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Società & Tendenze

ICAR: tutta la burocrazia in rete

 
È ancora un progetto ma sono 16 le Regioni che vi partecipano - più la Provincia Autonoma di Trento. Un 'fare sistema' che diventa pratica
 
   

     
Genova, 09 luglio 2007
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mentelocale di
Laura
Santini
   
All'Auditorium Montale del Teatro Carlo Felice oggi, lunedì 9 lulio 2007, era di scena ICAR, acronimo che sta per Interoperabilità e Cooperazione Applicativa in rete tra le Regioni. Sembra difficile, invece è semplice e complesso ma chiaro e limpido come l'acqua: è la voglia, resa pratica dalla tecnologia, di fare sistema all'interno delle Pubbliche Amministrazioni.
Peccato sia ancora un progetto, sebbene condiviso da 16 regioni e 1 Provincia Autonoma (Trento), perché infondo condividere le informazioni per snellire le procedure, evitare sacche di inoperosità per economizzare il tempo di tutti e lavorare in modo democratico e non per favore, ma anche rendere efficace e leggero l'iter della burocrazia dovrebbe già essere a portata di mano e di tutti.

Fantascienza?
In un certo senso sì, perché come ha affermato Beatrice Magnolfi - Sottosegretario di Stato per le Riforme e le Innovazioni nelle P. A. (Pubbliche Amministrazioni) - in Italia vige ancora un rigido, quanto tradizionale modello gerarchico del lavoro e del rapporto tra istituzioni; perché non si è ancora dismesso - anche se è proprio tempo di farlo - l'abito del si è sempre fatto così e perché la trasparenza è ancora un obiettivo da raggiungere, là dove a troppi fa comodo nascondersi per fare male o semplicemente per fare i propri interessi.
Ma anche fantascienza no, perché - sempre come ha ricordato il sottosegretario Magnolfi (in un bel intervento chiaro e diretto) - a livello normativo in questo ambito l'Italia è già all'avanguardia nella semplificazione delle documentazioni amministrative grazie al lavoro prima di Cassese, poi di Bassanini e dei successivi decreti che ci hanno dotato dell'autocertificazione, della firma digitale, e convertito l'atto cartaceo in elettronico, per fare solo qualche esempio.

«La rete non è solo tecnologia - ha continuato Magnolfi - è soprattutto una matrice culturale a cui rifarsi per smantellare il modello della competizione, che nelle PP.AA non funziona, e abbracciare il modello di cooperazione tipico appunto della rete». La sottosegretario (anacoluto necessario) insiste sul concetto di una semplificazione che passa per processi complessi di trasformazione - perché destinati a scontrarsi con forti resistenze - tesi a far circolare le informazioni senza strozzature e, usando la metafora dell'acqua, immagina una tubatura interconnessa e scorrevole che porti gli enti locali (Regione, Province, Comuni e Comunità Montane) a scambiarsi saperi e competenze in modo virtuoso per ottimizzare il lavoro e il tempo di tutti.
Far scorrere l'acqua dovrebbe generare rapporti orizzontali all'interno delle amministrazioni stesse, tra queste e lo Stato e rendere più fluidi i rapporti con cittadini e imprese, recuperando anche il piacere per l'impiego in «uno Stato per cui sia anche bello lavorare».

Per dirla in tecnicalese: «il progetto verifica l'infrastruttura attraverso sette domini applicativi (Sanità, Anagrafe, Aree Organizzative Omogenee, Lavoro e servizi per l'impiego, Tassa automobilistica regionale, Osservatorio Interregionale sulla rete distributiva dei carburanti, Sistema interregionale di raccordo con Cinsedo). L'infrastruttura sarà fruibile in tutti i domini applicativi (servizi applicativi e procedure erogate da un singolo ente) che richiedono cooperazione tra le amministrazioni regionali».
Il tipo di cooperazione di cui si parla è la cooperazione applicativa: ovvero, la capacità di uno o più sistemi informativi di avvalersi, ciascuno nella prorpria logica applicativa, dell'interscambio automatico di informazioni con gli altri sistemi, per le proprie finalità applicative.

Tradotto significa usare la tecnologia per cavalcare l'innovazione o meglio - per usare ancora le parole di Magnolfi - «passare dall'informatizzazione all'innovazione», o anche spostare l'attenzione nella P.A. dal front office (leggi dalle PP.AA ai cittadini) al back office (da una P.A. all'altra) con un modello unico per il back office e uno il più possibile diversificato nel front office, in modo da garantire al cittadino di arrivare al suo obiettivo a partire dai suoi quesiti.
 
 
 
 
 
 
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