Intanto, sempre a Palazzo Tursi...
L'assenza di Marta Vincenzi alla presentazione del Festival destava qualche mormorìo. In sua vece veniva schierato il vice Pissarello. Ma la neo-Sindaco era giustificata. Infatti, mentre nel Salone di Rappresentanza la scienza era protagonista, a Palazzo è comparso Marco Follini - leader del movimento L'Italia di Mezzo - per un colloquio privato. All'uscita c'è tempo per qualche dichiarazione politica. L'Italia di Mezzo guarda a sinistra? «A sinistra si sta chiedendo un forte cambiamento», dice Follini, abbottonato. Si faranno le elezioni? «Le elezioni si fanno quando non c'è più la maggioranza in Parlamento». Non adesso dunque. E il tesoretto? «Propongo di abolire questa parola, scorretta sia lessicalmente che politicamente. Per noi è prioritario sostenere le fasce deboli della società: anziani, pensionati di oggi, ma anche di domani. In quest'ottica riteniamo essenziale innalzare l'età pensionabile».
Si parla tanto del G8 ultimamente. Le dichiarazioni del vicequestore Fournier sulla "macelleria" della Diaz hanno fatto molto rumore. Ci sarà una commissione parlamentare d'inchiesta? «Penso che il G8 sia un evento che sta alle nostre spalle, stiamo pensando al prossimo, che si terrà alla Maddalena. Ritengo ci siano gli strumenti giudiziari appropriati per risolvere il caso, e per fare a meno del Parlamento».
Il Festival della Scienza 2007 è già iniziato. Venerdì 15 giugno lo stato maggiore della kermesse scientifica è arrivato a Palazzo Tursi per raccontare quattro anni di successi (la prima edizione nel 2003) e aprire il confronto sulle prospettive future, che in qualche modo coincidono con quelle di una Genova che guarda alle nuove tecnologie.
«Il bilancio del Festival è più che mai positivo - dice Vittorio Bo - siamo passati da 120.000 ai 250.000 visitatori dell'ultima edizione. Aumenta la visibilità (si è appena suggellato il , n.d.r.) e il senso di appartenenza a questa città». Prosegue Manuela Arata: «pensare che abbiamo iniziato copiando Edimburgo, dove si raggiungevano gli 80.000 visitatori. Noi, già il primo anno, abbiamo fatto meglio».
L'obiettivo ora è consolidarsi, sviluppare un sistema produttivo oltre che un contenitore: «per fare questo è necessario coinvolgere le imprese che operano sul territorio», dice Arata. Il riferimento obbligatorio è l'IIT: potrà il villaggio degli Erzelli concretizzare le aspettative? Tomaso Poggio - fisico genovese che dirige l'Artificial Intelligence Laboratory al Massachusetts Institute of Technology (MIT) - ha un'idea in proposito: «se questo progetto andasse in porto Genova potrebbe diventare la San Diego europea», ovvero una metropoli che passa da una stagione di oblio e depressione post-industriale a una nuova vita, basata sull'innovazione. «Sin dalla prima edizione rimasi folgorato dal Festival - prosegue Poggio - per uno scienziato è entusiasmante vedere gente che si picchia per entrare a una conferenza. È un momento di grande divulgazione, ma anche un'occasione d'incontro tra scienziati di diverse discipline. Da allora ho fatto tantissima pubblicità in giro per il mondo, da New York a Singapore; forse è anche merito mio (o colpa) se la manifestazione ha avuto tante imitazioni».
C'era anche Carlo Freccero a Tursi. Il neo-consulente di Marta Vincenzi per la cultura (assente giustificata, vedi box a fianco) ha ribadito l'importanza del Festival per Genova: «è un punto fermo della cultura di questa città: in primo luogo perché le dà un respiro internazionale; poi perché, in un periodo in cui illuminismo sembra una brutta parola, non fa male tornare a praticarlo un po'. Infine, credo ci sia bisogno di specializzazione, di avere un'identità forte: il Festival contribuisce a crearla». Il prossimo passo è trasformare l'appuntamento da "effetto speciale" - per usare un'espressione del comunicatore - a realtà produttiva: «sono due livelli distinti - prosegue - l'effetto speciale è un evento che, anche se molto positivo, non è radicato e strutturato. Qui bisogna puntare sul lungo periodo». Gli fa eco Manuela Arata, che parla della necessità di guardare lontano: «sono convinta che in un'altra città non avremmo avuto questi risultati», dice la Presidente.
Tornando a Freccero. Incalzato sul concreto del suo programma, frena: «è troppo presto, e poi io sono solo un consulente». Tuttavia, mentre attende di sapere se sarà il futuro direttore di Rai Sat, ha già in mente alcune priorità per il capoluogo ligure: «vorrei coinvolgere tutti i genovesi che si sono fatti conoscere, in città ma soprattutto fuori», dice. Escono i nomi di Grillo, di Fazio, Crozza, Carlini: «ma anche altri - prosegue Freccero - per esempio, sapete chi è il direttore della rivista Rolling Stone? Si chiama Carlo Antonelli ed anche lui è genovese».
C'è spazio anche per le prime anticipazioni sul prossimo Festival. Si festeggerà l'anno polare e delle pari opportunità: è attesia Jane Goodall, etologa e antropologa inglese, la massima esperta nello studio della scimmie; e poi due premi Nobel: Jack Steinberger, premiato nel 1988, e Harold Khroto (1995), che parteciperà in videoconferenza. Corrado Augias, invece, porterà il suo spettacolo su Giordano Bruno. Immancabile Piergiorgio Odifreddi. Ecco alcuni dei nomi sicuri: Marc Abrahams, Zohra Ben Lakhdar, Paul Davies, Mario De Caro, Francesco De Martini, Tullio De Mauro, Freeman Dyson, John Dupré, Vittorio Gallese, Louis Godart, Marc Hauser, Simon Ings, Padre Thomas Keating, Julian Paul Keenan, Almamy Konté, Lawrence Krauss, Frans Lanting, Jean-Marc Lévy-Leblond, Pierluigi Luisi, Benoit Mandelbrot, David McArthur, David M. Mbora, Michel Morange, Aldo Naouri, M. Xavier North, Leonard Orban, Hilary Putnam, Matthieu Ricard, Gian Enrico Rusconi, Sandra Savaglio, Salvatore Settis, Jack Steinberger, Ian Tattersall, Alex Vilenkin.
Un solo numero è in calo al Festival, ma il fatto non è negativo: «abbiamo deciso di fare meno conferenze rispetto agli altri anni - dice Vittorio Bo - per evitare un'eccessiva dispersione e concentrarsi meglio sugli appuntamenti in calendario».
Arrivederci a fine ottobre.