppo correct piuttosto che la pioggia di trash cui sono sottoposti i telespettatori. Vero vero.
Per evitare di cadere in una vera ipocrisia, bisogna dire che esistono i telecomandi, la TV si può spegnere, i giornali di gossip si possono non comprare. Il punto, però, è che i destinatari del messaggio mediatico o pubblicitario, spesso non hanno alcuna voce in capitolo. Quali messaggi vi urtano? Che trasmissioni, che spot vi offendono? E quali, invece, vi piacciono? Simona Sciancalepore (vedi box in alto) ha detto la sua proprio su mentelocale.it pochi giorni fa, scrivendo che da una pubblicità ha ricevuto un messaggio positivo: rispetto per ogni donna.
C'è poi un progetto della Provincia di Genova dal titolo Io scelgo, cui potete partecipare compilando un questionario online. Dite la vostra.
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