Da qualche giorno, passeggiando per le vie del centro storico, molti avranno probabilmente notato le gigantografie appese sopra le loro teste. Alcuni, poi, dopo un attento esame, avranno riconosciuto, non senza stupore, il loro contenuto: ogni immagine, infatti, altro non è che la visione di ciò che si sta inconsapevolmente osservando in quell'istante, mentre si sta tentando di comprenderne il senso.
Le foto sono state scattate in quello stesso luogo, dalla posizione in cui le si osserva, cioè
da zü in sciü, dal basso verso l'alto.
Creatore di queste riproduzioni è lo svizzero
Christian Gerber, già fotografo
freelance nel settore pubblicitario e autore di una documentazione fotografica su Chernobyl. Nel 2006, grazie a una borsa di studio, Gerber ha avuto l'opportunità di trascorrere sei mesi a Genova, nel corso dei quali, oltre a innamorarsi della città, ha maturato e messo in atto l'idea di queste foto.
Oggi, oltre ad essere
esposte in 28 luoghi diversi della città, le foto di Gerber sono anche liberamente visitabili alla
mostra Da zü in sciü, allestita all'interno della
Galleria Studio 44 (vico Colalanza, 12 R) dal 7 giugno al 1° luglio. Se osservando le immagini all'aria aperta si rimane particolarmente colpiti dalla singolarità di poterle mettere a confronto con la propria visione dello stesso luogo, una visita alla galleria, invece, permette di apprezzare maggiormente lo stile del fotografo.
Gerber sentiva «un forte desiderio di guardarsi in alto, per poter scappare dalla strettezza e dal buio» dei vicoli, e proprio questa è la sensazione che emerge dalle sue foto.
Ogni forma perde la propria dimensione allungandosi a dismisura: finestre, panni stesi, archi, portoni e le stesse facciate delle case sembrano slanciarsi verso il cielo, come se la gravità non avesse alcun effetto. Una vertigine folle. Il cielo stesso, poi, non appare che in minuscole porzioni delimitate dai tetti delle case, che assumono la sagoma ora di una croce, ora di una striscia, ora di una qualche altra insolita forma geometrica.
Un altro effetto che contribuisce a rendere queste foto particolarmente suggestive è il loro colore acceso: «le facciate dei palazzi, che nel buio dei vicoli sembrano tutti grigi, cambiano il loro aspetto e diventano testimoni di un vivace stile di architettura». Gli scatti, infatti, sono stati fatti alla luce del tramonto, quando il cielo non è ancora scuro e i vicoli sono illuminati da una luce fioca, ma i lampioni e le insegne al neon dei negozi iniziano ad accendersi, conferendo all'aria una
brillantezza quasi irreale.
Un fotografo da scoprire, dunque, e una mostra da visitare, in quanto dà l'opportunità di osservare i vicoli genovesi, magari percorsi centinaia di volte, da una prospettiva inedita e coinvolgente.