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Lo scienziato della porta accanto

 
Staminali tumorali 'tutto fare'. Il Premio Nobel Renato Dulbecco firma una ricerca in collaborazione con l'Ist di Genova e il Cnr di Milano
 
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19 giugno 2007
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di
Adriana
Albini
   
scienza 4
Se è vero che ogni organo ha una sua scorta di cellule staminali "buone", una cassaforte a cui attingere in caso di danno, è altrettanto vero che anche i tumori possiedono una loro risorsa di staminali, ovviamente maligne, di riserva, che può resistere alle terapie e far riemergere i tumori anche apparentemente debellati. Si tratta di staminali "cattive", che vanno annientate per poter eradicare completamente il cancro, senza consentirgli trincee di sopravvivenza.
La ricerca della cellula staminale tumorale, anche definita "cancer-initiating-cell" ovvero cellula iniziante il tumore, è l'ultimo, se così si può dire, trend della scienza, su cui si stanno concentrando i migliori ricercatori del mondo. Non è facile ottenere staminali tumorali umane, anche se alcuni gruppi italiani, tra cui quello di Ruggero De Maria all'Istituto superiore di Sanità di Roma, ci sono riusciti con successo.

Il premio Nobel Renato Dulbecco, italiano di nascita e formazione, professore all'Istituto di Ricerca Salk di La Jolla in California, e in passato responsabile di un'unità del CNR di Milano, ha isolato anni fa una linea di tumore mammario di ratto, chiamata L7. Ora un team, di cui fa parte anche l'Istituto Tumori di Genova e l'Università, ha dimostrato che queste cellule sono vere e proprie staminali tumorali della mammella e possono insegnarci molto sul significato della cellula maligna "autorigenerante".
La ricerca, è stata appena pubblicata on line sulla rivista dell'Accademia delle Scienze degli Stati Uniti, PNAS (Proceedings of the National Academy of Science) da Dulbecco in persona e collaboratori.
I ricercatori hanno visto che il tumore mammario si rigenera anche da un sola cellula LA7. Il "tocco da Nobel", l'isolamento dalla neoplasia insorta in un ratto che aveva subito un danno da cancerogeni, è datato 1979. Ma le cellule, anche se la prima coltura risale a ben 28 anni fa, comportandosi da vere staminali sono ancora cellule bambine, più vispe e attive che mai.

Il risultato, pubblicato dalla prestigiosa rivista, dimostra che si possono manipolare cellule che danno origine al cancro del seno, studiarne il comportamento per capire come si formano recidive e metastasi, analizzarne la capacità replicativa e, soprattutto, individuarne le proprietà per poterle combattere e realizzare farmaci ad hoc. Le "scienziate della porta accanto" questa volta sono Simonetta Astigiano e Ottavia Barbieri, esperte di modelli preclinici e di colture cellulari, che lavorano all'Istituto Tumori - IST - e all'Università di Genova e hanno portato il contributo fondamentale della loro lunga esperienza nel campo.
Secondo l'autrice principale, Ileana Zucchi, dell'Istituto di tecnologie biomediche del Consiglio nazionale delle ricerche (Itb-Cnr) di Milano, collaboratrice del Professor Alberto Albertini, ci sono voluti anni per scoprire le sorprendenti caratteristiche di queste cellule, che sono in grado non solo di dare tumori uguali a quello di partenza, ma addirittura di rigenerare, sotto opportuni trattamenti, tutti i tipi cellulari della mammella normale, da autentiche "staminali doc". Forse ci vorranno anni per capire le staminali tumorali umane, ma questo studio accelera i tempi.

(Il lavoro è stato sostenuto dalla Fondazione Cariplo con il finanziamento Nobel-Network operativo per la biomedicina di eccellenza in Lombardia)

Appendice: IL RIASSUNTO DELLO STUDIO PUBBLICATO DALL‘ACCADEMIA AMERICANA "LE PROPRIETA' DI UNA CELLULA STAMINALE DEL TUMORE DELLA GHIANDOLA MAMMARIA"

L'ipotesi della cellula staminale tumorale propone che i tumori siano derivati da una singola cellula "iniziante" il tumore con proprietà di cellula staminale. La sfida di identificare e caratterizzare una singola cellula staminale tumorale si è dimostrata tecnicamente difficile per la scarsità delle cellule staminali nel tessuto di origine e la mancanza di marker specifici. Noi abbiamo dimostrato che una singola cellula della linea LA7 derivata da un tumore mammario di ratto ha le seguenti proprietà: il potenziale differenziativo di generare tutte le linee cellulari della ghiandola mammaria; l'abilità di generare strutture ramificate simili ai dotti lattiferi che ricapitolano morfologicamente e funzionalmente l'architettura duttale-alveolare dell'albero mammario. Le proprietà di auto rinnovamento, la capacità di proliferazione estensiva, il potenziale di differenziamento multilineare e la capacità di generare tumori da una singola cellula suggeriscono che le LA7 sono cellule staminali tumorali e possono essere usate come sistema per studiare la dinamica della formazione di tumori a livello di una singola cellula.

Zucchi I, Sanzone S, Astigiano S, Pelucchi P, Scotti M, Valsecchi V, Barbieri O, Bertoli G, Albertini A, Reinbold RA, Dulbecco R. Institute of Biomedical Technologies, National Research Council, Via Cervi 93, 20090 Segrate-Milan, Italy; Istituto Scientifico per lo Studio e la Cura dei Tumori, Largo Benzi 10, 16132 Genoa, Italy; Dipartimento di Medicina Sperimentale, Università di Genova, Largo Benzi 10, 16132 Genoa, Italy; Max Planck Institute, D48149 Muenster, Germany.
 
 
 
 
 
 
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